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SPICCHIAMO IL VOLO

Con il concerto del trio all’Arena di Verona riparte la musica, dopo mesi di stasi, in attesa del nuovo disco e del tour 2022 che avrà come prima tappa New York

Mer 26 Mag 2021 | di Nadia Afragola | Interviste Esclusive
Foto di 7

Tutto riparte. L’Italia riparte e con essa anche la musica. Il 5 giugno a fare da apripista, con il concerto evento de Il Volo, in onore del Maestro Ennio Morricone, è stata l’Arena di Verona, il più capiente anfiteatro a cielo aperto del mondo. Sulla scena spazio anche alla partecipazione speciale del Maestro Andrea Morricone. 

Un concerto per 6.000 persone, diretto dal Maestro Marcello Rota (figlio del grande compositore di colonne sonore Nino Rota), trasmesso sulla rete ammiraglia, ma anche sul canale americano PBS. Non è stato solo un grande spettacolo, quanto semmai il segno chiaro e tangibile di un ritorno alla normalità anche per quanto riguarda gli eventi live musicali. Laconico il commento di Federico Sboarina, Sindaco di Verona e Presidente della Fondazione Arena di Verona: «L'Arena è il simbolo della città e della musica anche a livello internazionale. È un segno fantastico di positività, carico di significato. Da qui tutto il comparto della musica ripartirà». 

Nessun conduttore a tessere le fila della serata, fatta eccezione per Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble, i ragazzi de Il Volo: a loro è stato dato anche il compito di onorare la Festa della Repubblica, lo scorso 2 giugno, intonando proprio dall’Arena di Verona il “Canto degli Italiani”. Il tributo a Morricone precede la pubblicazione di un nuovo disco da studio che uscirà prossimamente, a livello internazionale, con Sony Music. Il tour vero e proprio partirà il 18 marzo del 2022 da New York.
«Finalmente si è tornati a cantare, dopo un anno e mezzo non ne potevamo più – esordisce Piero -. Il nostro è un lavoro sognante e noi siamo degli inguaribili sognatori. Ogni desiderio si sta concretizzando professionalmente e progetti come quello del 5 giugno ci fanno pensare di essere davvero fortunati».
«Il concerto è stata una meravigliosa opportunità, un messaggio di speranza – spiega Gianluca -. Siamo onorati di essere stati in qualche modo il volto della rinascita. Per noi è stato un grande viaggio, attraverso le note del maestro Morricone a un anno dalla morte. Nell'ultimo periodo abbiamo avuto una crescita personale che è coincisa con una maturità artistica. Dopo 12 anni di carriera, possiamo dire di essere davvero soddisfatti del nostro lavoro».
Ignazio: «L'Arena di Verona non è solo il luogo più sicuro in cui tornare a fare musica, è anche e soprattutto un simbolo italiano nel mondo. Ci auguriamo che il protocollo utilizzato all'Arena, che è stato messo a disposizione della collettività, possa essere replicato in tutti i teatri d'Italia. Quello del 5 giugno è l'unico nostro concerto del 2021, il che arricchisce ancora di più di significato l'evento».

Dieci anni fa avete conosciuto e collaborato con il maestro Morricone in Piazza del Popolo. Come fu quel primo incontro?
G.: «Avevamo quindici anni all'epoca. Eravamo dei bambini. C'era quell'ingenuità nell’aria, data dall’età, che non ci faceva percepire esattamente il peso della situazione. Abbiamo un bellissimo ricordo del Maestro, lo percepivamo quasi come fosse un componente della nostra famiglia. Un aneddoto divertente di quel giorno mi regalerà sempre un sorriso ripensando a lui: durante le prove in sala, sbagliai l'attacco iniziale di un pezzo. Mi girai verso di lui e gli dissi "Me lo dai tu l'attacco?". Ci fu il gelo in sala. Lui si girò e mi disse con il suo accento romano "Non ti preoccupare ragazzino, te lo do io l'attacco”. Tempo dopo capì il reale peso che aveva quella sua risposta». 

Come avete scelto i brani?
I.: «È stato un lavoro abbastanza complesso. I nostri produttori ci hanno aiutato nella scelta ed anche la famiglia Morricone ci ha consigliati. Con Andrea, figlio del maestro, abbiamo studiato alcune melodie. Un bellissimo lavoro di squadra».

Cosa significa per voi portare Morricone nel mondo?
P.: «Portare Morricone nel mondo è per noi un vanto anche perché non siamo esportatori di sola musica, ma anche di italianità. Questo è stato probabilmente il progetto più bello della nostra carriera».

A parte la fortuna di averlo conosciuto di persona, quando lo avete conosciuto professionalmente, attraverso un film, ad esempio?
P.: «Stiamo ancora scoprendo la complessità delle sue opere, ancora oggi. Tanto che è stato difficile scegliere quali pezzi fare il 5 giugno. Il primo ricordo che ho di Morricone è legato a quel capolavoro della storia cinematografica che è “Nuovo Cinema Paradiso”. Nonostante io non sia una persona molto emotiva, davanti a quel film piansi a dirotto».

C'è un evento che può essere anche solo lontanamente accostabile a quello del 5 giugno nella vostra carriera?
I.: «Grazie all’aiuto del nostro manager abbiamo sempre partecipato ad eventi incredibili. Basti pensare al concerto tributo ai tre tenori con Placido Domingo sul palco. O quando cantammo a due metri dal Papa, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù a Panama. Però il 5 giugno è davvero unico… forse perché è stato il primo nostro concerto in diretta».

Parliamo del disco. È stato registrato in presa diretta oppure in studio?
G.: «Per un'esperienza audio migliore abbiamo deciso di registralo in studio. Il concerto ha anticipato di parecchi mesi l'uscita del disco, cosa che solitamente non avviene. Ma poco importa. Volevamo far ascoltare i pezzi nuovi in questo anno così particolare, ne sentivamo l'esigenza».

Qual è l’insegnamento che vi ha lasciato l'incontro con il maestro Morricone?
P.: «Abbiamo registrato il nostro primo album con lui nel 2010. Per otto mesi, tutti i giorni, il maestro arrivava allo stesso orario e andava via allo stesso orario. Ci vuole professionalità, passione, umiltà, costanza e amore per il prossimo. Questo ci ha insegnato».   

 


12 anni insieme

Il Volo sono due tenori e un baritono: Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble. Un trio che si è costituito nel 2009, anno in cui hanno partecipato al talent show “Ti lascio una canzone”. Interpretano brani della tradizione classica italiana e internazionale. Cantano in italiano, in dialetto napoletano, ma hanno inciso anche canzoni in spagnolo, inglese, francese, tedesco e latino. Sono i primi artisti italiani ad aver firmato un contratto diretto con una major statunitense. Hanno vinto la 65esima edizione del Festival di Sanremo (2015) con il brano “Grande amore”.

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