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Libri&Liberi di Giugno

Mer 26 Mag 2021 | Libri&Liberi
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LETTI PER VOI

Stefano. Una lezione di giustizia
Cucchi – Franzoso
Fabbri Editori
Gli autori del libro sono Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, e Andrea Franzoso, che nel 2015 denunciò gli illeciti del presidente di Ferrovie Nord Milano (il suo gesto coraggioso gli costò il posto di lavoro, ma l'eco mediatica che ne seguì portò all'approvazione nel 2017 della legge a tutela dei whistleblower. Oggi Andrea si occupa a tempo pieno di educazione civica, dalla scuola primaria alle superiori). In questo libro Cucchi e Franzoso ripercorrono la vicenda terribile di Stefano, trasformando ogni tappa del racconto in un'occasione per spiegare e approfondire alcuni concetti chiave: la libertà personale e il potere coercitivo dello Stato, la polizia giudiziaria e il suo funzionamento, il sistema carcerario, i diritti del cittadino. La storia di Stefano diventa così una grande lezione di giustizia per tutti.

Profumi
Il senso che sfugge: così viene definito l’olfatto. È partendo da questa “evanescenza” che Paola Bottai ci accompagna in un viaggio ricco di curiosità, storia della civiltà e della moda, ricordi personali, strategie di marketing e tutto quello che ruota attorno al senso più personale ed emotivo di cui disponiamo.

31 aprile. Il male non muore mai
La trama è ambientata in Germania. Protagonista è Vera Stark, giornalista a cui viene affidata un’inchiesta delicata sulla crescita del neonazismo e, in modo particolare, sul gruppo “31 Aprile”, che vuole riprendere il progetto nazista.

Scostumate 
Attraverso il racconto inedito dell’imprenditrice Marisa Padovan, il libro ripercorre la storia di un oggetto magico: il costume da bagno. 
 

 

DA LEGGERE D’UN FIATO

BY BILLIE EILISH
Billie ha scelto di raccontarsi attraverso una raccolta di oltre 500 immagini “private” quasi tutte inedite, da lei personalmente selezionate e commentate, in un viaggio nel tempo che inizia con gli scatti domestici di un’infanzia piena di presagi e prosegue ancora oggi, in famiglia, sul palco, in tour, in streaming – ogni nuovo giorno all’insegna della musica, circondata dal devoto affetto di legioni di fan che lei ricambia con altrettanto calore. «Ho passato moltissimo tempo a sfogliare gli album di famiglia per selezionare personalmente tutte le foto contenute in questo libro. Spero che lo amiate come lo amo io», ha dichiarato l’artista.


 

TRE DOMANDE A… Marco Pappalardo


Come si racconta la speranza tramite la storia di un giudice ucciso dalla mafia?
«In queste pagine parlano di lui e per lui la sua città, alcuni oggetti personali, i luoghi di studio e di lavoro, i simboli della fede e della giustizia, dei testimoni: una vita semplice, ma intensa, una professione vissuta in modo coerente, un uomo dalla profondissima fede e dall'altissimo senso del dovere. La mafia, uccidendo Livatino, per un attimo è apparsa vincente, eppure “il seme che muore porta frutto”, dunque non lasciamolo marcire. Oggi è un modello vincente per essere donne e uomini di speranza, nelle piccole cose di ogni giorno e nell'impegno contro ogni mafia. Da adulti, docenti ed educatori abbiamo la missione di porre dei semi nei diversi ambienti educativi, anche quando i frutti saranno raccolti da altri. In ogni giovane di oggi ci può essere il “giudice Livatino” di domani e questo libro può essere una goccia d’acqua per farlo germogliare!».

La beatificazione cosa ha significato?
«Trent’anni fa, quando fu ucciso barbaramente dalla “Stidda”, non c’era certo la pandemia, ma il virus della violenza della mafia era diffuso e mortale. Ancora oggi rischiamo di rendere la criminalità organizzata protagonista, un’alternativa allo Stato nel rispondere alle necessità economiche di commercianti ed imprenditori allo stremo, nell’adescare i ragazzi ancor più in dispersione scolastica, nell’offrire ai giovani senza lavoro un guadagno facile seppur disonesto. Ora, dunque, un giudice – il primo nella storia della Chiesa – elevato agli onori degli altari come martire in odium fidei, non può che essere un segno dei tempi da cogliere. Mi pare che la nostra società e questo tempo abbiano bisogno di “credenti credibili”, capaci di un tale modo di essere, operare e servire, ciascuno per il ruolo e per le responsabilità ricoperti». 

Quanto è importante raccontare per mantenere viva la memoria?
«Ci sono storie che vanno raccontate, ci sono donne e uomini la cui vita è stata esemplare tanto da ispirare le scelte quotidiane di tanti! Ero adolescente quando il giudice Rosario Livatino è stato ucciso e allora ci sono stati insegnanti ed educatori che hanno richiamato la mia attenzione su di lui; ora, da adulto, ho sentito il dovere di donare ai preadolescenti, agli adolescenti e ai giovani un libro originale ed illustrato sulla sua vita. "Non chiamatelo ragazzino", edito da Paoline, rompe gli schemi, poiché racconta una storia straordinaria in modo ordinario. Se per gli adulti a volte c'è poco da fare, per i ragazzi ed i giovani è possibile se gli mettiamo accanto testimoni come Livatino e li coinvolgiamo attivamente nel cambiamento, pure a partire dalla lettura di un libro». 

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