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Voglio fare l’artista!

Come verificare una passione? Con il test dell’impegno

Mar 25 Mag 2021 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli
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Il figlio della mia amica vuol fare l’artista. In particolare, il musicista. I genitori sono dilaniati. Da una parte per il senso di colpa da genitore moderno e progressista: uno che si considera di larghe vedute, che ha sempre criticato il consumismo e la vita borghese, può reprimere l’ambizione del figlio a non avere una vita borghese? A costruirsi una strada fatta di arte e bellezza anziché di oggetti materiali? Dall’altro lato, ovviamente, c’è la preoccupazione che il ragazzo si trovi a investire anni in una strada cieca, che, con grande probabilità, lo condurrà a un futuro squattrinato e instabile.

Personalmente, sono arrivata a diffidare di chi vive di arte. Perché vendere la propria arte inevitabilmente significa contaminarla, inquadrarla nella logica del marketing, adeguarla ai gusti che vanno per la maggiore. Mi capita invece di farmi regalare o di acquistare opere di artisti dilettanti, che non ambiscono a farne un business vero e proprio.

Di sicuro, tentare una carriera nel mondo dell’arte è un azzardo. è un mercato sfuggente, con equilibri tutti suoi, difficili da comprendere fino in fondo. Qualche anno fa il curatore d’arte Francesco Bonami aveva pubblicato a questo proposito un libro intitolato “Mamma voglio fare l’artista. Istruzioni per evitare delusioni”. Le istruzioni però non erano particolarmente dettagliate, si finiva con l’ammettere che è difficile perfino comprendere perché una certa opera finisca per acquistare valore. “In Italia – spiegava Bonami - al di là della retorica inutile sulla terra di artisti e poeti c’è molta diffidenza, un figlio artista è guardato con sospetto, come uno che sostanzialmente non ha tanta voglia di lavorare, di produrre, anche prima di questa crisi e del precariato endemico c’era comunque prima di tutto il mito del posto fisso, della “sistemazione”. L’artista fa un mestiere difficilissimo, il contrario del posto fisso, in Italia è un mestiere ancora più difficile”.
Certamente si tratta di un’impresa che richiede grande determinazione e impegno. Se c’è di mezzo un talento puro emergerà prepotente. Mozart compose il suo primo minuetto all’età di 5 anni. E a 6 suonava in giro per le corti d’Europa. Ovviamente non si può pretendere risultati di questo tipo dal figlio che ambisce a diventare artista. Però si può fare il test dell’impegno. Il figlio della mia amica ha pensato di iscriversi al conservatorio, finché non ha scoperto che l’esame di ammissione è molto impegnativo e l’avrebbe costretto a saltare parte delle vacanze, studiando ore e ore mentre i suoi amici vanno a divertirsi. è lì che ha cominciato a dire che non è poi così importante entrare al conservatorio ed entrarci subito. Se le cose fossero andate male, si sarebbe preso un anno sabbatico per cercare se stesso. Il problema è che la ricerca del posto fisso è lunga e impegnativa, ma quella di un posto al sole nel mondo dell’arte è molto più difficile. E se non si ha voglia di impegnarsi…

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