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Aiuto, mi sono persa in cucina!

Tra cibi preparati, poco tempo e una percezione fisica alterata dei figli, non sappiamo più quale piatto mettere in tavola

Mar 22 Giu 2021 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli

La coscienza della mia ignoranza mi si è rivelata al mercato. Chiedo al fruttivendolo un chilo di patate e lui mi domanda: «Vecchie o nuove?». Resto paralizzata. Al mercato è come dal meccanico: se vuoi ottenere il meglio con i tuoi soldi è meglio mostrare di conoscere almeno un po’ verdure e motori. Mi arrendo: «Devo farle rosolate, quali sono più adatte?». Il fruttivendolo ha pietà di me: le vecchie, asciutte e con la pelle rugosa, sono adatte a essere lessate, le patate più nuove, con la pelle liscia e un colore più vivace, servono per tutti gli altri usi.
è stata la prima volta che mi sono reso conto di quanto non conoscessi le materie prime da usare in cucina. Quanto tempo devono cuocere le melanzane? Come si cuociono i fiori delle zucchine? Molti dei miei amici genitori come me, cucinano per i figli e in qualche modo se la cavano. Ma quasi sempre si rivolgono al cibo del supermercato: surgelati, piatti pronti, gastronomia o preparati che già a partire dall’etichetta ti strillano quanto è facile prepararli e i pochi minuti che ci impiegherai. “Pronto in cinque minuti!”, “Pronto in tre minuti!”. Chi offre di meno? Nessuna censura, né predicozzo sui cibi naturali: i surgelati per chi ha poco tempo sono una benedizione. Ma non è che affidarci così tanto a loro ci ha resi incapaci di capire il cibo?
Mia madre sostiene che anche lei non sa cucinare. E in un certo senso è vero: non è che può aprire il frigo e inventarsi una prelibatezza. Diciamo che ha un set di piatti semplici che prepara a menadito e qualche prelibatezza per la domenica. Anche lei era una donna che lavorava. Però ai suoi tempi surgelati, piatti pronti e piatti con le istruzioni erano molto meno diffusi. Dunque, lei di cibo ne sapeva meno di sua madre, ma certamente ne sa più di me. è per colpa di questa progressiva perdita di sapere che siamo diventati il Paese europeo con i bambini più obesi? Non ho la risposta, ma qualche anno fa mi colpì una ricerca che rivelava come noi genitori non avessimo una chiara percezione della forma fisica dei nostri figli. Secondo l’indagine di Altroconsumo, su 20mila famiglie solo il 17% dei genitori vedeva i figli in sovrappeso. E poiché in Italia lo sono il 32% dei bambini è chiaro che c’è un problema di percezione. Lo studio puntava il dito anche contro una cattiva abitudine dei genitori italiani: usare il cibo come gratificazione per i figli, meccanismo che crea un rapporto distorto con l’atto del mangiare. La nostra cultura alimentare, che ci rende famosi nel mondo per la qualità della ristorazione, ma anche un po’ ossessionati dal cibo, fa il resto.
Eppure, finché conoscevamo il cibo, la sua stagionalità, come si prepara, quanto nutre, le cose andavano un po’ meglio. Forse, invece di ricorrere a cibi bio, green, naturali, senza glutine, per celiaci e quindi alla fine ancora più elaborati, faremmo meglio a recuperare, magari insieme ai nostri figli, informazioni su quali patate è meglio usare in padella e nella pentola d’acqua bollente.          

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