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E ora come leggo il labiale?

Chiara Bucello è sorda dalla nascita. Con la pandemia e le mascherine si è trovata di fronte ad un dilemma e così ha dato vita ad una rivoluzione in rete

Mer 26 Mag 2021 | di Nadia Afragola | Attualità
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Chiara Bucello è sorda dalla nascita. Ma per lei non è un problema. Per lo meno fino all’avvento della pandemia, quando le mascherine le hanno impedito di leggere il labiale e di comunicare con il resto del mondo, come aveva fatto sino a quel momento. Così ha iniziato la sua personale rivoluzione, armata di tanta autoironia, raccontando sui social com’è vivere senza aver mai sentito un suono. 

Un racconto il suo diventato presto virale. 

Chi è Chiara Bucello?
«Sono nata nell’agosto del 1993. Vengo da un paese in provincia di Siracusa, Lentini, famosa per la produzione delle arance rosse. Sono laureata e specializzata in graphic design, in comunicazione ed editoria all’Accademia di Belle Arti».

Com’è vivere con una ‘disabilità invisibile’?
«Si riesce a nasconderla benissimo, finché non si parla con qualcuno. Io ho accettato la sordità e ho deciso di farne un punto di forza!».

Ciò che la rendeva speciale lo ha nascosto per anni. Poi, un bel giorno, ha tagliato i capelli e il “fantasma” è volato via. Cosa ha portato ad una simile presa di coscienza?
«Ho sempre visto la mia sordità come un “nemico” da annientare, da vincere a qualunque costo. Mi sono ostinata ad essere quella che non sono, fino ad accettare il fatto che non avrei mai potuto sconfiggerlo, ma avrei potuto amarlo, scoprirlo, farne un punto di forza. Il nemico è diventato un’amicizia, un’amica che mi ascolta e mi dice quando devo fermarmi e non esagerare. Se la sordità è diventata un’amica, l’ignoranza è diventata il mio più grande nemico. Un nemico che non riesco ad accettare, che provo a sconfiggere ogni giorno con scarsi risultati. Le etichette, spesso date alla disabilità, fanno sì che la gente si allontani senza sapere, senza conoscere, affidandosi alle voci di “popolo”. Ora, sono consapevole che l’ignoranza è la vera disabilità».

Il nostro Paese è inclusivo?
«No, non lo è».

E il nostro sistema scolastico è pronto a dare sostegno a un bambino con le sue stesse problematiche?
«Il sistema scolastico offre oggi l’insegnante di sostegno, che spesso non è in grado di gestire un bambino sordo, ma il vero problema sono i compagni di classe che non sono preparati dagli insegnanti a includere un bambino sordo. I bambini “udenti” dovrebbero capire che i coetanei sordi sono normali come loro, nel senso che hanno le stesse passioni, la stessa voglia di vivere, di divertirsi, di conoscere altri coetanei, lo stesso linguaggio, hanno anche la stessa convinzione di sentirsi grandi, sono insomma tutti uguali, indipendentemente se si ha, o no, una disabilità come appunto la sordità. Un deficit all'udito non deve più escludere perché oramai la sordità è superabile e i sordi possono interagire, chiacchierare e scherzare con tutti usando la lingua di tutti».

È una star del web: quando ha iniziato a fare cultura intorno alla sua disabilità?
«Da quando ho avuto difficoltà a comunicare, con il resto del mondo e anche con chi era ad un palmo dal mio naso, durante la pandemia. Le mascherine hanno creato un grossissimo problema di comunicazione, dal quel momento ho deciso che dovevo fare qualcosa. L’ho fatto perché in questo momento i social sono il mezzo più veloce e più rapido per lanciare un messaggio. Sapevo di essere pronta a qualsiasi reazione ci fosse stata sulla rete, ma non credevo di ricevere tanti messaggi positivi e di incoraggiamento. L’ho fatto innanzitutto per me, è stata una sfida con me stessa, senza preoccuparmi delle condivisioni o delle critiche. Quindi mi sono meravigliata quando la mia storia è diventata virale. Le mascherine non ti permettono di leggere il labiale. A un certo punto si era pensato di distribuire quelle trasparenti, alcune associazioni si sono mosse, ma non è successo in larga scala. Dal canto mio, quando il caso lo richiede, faccio così: specifico che sono sorda, che bisogna allontanarsi, abbassare la mascherina e parlare normalmente e con chiarezza».

