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Smart working e didattica a distanza: qual è il loro peso sull’ambiente?

La rete Internet sovraccarica di utenti emette CO2. Nel 2040 il digitale consumerà il 14% delle emissioni globali di gas serra

Mer 26 Mag 2021 | di Domenico Zaccaria | Attualità
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Lavoro agile e didattica a distanza. Se ne parla (ahinoi) da oltre un anno e in diverse occasioni, disagi a parte, ne sono stati sottolineati gli effetti benefici sulla qualità dell’aria, diretta conseguenza di una mobilità ridotta. Ma anche lo smart working e la Dad hanno impatti ambientali, soprattutto se unite ad altre abitudini ormai consolidate: utilizzo massiccio dei social network, fruizione di film e di musica in streaming, impiego di app con geolocalizzazione. La rete Internet sovraccarica di utenti emette CO2. E come evidenzia un’esperta, Chiara Grande del provider di servizi cloud Seeweb, «nel 2008 il digitale ha consumato il 2% emissioni globali di gas serra e per il 2025 si stima che consumi energia per l’8,5%», un dato destinato a salire fino al 14% entro il 2040. «Guardare soli 10 minuti di video in streaming – spiega ancora - consuma almeno 100 volte di più di quanto consumi ricaricare lo smartphone in un anno: pensiamo quindi a quanto possa inquinare la Dad. Anche le app con geolocalizzazione sono energivore al massimo, perché tracciano gli spostamenti». Se Internet fosse una nazione sarebbe il quarto Paese più inquinante al mondo dopo Cina, India e Stati Uniti.
IL RISCALDAMENTO DOMESTICO HA IMPATTI CONSIDEREVOLI
Un altro aspetto rilevante legato al lavoro da casa e alla didattica a distanza è emerso da un’indagine condotta da Tado, un’azienda che opera nella climatizzazione domestica: questo inverno gli italiani hanno aumentato del 22% l’uso del riscaldamento nelle proprie abitazioni. Le famiglie del Belpaese sono, insieme a quelle spagnole, in testa alla classifica relativa al maggiore aumento dei costi sostenuti, che vede agli ultimi posti la Danimarca e la Svezia. In Europa il riscaldamento e il raffrescamento negli edifici e nell’industria rappresentano la metà del consumo energetico: si tratta del più importante settore di utilizzo finale dell’energia, prima ancora dei trasporti e dell’elettricità. Il riscaldamento e l’acqua calda costituiscono inoltre circa i tre quarti del consumo energetico di una casa. Ma non è solo un problema di costi: i due terzi dell’energia utilizzata per il riscaldamento, il raffrescamento e l’acqua calda negli edifici residenziali derivano ancora da combustibili fossili. Con impatti ambientali considerevoli, pari al 64% delle emissioni di Co2 equivalente nelle città, laddove le attività industriali incidono per il 26% e i trasporti solo per il 10%.

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