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Cittadini dal mondo

Inglesi e scandinavi ridanno vita a due gioielli del Piemonte e della Campania

Mer 26 Mag 2021 | di Massimiliano Rella | Bella Italia
Foto di 23

Agliano Terme e Guardia Sanframondi sono due paesi diversi e distanti. Il primo si trova in Monferrato, Piemonte, l’altro nel Sannio Beneventano, Campania: separati da 798 km sono accomunati soltanto dal vino – Barbera d’Asti vs Aglianico del Taburno – e da un grazioso centro storico, il primo con qualche tocco di gusto sabauda, il secondo con influenze e accenti mediterranei. 

Le scarne similitudini finirebbero qui se non fosse per due originali comunità straniere: anglosassoni e scandinavi a dir poco benestanti. Se nel paesino piemontese hanno messo radici una trentina di famiglie norvegesi, il borgo campano è stato “colonizzato” da inglesi, scozzesi e americani. Oltre 300 persone tra residenti e seconde case. 

Agliano Terme, come suggerisce il nome, vanta un importante centro termale, un paesaggio di colline disegnate da vigne e varie botteghe dei sapori. Guardia Sanframondi (Benevento), invece, attrae con le incantevoli chiese, come San Sebastiano (che custodisce opere d’artisti di scuola napoletana), i resti di un castello d’epoca normanna e un curioso museo della farfalla con centinaia d’esemplari, dal Brasile al Giappone. Certo, in entrambi la bellezza ha fatto la sua parte con gli stranieri, ma il resto è opera dell’accoglienza ricevuta. Storie nate per caso, anche se il web ci ha messo lo zampino...

In auto da un’isola scozzese a Guardia Sanframondi
Era il 2009 quando l’artista Clare Galloway, originaria dell’isola di Arran, giunse per la prima volta a Guardia Sanframondi tramite amicizie online. Fu un colpo di fulmine.  «Mi chiedevo la ragione per cui un luogo così affascinante fosse caduto in abbandono. Me lo sono immaginato come un borgo che potesse rinascere grazie a una comunità d’artisti», ci racconta Clare mentre visitiamo la sua casa-atelier affacciata sulla valle Telesina e il monte Taburno. 
Dalle parole ai fatti: l’anno successivo prese il gatto, i suoi quadri, montò in auto e fece un viaggio di tre giorni e mezzo dalla Scozia a Guardia Sanframondi, dove nel frattempo aveva comprato un palazzetto da ristrutturare nel borgo medievale, per poche migliaia di euro. Laureata in Belle Arti, Clare dipinge da quando era bambina quadri colorati con figure ancestrali, che trasmettono “energia e senso della relazione umana”, in una ricerca di pratica spirituale e con un messaggio di cura e miglioramento del pianeta. «Ma a Guardia Sanframondi non c’è bisogno di meditazione – assicura Clare – basta affacciarsi dalla finestra per ritrovare serenità». 
Tempo dopo, attraverso una piattaforma online di vacanze con gli artisti, ha ospitato la creativa neozelandese Joanna Price, oggi anche lei a Guardia Sanframondi. 
Un’altra artista loro amica, Anna Michel Huggins, ha invece ideato un festival delle arti itinerante, con mostre in bar e ristoranti, musica, teatro e installazioni nel parco pubblico. Nel frattempo il Comune ha avviato un progetto di recupero del centro storico e nel 2014 una TV americana ha realizzato un programma in cui si parlava del borgo campano, dei primi stranieri residenti e dei bassi prezzi delle case, appena 10-12mila euro. 
Carlo Roberts, nome maschile, in realtà una brillante americana specializzata nell’incoming turistico, era davanti allo schermo quando fu trasmesso il servizio. Oggi gestisce da Guardia Sanframondi la sua società di viaggi, promuovendo esperienze a tema tra Italia, Grecia, Croazia e Francia. Nel 2016 lei stessa è finita sotto i riflettori della NBC.
«Sognavo di vivere in un paese Mediterraneo e decisi di andare una settimana a curiosare – ci racconta Carlo davanti a un cappuccino al bistrot Alchimie –. Visitai più case, me ne innamorai di una e poco tempo dopo mi trasferii in Italia. Sapevo a malapena poche parole: pizza, caffè, buonasera, buongiorno, ma le signore del borgo mi accolsero stupendamente. La prima settimana non avevo la cucina, così mi portavano qualcosa da mangiare. Vivere qui per un’americana abituata all’efficienza è difficile, anche per la lingua. Mancano alcune cose e servizi a cui siamo abituati, ma ci ripagano l’accoglienza, l’ospitalità e i rapporti con la comunità, aspetti quotidiani che negli Usa abbiamo perso». 

