acquaesapone Salute
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

Cancro colon-retto: 34mila nuove diagnosi l’anno

Si manifesta dopo i 50 anni ed è al secondo posto tra i tumori nelle donne e al terzo negli uomini, dopo quello alla prostata

Mar 25 Mag 2021 | di Emanuele Tirelli | Salute
Foto di 4

Trentaquattromila nuove diagnosi l’anno solo in Italia e secondo posto in classifica tra i cinque tumori più frequenti. Non sono numeri e graduatorie entusiasmanti, ma sono quelli che riguardano il cancro del colon-retto e vanno tenuti costantemente sotto controllo. Dall’Irccs di Candiolo, in provincia di Torino, arrivano ottime speranze per la cura dei pazienti in fase avanzata e resistenti sia a chemio che a immunoterapie. Entrambi gli studi sono stati pubblicati sulla rivista «Cancer Discovery» e sono coordinati dal professore Alberto Bardelli. Uno è condotto dal dottor Giovanni Germano. L’altro, insieme alla dottoressa Sabrina Arena, con il Wellcome Sanger Institute di Cambridge e con l’Istituto Tumori di Amsterdam. Di questo tumore ne parliamo proprio con Bardelli, Ordinario di Oncologia all’Università di Torino, Direttore del Laboratorio di Oncologia Molecolare a Candiolo, premiato per il suo lavoro l’anno scorso dal Presidente Mattarella e quest’anno dallo European Research Council con un finanziamento alle sue ricerche. 
Di cosa si tratta?
«Il primo è in una fase preliminare per andare oltre la resistenza alle terapie. Abbiamo scoperto che bloccando il gene per l’elicasi WRN si supera la resistenza ai farmaci nei pazienti oncologici.  Alcune aziende farmaceutiche stanno sviluppando il farmaco, ma ci vorranno ancora degli anni prima di disporre di queste terapie. Il secondo riguarda invece chi non risponde agli immunoterapici: somministrando una doppia immunoterapia, il tumore regredisce in maniera importante». 

Intanto c’è lo studio Pegasus.
«Qui parliamo del post-operatorio. Dopo l’intervento chirurgico, il 100% fa la chemio, ma solo il 40-50 ha davvero delle micrometastasi. Pegasus consiste in un prelievo di sangue e in un’analisi molecolare per valutare l’effettiva presenza delle micrometastasi, escludendo dalla chemio chi non ne ha bisogno». 

Quando si manifesta questo cancro?
«Tipicamente dopo i 50 anni. Nelle donne è al secondo posto tra i tumori, negli uomini è al terzo dopo quello della prostata. Ma la letteratura scientifica sta registrando delle novità preoccupanti».

Relative all’età?
«In Italia e in Europa, negli Stati Uniti e in Giappone, tra i pazienti ci sono sempre più giovani adulti. Intendo tra i 30 e i 40 anni. Potrebbe dipendere da diversi fattori, ma in questo momento non se ne conosce ancora precisamente il motivo. Intanto possiamo dire che non si tratta di germinali e familiari».

E quando inizia la prevenzione?
«Dopo i 50 anni, con ricerca di sangue occulto nelle feci e colonscopia. Ma nel caso di familiarità i medici genetisti avviano immediatamente la mappatura, informando il genitore già al momento del concepimento».                                

Condividi su:
Galleria Immagini