acquaesapone Interviste Esclusive
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

Zucchero: I social stanno a me come una cravatta a un maiale

Il nuovo disco, l’amicizia con Sting, quel video girato all’alba, gli altri big e la voglia di tornare a fare musica vera

Mer 28 Apr 2021 | di Nadia Afragola | Interviste Esclusive
Foto di 8

 Zucchero è tornato e lo ha fatto con un nuovo progetto discografico, presentato sul finire del 2020: “D.O.C. Deluxe Edition”, contenente tutti i brani dell’album “D.O.C.” più 6 nuove canzoni tra cui “September”, in cui Zucchero duetta con Sting, che ha prodotto il brano, missato dal 4 volte vincitore di Grammy Robert Orton. Mister Fornaciari tornerà live in anteprima esclusiva all’Arena di Verona, con i suoi 14 show previsti nei mesi di aprile e maggio 2021.

Parla di temi tanto attuali nei brani di “D.O.C.”. Libertà, muri che abbiamo eretto dentro di noi. Che impatto ha avuto su di lei questo anno così strano? 
«Stavamo facendo le prove per i 150 concerti, previsti in giro per il mondo, quando è scoppiata la pandemia. Il primo stop ha portato della depressione generale. Reale, la toccavi con mano. Doc è un album che si differisce dagli altri per i suoni e la produzione, sono molto geloso di lui, non è facile innovarsi restando sé stessi. All’interno c’è un inizio di redenzione. Avrei voluto poter vivere la dimensione del live».

Capitolo live: da marzo 2020 è tutto fermo. Che idea si è fatto della situazione?  
«Vedo poco interesse verso la musica, il cinema, il teatro. Il governo quando parla di cultura, lo fa attraverso il ritrovamento di un mosaico a Pompei e va benissimo, è roba culturalmente molto alta, però c’è anche la cultura più bassa. Chiamatela così se volete, basta che se ne parli! Facciamo divertire, ma la nostra professione non è un divertimento, ma un fatto culturale. Vorrei più attenzione e vorrei che arrivassero i soldi promessi a tutti quelli che lavorano dietro un teatro o un concerto e che magari rischiano anche la vita per montare un palco davanti al quale tanta gente si “divertirà” in sicurezza».

I concerti in streaming sono una soluzione? 
«Dobbiamo suonare, dare un segnale di rinascita. Lo streaming? Meglio di niente, ma è un’altra storia, soprattutto per come sono fatto io. Comincio a caricare il pubblico, ma poi mi ritorna tutto dal pubblico, anche se sono stanco e ho cantato la stessa canzone per 100mila volte. Il concerto va vissuto come un rito».  

Torniamo a “D.O.C.”. Quanti amori problematici e difficili. E quanta speranza.
«In ogni canzone di “D.O.C.”, anche se velato da doppi sensi, c’è un inizio di redenzione. Parlo di luce, di una scia che sto cercando. In “Tempo al tempo”, con De Gregori lo dichiaro apertamente. E lo stesso si ritrova in queste sei tracce. Non faccio album uguali agli altri, ora è finito il capitolo “D.O.C.” e inizierà un altro viaggio».

Cosa c’è dentro “Don’t Cry Angelina”, uno degli inediti?
«È un brano del 1989 che avevo scritto durante la lavorazione di “Oro, incenso & birra”, rimasto sempre lì e mai finito. Mancava qualcosa. L’ho finito a giugno/luglio, scrivendo il testo, basato sulla storia vera di Angela, che durante l’antifascismo si innamora di un partigiano che andò sui monti a combattere. Non si videro per un anno e quando lui tornò, lei non c’era più. Una grande storia d’amore, drammatica, ma vera». 

Poi è la volta di “Wichita Lineman”, cover del brano di Jimmy Webb. 
«È un brano che mi piace da sempre, a volte lo suonavo con la band nelle balere: appartiene a quel periodo. Mi piace la storia di questo lineman che attraverso il filo del telefono resta in contatto con lei. L’ho rifatta a modo mio, un po’ minimalista e in una tonalità più bassa. È una di quelle canzoni che avrei voluto scrivere io».

