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Editoriale

La riservatezza delle emozioni

Mer 28 Apr 2021 | di Angela Iantosca | Editoriale

Viviamo in anni di sovraesposizione di ciò che proviamo. O di ciò che vogliamo far credere di provare. Ed è un pensiero questo che mi attraversa ogni volta leggo qualche frase, qualche commento o qualche post sui social. 

Cosa ci spinge a fotografare un parente anziano, che sta male, in un letto di ospedale e a decidere di comunicare quello che sentiamo (davvero o per il pubblico) a tutti gli ‘amici’ social? Cosa cambia in noi questa esternazione? Ci fa star meglio? Ci fa sentire meno soli? Ma quello che si prova è una reale non-solitudine o è pura convinzione di non esserlo davvero? Lo avete chiesto alle persone che stanno male se vogliono essere viste da tutti su una sedia a rotelle, sopraffatte dall’età e dalla malattia? 
Perché non siamo più capaci di vivere le cose della vita nella nostra intimità e con chi è coinvolto direttamente? Cosa ci fa pensare che gli altri ci siano davvero vicini? Forse i like? 

Perché non proviamo a vivere la profondità e la riservatezza delle emozioni nel luogo deputato a viverle? 
Saranno più intense, più vere, più sincere. 
 

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