Social network. Come la mettiamo con i leoni da tastiera? 
«Parliamoci chiaro: non è facile parlare di disabilità quando chi hai di fronte non ti capisce. Non è questione di comprensione lessicale, ma di ottusità culturale. Se si ragiona a pancia, senza entrare nei panni dell’altro, è sempre difficile comprendere le implicazioni che la disabilità comporta nella vita quotidiana, anche quando questa non si vede come la sordità. Proprio noi siamo in condizioni di dirlo: non c’è peggior sordo di chi non vuol capire. In ogni caso ci sto provando, sperando di stancare i leoni da tastiera».

Pregiudizi e ignoranza: quale dei due fa più male? 
«L’ignoranza! Ti offenderà sempre, anche involontariamente, sta a noi cercare di superarla. Chi ignora ciò che non conosce è bravo ad offenderti, solo una parola può essere fatale».

Il suo approccio alla vita che traspare dai social è intriso di ironia. È una conquista? 
«Ho deciso di aprirmi tanto per far vedere alla gente che non è una malformazione a causare problemi. Io ci sono nata con questo “problema”, ma ci ho sempre convissuto senza problemi. Ecco perché sui social faccio tanta autoironia, voglio far capire alle persone che il mio non è un problema e ci si può convivere senza difficoltà. È stato difficile, ma ho raggiunto un sogno. La mia arma vincente è stata proprio la forza di volontà, il desiderio di emergere. Non mi sono mai arresa e credo che chiunque nella vita deve saper stringere i denti, perché soltanto in questo modo si realizzano i sogni».

Cosa vuoi fare da grande? 
«Diventare grande!».           


 

La sordità. Grande sconosciuta

Viene spesso definito handicap invisibile, perché non immediatamente percepibile dall'ambiente esterno. Parliamo della sordità che secondo di i dati dell'OMS interessa il 5% della popolazione mondiale: circa 466 milioni di persone hanno una riduzione dell’udito che incide sulla qualità della vita. Entro il 2050 oltre 900 milioni di persone (1 su 10) avrà una perdita uditiva disabilitante. 
L’OMS gli dedica una giornata, celebrata ogni anno in tutto il mondo il 3 marzo. 
In Italia è nata un’organizzazione non governativa impegnata nella sensibilizzazione e nella conoscenza dei disturbi uditivi, Udito Italia Onlus (uditoitalia.it). 



 

A scuola 7 milioni di mascherine trasparenti

A fine aprile 2021, è partito l’ordine per sette milioni di mascherine trasparenti per le scuole con studenti non udenti. L’ordine è partito dalla struttura commissariale per l’emergenza Covid, guidata dal generale Figliuolo. La ditta produttrice è la Dienpi di San Benedetto del Tronto, l’unica finora ad aver ottenuto l’autorizzazione dell’Istituto superiore di sanità (Iss) per la produzione e la messa in commercio delle mascherine trasparenti come dispositivi medici in deroga secondo quanto previsto dall’articolo 15 del decreto legge 18/2020. L’azienda marchigiana si impegna a consegnare 110mila pezzi al giorno per maggio e giugnoi, fino alla fine dell’anno scolastico. La quantità è stata calcolata dal ministero dell’Istruzione, considerato che la mascherina adatta a leggere il labiale verrà indossata dallo studente con disabilità e dal resto della classe, compagni e relativi docenti quindi (Fonte ilfattoquotidiano.it).

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