“Non illudermi per così” è l’altro inedito. Parla di strumenti attuali: di social, di facebook.
«Il mio è un gioco di parole, tutti si baciano, si mandano cuoricini all’interno di un social. Io sono un po’ un orso, preferisco una stretta di mano. I social stanno a me come una cravatta starebbe ad un maiale». 

Con Sting come è andata? 
«Abbiamo fatto tante cose insieme. Ha deciso di farmi padrino di sua figlia il primo giorno che mi ha visto: dice che sono genuino, con i piedi per terra. Quando abbiamo girato il video di “September”, ha voluto girare alle 6.30 del mattino, per me era un problema, di solito mi alzo alle 13:00, mentre lui sin da piccolo, da quando consegnava il latte con il padre, è abituato a svegliarsi presto. Io sono stato rincoglionito per 3 ore e si vede, guardate bene il video, lui prima del video ha fatto 30’ di piscina all’aperto, per tonificarsi. Per me è roba allucinante che non succederà mai». 

Sting non è l’unica star con la quale condivide musica e progetti. È riuscito a sentirli in quest’anno turbolento o questo ghiaccio che c’è sulla musica contemporanea ha bloccato tutto?
«Dire grazie a questa pandemia è oltraggioso, ma per via della pandemia ci siamo sentiti più del solito. Ho fatto una cosa insieme a Bono, nella canzone che ha dedicato, soprattutto all’Italia, fatta davanti al Colosseo, in occasione del cinquantennale della terra. Poi è stata la volta di “Amore adesso!”, la versione italiana del brano “No Time for Love Like Now” di Michael Stipe, fatta a Venezia in una piazza San Marco completamente vuota; poi la canzone con Sting e dopo l'evento globale One World: Together at Home, curato da Lady Gaga. Ho fatto anche altre cose che usciranno a breve. Certe vecchie conoscenze si sono rinnovate. Questo momento sospeso ha favorito gli artisti che stando a casa si sono inventati delle cose, degli scambi pur di non stare fermi». 

La creatività è scomparsa? 
«Faccio bottega da sempre: quando non sono in tour lavoro tutti i giorni. Riascolto brani di inizio carriera che sono attualissimi. Con Guccini ho fatto “Dio è morto”, che potrebbe essere considerata una canzone degli anni ‘60/’70: attualissima. Non guardo al momento, non penso a ciò che funziona in radio. Per rispondere alla sua domanda credo dipenda dalla fortuna di avere una carriera lunga, lascia perdere se di successo o meno, che mi permette di invecchiare artisticamente bene».

C’è ancora margine per fare, musicalmente, delle rivoluzioni?   
«Sì, ma non aspettartele dal rock. È stato annacquato ultimamente; quello che ha preso il suo posto è il rap. Mi auguro però che il rock torni ad avere la funzione che aveva».                                                     


 

ROCK BLUES ITALIANO

Tra i maggiori interpreti del rock blues in Italia, Zucchero (all’anagrafe Adelmo Fornaciari) ha venduto oltre 60 milioni di dischi, di cui 8 milioni con l’album “Oro, incenso & birra”. È il primo artista occidentale a essersi esibito al Cremlino dopo la caduta del muro di Berlino ed è l’unico artista italiano ad aver partecipato al Festival di Woodstock nel 1994. Nel 1992 con Luciano Pavarotti condivide l’ideazione del gala di beneficenza Pavarotti & Friends. Nel 1999 partecipa al Festival di IMST in Austria esibendosi davanti a 200.000 persone, prima dei Rolling Stones. Lo stesso anno viene invitato da Bono degli U2 a suonare al Gala di beneficenza Net Aid a New York trasmesso in tutto il mondo. Ha suonato in 5 continenti, 69 Stati, 628 città, toccando destinazioni uniche. Il suo concerto del 2012 all'Istituto Superiore di Arte di L'Avana con oltre 80.000 persone è stato definito il più grande live mai tenuto da un cantante straniero a Cuba sotto embargo.  
 

Condividi su:
Galleria Immagini