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Tatuati “con la testa”

Non fatelo per moda, non fatelo per il partner e se siete minorenni, evitate...

Mar 25 Mag 2021 | di Maurizio Boero | Salute
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Non per moda. Non per accettare la richiesta del proprio partner. «In questi casi non bisognerebbe farsi tatuare», dice Luigi Ambrosio, scultore campano presente in diverse collezioni museali e tatuatore professionista. Lavora nel suo studio «abrhptattoo» nel centro di Caserta, che è pure una galleria d’arte.
Due motivi per farsi tatuare.
«Portare sulla pelle un momento importante della propria vita. Portare sulla pelle ciò che si è: un tratto della propria personalità raccontato attraverso un disegno».

A quali richieste dice di no?
«A quelle fatte dai minorenni. Se hanno compiuto 16 anni devono essere accompagnati da un genitore e, in ogni caso, faccio molte domande per evitare un tatuaggio grande. A quell’età è più per il gusto di averlo che per raccontare davvero qualcosa. Se cambierà idea, una piccola dimensione gli permetterà di coprirlo facilmente o di rimuoverlo con il laser».

Mani e volto?
«Anche in questo caso dico di no, per una questione etica. Se poi quella persona ha già l’85% del corpo tatuato vuol dire che riesce a conviverci con serenità, ma pure in quel caso cerco di evitare».

Come si sceglie un disegno?
«Non lavoro con i prestampati, ma costruisco l’immagine con il cliente, in base al soggetto che preferisce, a quello che vuole comunicare e alla zona del corpo che ha scelto. Non tutti i tatuaggi stanno bene ovunque, quindi bisogna creare la giusta armonia, un bel bilanciamento, e posizionarli al meglio. Ma è un processo che viene fuori durante le conversazioni con il cliente, quelle che anticipano la seduta vera e propria, con incontri dal vivo e contatti via WhatsApp».

Come si sceglie invece il tatuatore?
«Cercando lo stile che ci piace e vedendo i suoi lavori, non solo sui social, ma pure dal vivo, per comprendere davvero come sarà il risultato finale. Un colloquio di persona è molto importante, anche per fare delle domande e per sapere come trattare la zona tatuata nei sette giorni successivi alla seduta. Naturalmente deve essere un professionista, quindi deve aver frequentato un corso al termine del quale gli è stato rilasciato l’attestato necessario per ottenere anche il permesso dell’Asl, altrimenti non può aprire un centro a norma. Prima di iniziare, il cliente firma il consenso informato. E il locale deve essere pulito».

Cosa intende per pulizia?
«Disinfetto tutti gli spazi e in particolar modo il lettino sul quale faccio sedere o stendere il cliente, ma anche dove poggio l’attrezzatura, il cavo e l’alimentatore. Tutto questo viene poi ricoperto da una pellicola protettiva, da sostituire ogni volta. Monouso sono pure gli aghi, i puntali, i contenitori dove verso i colori, l’abbassalingua per prendere la vasellina e in generale tutto il materiale che utilizzo per coprire le zone. Indosso guanti, camice, mascherina e visiera. Se durante il tatuaggio devo prendere qualcosa che non ho sul carrello, cambio i guanti. E così faccio pure se il cliente deve alzarsi perché ha bisogno di una pausa: in questo caso copro la zona tatuata per tenerla al riparo. Alla fine, ogni cosa viene conferita in appositi contenitori per i rifiuti infetti».

E nel caso di allergie o di pelle sensibile?
«Ogni colore ha la propria scheda tecnica dove sono indicati tutti gli ingredienti. Per legge, inoltre, 48 ore prima del tatuaggio bisogna versare un po’ di colore sulla pelle del cliente per vedere se ci sono delle reazioni. Se qualcuno mi comunica di avere un’allergia, faccio un passo indietro e gli suggerisco di consultare il proprio dermatologo».                          

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