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Timori e stereotipi sulla sessualità durante la gravidanza

Il benessere della madre ha una ricaduta positiva anche sul nascituro

Mer 28 Apr 2021 | di Enrico Molise | Salute
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Tra gli stereotipi legati alla sessualità, c’è quello che non sia possibile avere dei rapporti durante la gravidanza. «Laddove non esistano dei problemi evidenziati dal ginecologo, si tratta quasi sempre di timori infondati», dice la sessuologa Marilena Iasevoli. 

Cosa intende?
«Ci sono futuri genitori che hanno paura di danneggiare il feto o addirittura che il feto stesso possa accorgersi del rapporto e quindi esserne disturbato o traumatizzato. Puntualizziamo che tutto questo non è vero, perché è protetto dal sacco amniotico e dalla muscolatura pelvica. Anzi, potremmo dire che il benessere della madre, dovuto alla produzione delle endorfine durante il rapporto, ha una ricaduta positiva anche su di lui».

Ci sono altri miti da sfatare?
«Si sente dire spesso che la masturbazione della donna sia pericolosa. Non è vero. O che le contrazioni orgasmiche favoriscano quelle uterine e possano anticipare il parto. Naturalmente è falso anche questo».

Cosa accade davvero?
«Durante il primo trimestre, di solito la donna soffre di disturbi molto forti dovuti ai bombardamenti ormonali che si scatenano nel suo corpo. Questo può comportare fatica cronica, nausea, vomito, mal di testa, e di conseguenza può determinare un calo del desiderio sessuale. Anche la paura di perdere il bambino può influire negativamente sulla serenità della coppia e sulla frequenza dei rapporti. A sostegno di quest’ultima affermazione, c’è uno studio scientifico condotto su alcune donne consapevoli e su altre inconsapevoli di essere incinta: ha sottolineato che le seconde fossero meno preoccupate e avessero una maggiore attività sessuale».

E durante gli altri due trimestri?
«Nel secondo c’è la certezza di una gravidanza instaurata. Inoltre, la pancia è ancora gestibile e i disturbi del primo trimestre sono passati, quindi la funzione sessuale è più attiva. Nel terzo, invece, la pancia cresce e diventa via via più ingombrante, l’utero si prepara al parto e c’è una diminuzione della sensibilità clitoridea. Inoltre, la madre e il padre iniziano a concentrarsi sull’evento del parto e sulla nascita del bambino. La verità è che ci sono donne che durante la gravidanza vedono aumentare il desiderio sessuale, ma dipende anche da come questo aspetto della propria vita è stato vissuto prima del concepimento».

Cosa avviene dopo il parto?
«Nei primi quaranta giorni successivi non è possibile avere dei rapporti, perché la donna deve recuperare pienamente. Poi c’è quella che viene chiamata “baby blues”, vale a dire una condizione transitoria dovuta ai cambiamenti ormonali e allo stress del parto, che dura alcuni giorni o qualche settimana. C’è un calo ormonale immediato e in alcuni casi si parla anche di depressione post-partum. Questa, però, è una definizione errata, perché viene collocata nel momento successivo al parto, mentre spesso è presente già da prima. Pure questo incide sulla sessualità, ma è importante che la coppia recuperi la propria relazione sessuale e trovi nuovi equilibri anche nella gestione della quotidianità per il benessere di entrambi».

Quando si torna alla normalità?
«Dopo tre-sei mesi, perché il neonato assorbe quasi interamente il tempo e le forze dei genitori, soprattutto della madre. Ecco perché è importante uscire da questa confluenza per ritornare a se stessi. Durante la gravidanza, le coppie dovrebbero vivere un percorso di couseling per discutere dei cambiamenti fisiologici e di come affrontare tutto con maggiore serenità. Tornando invece alla fase dell’allattamento, c’è un altro mito da sfatare, cioè che non sia possibile rimanere incinta. Non è vero: allattare non vuol dire non essere fertili».

E per quanto riguarda i padri?
«Di loro si parla sempre troppo poco. Prima della gravidanza, l’ansia di finalizzare il rapporto al concepimento può generare stress, ansia, quindi disfunzione erettile o eiaculazione precoce. E pure gli uomini possono soffrire di depressione dopo la nascita del figlio o essere molto confusi, sia perché vedono le attenzioni della propria compagna tutte per il bambino, sia perché ci può essere una difficoltà personale o di coppia nell’integrare la figura della donna come amante oltre che come madre del bambino. Per questo il dialogo è sempre la strada migliore».                                              

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