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4 milioni di italiani dormono male

Dormire male può portare a disturbi cardiovascolari, all’elaborazione di ormoni in modo sbagliato e addirittura all’Alzheimer

Mer 28 Apr 2021 | di Nadia Afragola | Salute
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Renata Enriu ha fatto dell’ossigeno e del sonno il leitmotiv dei suoi ultimi 25 anni di vita passati nel settore sanitario, prima all’interno di una multinazionale specializzata in ossigeno, ventilazione e sonno, poi fondando Respiraire, azienda che fornisce servizi di assistenza tecnica nella medicina del sonno e dei disturbi respiratori. Lei è stata una delle voci di TEDxTorinoSalon think.her, evento che ha celebrato le ideas worth spreading che arrivano dalle donne e parlano di donne.
 
Cosa comporta per l'organismo dormire poco o male?
«Dormire male o poco ha lo stesso risultato negativo sul corpo. Dormire male significa avere un sonno con un'architettura disordinata e con dei risvegli non percepiti. Durante il sonno espletiamo delle funzioni, che se non si svolgono correttamente comportano delle conseguenze cliniche, tra cui disturbi cardio vascolari, come ictus, infarto e ipertensione; l’elaborazione di ormoni in maniera errata, poi porta a patologie come il diabete di tipo 2 e l’obesità, in quanto durante il sonno produciamo gli ormoni della fame e della sazietà. Ci sono poi notevoli correlazioni con l'insorgenza dell'Alzheimer. Da un punto di vista più osservabile, al risveglio avremo conseguenze legate al fatto che non abbiamo riposato, quindi sonnolenza, incapacità di concentrazione e disturbi dell'umore». 
 
Non dormire bene e dormire poco: a livello medico sono la stessa cosa?
«I referenti medici del dormire poco sono i neurologi. Se parliamo di disturbi del sonno specificamente respiratori, invece, l’ambito di competenza è quello dell'otorino, dello pneumologo e a volte del dentista».
 
I problemi del sonno esistono da sempre, perché se ne parla solo negli ultimi anni?
«Questo è un problema culturale della nostra classe medica, che è un po' in ritardo rispetto ad altri paesi come la Francia e gli Stati Uniti e riguarda anche l’aspetto economico, perché in Italia non si è mai investito nella prevenzione sul benessere del sonno. Abbiamo un sistema sanitario che ha una visione miope, molto teso al risparmio contingente e al risultato immediato, mentre i nostri pazienti manifestano problemi in un arco temporale medio lungo».
 
Oggi si dorme male, lo dicono i numeri. Quanto di questo malessere è imputabile alla pandemia?
«Si dorme male oggi rispetto a quando si andava a dormire col buio e non c'era la corrente elettrica. La grande discriminante è legata alla luce artificiale. La tecnologia, lo stress, i disturbi dell'umore, hanno fatto il resto. Dormire male, parlando ad esempio di apnee, dipende da condizioni morfologiche, per esempio da un indice di massa corporea elevato, il che è un problema tipico dei paesi sviluppati. Anche la depressione è più sentita in paesi dove c'è un benessere economico. La pandemia ha sicuramente ingenerato una serie di condizioni ansiose nella popolazione ed ha contribuito a peggiorare la situazione». 
 
Apnee notturne: i numeri sono paragonabili a quelli del diabete. Di che disturbo stiamo parlando?
«Parliamo di piccole interruzioni non percepite del respiro che portano in maniera sistematica ad un sonno inefficace. Le cause sono a volte morfologiche, quindi legate alla conformazione delle prime vie. Durante il sonno, i muscoli sono meno tonici e quindi tendono a collabire e ostruiscono in parte o del tutto in alcuni istanti il passaggio dell'aria. Alla base può esserci un problema di sovrappeso, non necessariamente dovuto ad una patologia di obesità, ma anche di massa muscolare importante come nel caso dei culturisti». 
 
Come si arriva alla diagnosi, considerando che quando dormo non mi accorgo del problema?
«In genere il russamento e la percezione della pausa respiratoria sono segnalati dal compagno di letto. Un altro sintomo evidente è il risveglio dovuto a fame d'aria».
 
Dietro il rumore della fase di russamento cosa c'è?
«C'è un flusso turbolento dell'aria nelle vie aeree e questo può essere predittivo di un'ostruzione parziale o totale. Parliamo sempre di apnee che durano al massimo 2 minuti».
 
Le cause di un cattivo sonno possono derivare da un uso scorretto del telefono?
«Senza telefono avremmo qualche minuto in più per noi, per prepararci al sonno. Penso che rimanere davanti ad uno schermo fino all'ultimo istante prima di addormentarsi, connessi con una realtà che è innaturale, influisca anche se in minima parte, sul sonno».
 
Ci sono dei rimedi?
«Per quanto riguarda tutte le problematiche del sonno bisogna rivolgersi a un medico. Solo uno specialista può fare una corretta anamnesi e suggerire accertamenti strumentali. I problemi del sonno non devono essere sottoposti a rimedi home made».
 
Una curiosità: lei ha mai avuto problemi di sonno?
«Il mio percorso per arrivare dove sono oggi è stato dettato più da una naturale crescita professionale che da un bisogno specifico. Non ho mai avuto problemi legati al sonno. Ho studiato chimica farmaceutica, ho iniziato ad occuparmi di dispositivi medici per problemi respiratori e solo successivamente mi sono interessata ai problemi respiratori legati al sonno. Ero molto attratta da questa problematica che tocca 4 milioni di persone che non hanno un percorso diagnostico accessibile e non hanno quindi ancora una cura». 



I disturbi del sonno
Il 15% degli italiani soffre di insonnia cronica, il 25% degli incidenti stradali gravi sono causati da colpo di sonno, il 47% dei bambini dorme meno del necessario e il 18% dei bambini ha disturbi respiratori nel sonno. Sono i dati forniti da Assirem, l’associazione no profit che promuove una corretta educazione al sonno e che punta a restituire al riposo il ruolo fondamentale che dovrebbe avere. I disturbi del sonno rappresentano non solo una grave patologia individuale, ma un vero problema di salute pubblica, con rilevanti costi e conseguenze.  

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