Merluzzo & Barbera: Dalla Norvegia ad Agliano Terme
Lars Jorgen Morland è un pensionato norvegese oggi tornato in patria da figli e nipoti e dove già prima d’emigrare ad Agliano Terme (Asti) faceva il produttore televisivo. Come molti scandinavi a fine anni ’90 venne in vacanza in Toscana, dove per caso lesse su un giornale la storia di una coppia che aveva acquistato una vigna in Piemonte, a S. Marzano Oliveto. Decise di visitarlo e, affascinato dal Monferrato, dopo un paio d’anni trovò casa ad Agliano Terme. 
«Il prezzo e il paese erano perfetti, il paesaggio incantevole e il vino molto buono - ci racconta Lars Jorgen Morland -. Ci sentimmo subito accolti e fummo visti come una risorsa, forse anche perché il paese aveva già una tradizione turistica». 
Così nel 2011 con la moglie ha venduto l’abitazione norvegese e rinnovato Casa Karen, dove poi hanno avviato un B&B, accogliendo ospiti scandinavi che puntualmente si innamorano di Agliano Terme. Tempo dopo parlando con Lionello Rosso, produttore di un’associazione vitivinicola locale, gli è venuta l’idea di una manifestazione diversa per promuovere Agliano ed è nato così il Barbera Fish Festival, tenuto a battesimo nel 2014. «Attraverso i miei contatti feci realizzare un documentario sull’evento a TV2, la principale Tv norvegese – ricorda Lars -. Penso che sia stato importante per promuovere il paese, tanto che una volta su un annuncio immobiliare trovai scritto: “casa in vendita a Isola d’Asti, non lontano da Agliano Terme”». 
Superati i 70 anni d’età dal 2019 i Morland sono di nuovo in Norvegia e hanno venduto Casa Karen ad amici, che la usano per le vacanze. Hanno però lasciato in eredità ad Agliano Terme il Barbera Fish Festival, una biennale che attira centinaia di turisti stranieri. 
Are Hunskaar è invece un brillante avvocato appassionato di vino e innamorato dell’Italia. Con la moglie Tove senza pensarci troppo ha comprato da un altro norvegese la Cascina del Rosone. «La Toscana e le Langhe hanno troppi turisti e qui ti senti più integrato e accolto, non ti trattano come uno di passaggio», assicura Hunskaar, che al momento si divide tra la vita di avvocato in Norvegia, per uno studio legale che ha sede anche in Italia, e quella da vignaiolo e produttore di vino: due Barbera con le uve del suo vigneto, una affinata in botti grandi per 12 mesi, l’altra macerata in anfore di terracotta. «La Norvegia – spiega Hunskaar - è molto interessata ai vini in anfora». Presto realizzerà una piscina panoramica di 12 metri accanto alle vigne.  
Infine Sissel Hanssen, un’altra norvegese che ha lavorato nel mondo dell’arte a Oslo, a Miami, a Londra. Proprio nella capitale inglese ha conosciuto il futuro marito, Robert, che già allora aveva una casa in Piemonte, a S. Marzano Oliveto. «Quando mi citò il Piemonte caddi letteralmente dalle nuvole, non sapendo dove si trovasse. Così sedici anni fa decisi di andare a visitarlo». 
Sissel decise di trasferirsi a S. Marzano Oliveto e col marito Robert tre anni dopo nella vicina Agliano Terme, dove hanno acquistato una cascina, l’hanno ristrutturata, ricavandoci anche due appartamenti per i turisti. «Agliano ci ha accolto con affetto – sottolinea Sissel – e la presenza della comunità norvegese è stata anche di stimolo per sostenere la cultura e il turismo». 
Dalla passione per l’arte a quella per le case il passo è stato breve e Sissel, nel 2016, si è lanciata nel campo immobiliare. Oggi con la sua Case&Castelli srl vende appartamenti, casali e cascine in Monferrato a una clientela per l’80% straniera. Forse, complice la pandemia, in futuro c’è da aspettarsi un’ulteriore attenzione per queste terre verdi e saporite. 
       

 

Koki, un giapponese “folgorato” a Barbaresco

Dall’ipertecnologico Giappone a Barbaresco, un paesino di 700 abitanti delle Langhe, terra del vino rosso Barbaresco Docg, un particolare rilevante per il sommelier Koki Sato, 41 anni, “langhetto” d’adozione e con un feeling per l’Italia cominciato già vent’anni fa in Giappone, in un ristorante di cucina “tricolore”. 
Koki arriva nel 2006 da Sapporo ed è amore a prima vista. Tre mesi a Milano per una spolverata d’italiano e poi, caso vuole, in un locale di Neive (Cuneo), nel torinese e infine nel 2008 tra Barbaresco e Treiso. Dal 2013 gestisce per quattro anni il bistrot “Prima e Poi del Tornavento” che dal 2017 diventa il Koki Bar: sulla piazza centrale di Barbaresco, mix di tradizione e moderno con tavolini all’aperto in bella stagione; un posto per aperitivi, spuntini e qualche piatto freddo, come la carne cruda all’albese. «Barbaresco è il mio luogo del cuore – assicura Koki -. Me ne sono innamorato subito e per adesso è la mia casa». 


 

Dalla Russia con amore

Dalla sua Mosca si stabilisce definitivamente in Monferrato nel 2018. Il papà Yuri, scomparso nel 2013, solo un anno prima aveva acquistato una villa e 3,5 ettari di vigne sulle colline di Isola d’Asti con l’idea di fare vino. Olga Semencha lavorava come project manager in campo tecnologico e cominciò a fare la spola con l’Italia, decidendo di coltivare il sogno del papà, nel frattempo divenuto il suo. Tra il 2014 e il 2018 grandi lavori: la cantina, il reimpianto delle vigne, le prime bottiglie. 
«Nel 2018 capisco che la mia vita è qui», racconta Olga, che oggi vive stabilmente a Isola d’Asti con mamma Irina e il figlioletto Matteo, che come tutti i bambini ha imparato in fretta l’italiano. L’anno scorso Olga ha prodotto 7mila bottiglie di vino tra Grignolino d’Asti, Dolcetto e Barbera d’Asti a marchio Tenuta Foresta e si è fidanzata con Alberto, un simpatico geometra delle confinanti Langhe. La bellezza, i sapori, la qualità della vita e le frecciatine di Cupido l’hanno fatta restare. 
«All’inizio – racconta – mi sono sentita fortunata, trovando tanto aiuto maschile. Ma oggi che sono diventata produttrice alcuni mi giudicano troppo giovane e inesperta e come straniera ho dovuto affrontare qualche difficoltà burocratica. Però sono felice di vivere in Monferrato, la mia nuova terra». 

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