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Olio: è vero extravergine?

Il test svela un risultato clamoroso: extravergine sull’etichetta, ma...

Mer 26 Mag 2021 | di Enrico Cinotti | Attualità
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Non è extravergine. È questo il verdetto del panel test eseguito dal comitato di assaggio del Laboratorio chimico dell’Agenzia delle Dogane e dei monopoli di Roma su 7 campioni di olio, che, alla prova organolettica, hanno riportato dei difetti e pertanto sono risultati appartenere alla categoria degli oli di oliva vergini. Una bocciatura che non rappresenta un rischio di salute per il consumatore, ma di certo un problema per le sue tasche: acquistare un extravergine significa pagare un 30-40% in più di un semplice vergine.

I verdetti del numero di maggio del Salvagente sono risultati sorprendenti per almeno due motivi. Innanzitutto, perché su 15 oli extravergini testati – tutte miscele di provenienza Ue, solo in un caso l’origine è Ue e non Ue – quasi la metà alla prova d’assaggio sono risultati essere oli di oliva vergine.

Le aziende testimoniano, analisi alla mano, che il loro olio è extravergine e come tale è stato consegnato ai supermercati. Dunque se ha perso tali qualità è colpa del trasporto o dello stoccaggio.
Il problema, però, verrebbe da ribattere, non è certo del consumatore che acquista in buona fede un olio, credendolo (e pagandolo) come extravergine.
Il secondo elemento sorprendente riguarda i risultati ottenuti che sono molto simili a quelli di un test analogo condotto nel giugno 2015: anche in quel caso quasi la metà dei campioni di extravergine furono dichiarati “vergini” dal panel test delle Dogane. Ne scaturì un’inchiesta giudiziaria con l’ipotesi di frode in commercio, che, partita per iniziativa dell’allora procuratore Raffaele Guariniello della Procura di Torino, si infranse poi nello spacchettamento della competenza territoriale e si concluse con le archiviazioni. A seguito poi di un esposto di Konsumer Italia, l’Antitrust, sulla base delle analisi condotte dai Carabinieri del Nas per conto della Procura di Torino che confermarono la presenza di lotti di falso extravergine, contestò ad alcuni marchi coinvolti la pratica commerciale scorretta, comminando salate sanzioni, in alcuni casi annullate poi con ricorso al Tar dalle aziende coinvolte.

Coldiretti: “Il panel test è prova oggettiva”
Un olio per essere definito e venduto come extravergine deve rispettare i parametri chimici previsti dalla normativa e superare la prova del panel test, obbligatoria per legge dal 1991, senza presentare appunti difetti organolettici. L’attribuzione anche di una sola nota negativa dagli assaggiatori accreditati ne decreta il declassamento, ad esempio dalla categoria “extravergine” a quella inferiore di “vergine”. La valutazione organolettica non è un esercizio di stile per intenditori, come può essere l’assaggio del vino, ma una prova codificata e ripetibile condotta da valutatori esperti e allenati, che, da 30 anni, concede – o nega – il via libera alla vendita di un’extravergine. Purtroppo in tanti negano la validità del panel test e lo accusano di essere una valutazione soggettiva.
Stefano Masini, responsabile Ambiente e territorio della Coldiretti e docente di Diritto alimentare all’Università Tor Vergata di Roma, è molto netto: «Il Consiglio di Stato, con la sentenza del 20 novembre 2020, credo abbia detto una parola definitiva sull’attendibilità e oggettività del panel test, ritenendo la prova organolettica ‘essenziale per la corretta classificazione degli oli’ e sancendo che i suoi risultati non si traducono in ‘decisioni arbitrarie’ essendo ‘governata da stringenti parametri normativi predeterminati’. Fatta questa precisazione, è doveroso intensificare i controlli e aumentare le valutazioni organolettiche per evitare che i consumatori possano essere vittime di frodi».
«Ancora nel settore dell’olio sembra replicarsi una vicenda conosciuta, di proposta commerciale – da parte di alcune marche – di prodotti privi delle caratteristiche vantate», è il commento all’inchiesta del Salvagente di Gian Carlo Caselli, presidente dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare.

Nei panni di un consumatore: cosa c’è sugli scaffali?
Al di là delle reazioni delle singole aziende, è importante capire e rispondere alle tre principali critiche che vengono mosse al test del Salvagente. Gran parte delle aziende accusano di “soggettività” la prova organolettica prevista per legge per classificare gli oli: così in realtà non è, visto che questa analisi è scientifica e ripetibile ed è un obbligo di legge. Aggiungiamo solo che di recente il Consiglio di Stato ha definito la prova organolettica “essenziale” e i suoi risultati non si traducono in “decisioni arbitrarie”, essendo “governata da stringenti parametri normativi predeterminati”.                                              

In collaborazione
L’articolo è a cura della Redazione de “Il Salvagente”, mensile in edicola e anche on line, leader nei test di laboratorio contro le truffe ai consumatori, dove potete leggere il testo completo, compreso anche delle marche degli oli su cui è stato effettuato il test.
Info: www.ilsalvagente.it

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