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Martina Vincenti: E poi ho aperto la mia bottega

Creativa e insegnante, alla vigilia del contratto a tempo indeterminato molla tutto e apre una tipografia

Mar 25 Mag 2021 | di Susanna Bagnoli | Attualitŗ
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Questo è il racconto di un ‘cambio vita’ da cui non si torna indietro, di quelli cercati e necessari. In cui cambi strada e sai che sarà difficile. Sai anche che è quello che vuoi. Martina Vincenti fino a due anni fa aveva un lavoro, anzi due, che faceva con passione e impegno. Per i quali ha studiato e scelto di portare avanti un percorso di vita. È una creativa e anche un’insegnante, ma non è del tutto contenta, manca qualcosa. Fino al giorno in cui un corso, che doveva servire per scoprire un ‘passatempo’, spalanca una porta e cambia lo scenario. 
Dal punto di vista professionale come hai iniziato? 
«Come grafica nello studio di Oliviero Toscani, quindici anni fa. Poi ho aperto un mio studio grafico e contemporaneamente ho iniziato a fare le supplenze a scuola come insegnante di grafica. Due àmbiti diversi, entrambi molto utili per rapportarmi con il mondo reale. Durante gli ultimi anni più esperienze di lavoro si sono sovrapposte, ancora non avevo un’unica direzione. Quando stavo per diventare insegnante di ruolo, un paio di anni fa, ho deciso di cambiare direzione. Non perché non mi piacesse insegnare, anzi. Ma non ero appagata del tutto, sentivo di volere altro. Sulla mia strada c’era la tipografia». 

Il mondo creativo della pubblicità non ti bastava?
«Negli anni ho visto cambiare il lavoro. È un ambito di per sé molto impegnativo e spesso da parte della committenza non c’è la consapevolezza della fatica e delle sforzo che fa un creativo. Oggi il lavoro del grafico ha ritmi sempre più sostenuti, tutto serve ‘per ieri’. Mi ero scocciata. Avevo bisogno di procedere con una marcia diversa e rallentare. Volevo continuare a fare un lavoro creativo, ma con tempi umani». 

Come è entrata la tipografia nella tua vita?
«Senza che l’avessi previsto. Una domenica, per staccare dai ritmi ossessivi di lavoro  decisi di fare un workshop di tipografia con l’idea di prendermi una giornata per me. E si è accesa la lampadina: c’è stato subito qualcosa che mi ha attirata. Ho comprato una piccola macchina da stampa, un tirabozze e una famiglia di caratteri. Una sola per iniziare. Volevo esercitarmi e doveva essere il mio passatempo della domenica. Ma ho perso subito la testa e ho iniziato a girare l’Italia per cercare i materiali e costruire, pezzo per pezzo, il mio laboratorio, recuperando strumenti  dagli scantinati e dalle soffitte».

Cosa ti ha spinto più di tutto? 
«La voglia di fare fatica, quella bella non quella fatta per niente. Non ho ereditato il mestiere, non ho una tradizione di famiglia. Quindi ho costruito tutto da sola. Ed ho dovuto studiare per imparare un mestiere in cui servono anni per essere all’altezza. È uno sforzo che rifarei, nonostante la fase che stiamo attraversando sia molto incerta». 

Facci entrare nella tua bottega, cosa vediamo, tocchiamo, odoriamo?
«Questo lavoro è un allenamento quotidiano dei sensi. Dalle mani, all’udito e anche per l’intuito. Quando l’inchiostro è pronto lo capisci dal suono che fa il rullo sul marmo. Toccare un carattere e appoggiarlo sul piano di stampa è un’emozione. Gli odori sono tanti, dalla carta agli inchiostri. L’inchiostro che asciuga sulla carta ha un suo odore, poi c’è il legno e l’olio che serve per pulire. Faccio anche corsi per principianti e vedo che le persone restano colpite dal coinvolgimento dei sensi. Compongono una parola e la tengono in mano. È una esperienza potente». 

Chi sceglie la tua bottega che cosa cerca? 
«Un prodotto artistico, personalizzato. Chi mi sceglie apprezza l’artigianato e il valore di una stampa fatta a mano, che arricchisce un angolo di casa o dell’ufficio».             

 


LA TIPOGRAFA TOSCANA

Martina Vincenti ha 36 anni ed è nata a Pisa. Ama definirsi ‘la tipografa toscana’. Grafica pubblicitaria, specializzata in grafica e stampa, dice di essere un ‘bel caratterino’. Un gioco di parole per descriversi, ma anche perché i ‘caratteri’ per la stampa sono il suo pane quotidiano, lo strumento sempre al centro della sua giornata in bottega. Martina ama i ‘caratteri’ e ne ha uno a cui è più legata. «Si chiama ‘semplicità’ – racconta – e ha origine dalle fonderie Nebiolo in Piemonte. È un carattere lineare, pulito, per chi punta all’essenza delle cose». Il suo sito è latipografatoscana.it. 

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