acquaesapone Interviste Esclusive
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

Katherine Heigl: Reginetta TV

Grazie a “Grey’s Anatomy” è diventata il simbolo delle commedie romantiche. Dopo aver sostituito Meghan Markle (la moglie di Harry) in “Suits”, è tornata in tv, su Netflix, con “L’estate in cui imparammo a volare”. Dei suoi 40? Dice che sono davvero

Mar 22 Giu 2021 | di Giulia Imperiale | Interviste Esclusive
Foto di 7

Katherine Heigl ama vivere nella sua torre d’avorio, tra ponti levatoi e mura di cinta. Quando ti guarda sembra si sforza a tal punto di sorridere che temi le si strappino i muscoli della faccia per il troppo esercizio. Non che sia scostante, sia chiaro, ma mantiene le distanze e costruisce barriere piuttosto invalicabili. Che abbia avuto esperienze negative con la stampa o i colleghi è difficile dirlo, ma di fatto cerca sempre di svicolare sulle faccende personali, concentrandosi sulla sua arte. Con “Grey’s Anatomy” è diventata una sorta di fidanzatina d’America e quando ha deciso di lasciare il set definitivamente hanno dovuto persino inserire il suo personaggio per l’addio di Alex Karev (interpretato da Justin Chambers), ma senza mai farla vedere in viso. Questo dà l’idea di quanto il suo medico Izzie Stevens sia entrato nel cuore del pubblico. Ecco perché in “Suits” hanno pensato a lei per sostituire Meghan Markle, quando ha abbandonato la recitazione per sposare il principe Harry e diventare duchessa (ex). Ora, invece, è tornata in TV da protagonista assoluta per “L’estate in cui imparammo a volare”, su Netflix. 
 
In molti per strada la chiamano ancora Izzie, il suo personaggio in “Grey’s Anatomy”, cosa le è rimasto di lei?
«La sua gentilezza: pur non essendo mai stata fan del genere ospedaliero, mi ha sempre colpito l’umanità con cui trattava i pazienti e capiva le persone».
 
Quello è stato il suo ruolo svolta-carriera, con cui si è guadagnata il primo Emmy. Come ha vissuto quel periodo?
«Mi sono un po’ persa, ad essere onesta. I premi mi hanno fatto perdere concentrazione e ci ho messo tanto tempo a trovare un equilibrio, rimettermi in discussione e trovare sempre nuovi stimoli».
 
La fama può diventare un boomerang?
«Bisogna saperla dosare e prendere le dovute distanze. Ricordo ancora com’era la vita prima di “Grey’s Anatomy”, quando correvo come una matta da un provino all’altro senza essere mai scelta. Mi sentivo fragile, triste e arrabbiata. Ho sempre sognato di avere una carriera brillante e quando la situazione ha cominciato a volgere a mio favore non ho potuto far altro che ringraziare… Se invece diventava troppo pressante prendevo una pausa. Grazie a quel lunghissimo periodo di disoccupazione ho imparato a mettere tutto in prospettiva».
 
Preferisce i copioni brillanti o quelli drammatici?
«Penso di avere una discreta verve comica e mi piace anche alleggerire le tensioni tra i ciak. Una risata ci salverà».
 
Nella sua carriera sente di aver fatto dei compromessi?
«Agli inizi pur di lavorare e pagare i conti ho accettato film tv scadenti, ma non avevo altra scelta, quindi ho tenuto duro finché è arrivata la mia occasione».
 
Dopo tanti anni, ha capito quale sia l’elemento che determina il successo di una serie?
«Stupire lo spettatore e tenere alte le aspettative sono ingredienti cruciali per far sì che le vicende incuriosiscano».
 
Da quel momento è diventata una vera reginetta delle commedie romantiche, molte delle quali con un cast stellare, come “Capodanno a New York”, dove ha interpretato una donna in bilico tra le esigenze del cuore e quelle della testa.
«La verità è che ognuno di noi vuole trovare un senso in materia sentimentale e, quando ti lasciano, senti il bisogno di capirne il motivo, altrimenti non riesci a voltare pagina e rimani appesa a quella persona che hai amato e poi inizi ad odiare». 
 
In quel caso ha dato un bel paio di sberle a Jon Bon Jovi, una rockstar che molla il suo personaggio senza spiegazioni.
«È stato divertente, perché ho avuto bisogno di un coordinatore delle controfigure. Uno dall’esterno pensa che serva a guidare gli stunt nelle scene in cui esplode una macchina o qualcuno si getta da un grattacielo e invece è lì ad aiutarti a fingere di schiaffeggiare qualcuno. Meno male che ho imparato bene a farlo e non ho davvero picchiato Bon Jovi, anche se una volta per caso gli ho colpito il naso. Di sicuro sono scene che ti dà più soddisfazione girare».
 
Più di una volta le hanno dato il ruolo dello chef. Come se la cava ai fornelli?
«Benissimo, direi, soprattutto dopo le esperienze sul set: sono diventata una maestra nelle julienne e nell’affettare le verdure, incluse le cipolle. Mi piace la cucina, perché permette di essere creativa e di mantenerti impegnata in qualcosa di pratico, ma ad essere onesta non cucino tutte le sere». 
 
Si considera romantica?
«Non credo che il lieto fine sia noioso, anzi, in una storia al cinema e in tv sono di quelli che si arrabbiano se non arriva».
 
Cosa l’ha convinta non solo a recitare, ma a produrre il progetto della serie “L’estate in cui imparammo a volare”?
«Mi sembra una storia molto umana di amicizia femminile, piene di emozioni in cui tutti si possono riconoscere». 
 
Anche lei ha una migliore amica? 
«Sì! Lei è fantastica, ha un senso dello stile che a me manca del tutto. Apro le ante dell’armadio e sono una totale indecisa. Così lei chiede aiuto alla sorella e mi evita di finire sui giornali con i voti più bassi nelle pagelle di moda. Seguo alla lettera i loro consigli e mi fido ciecamente».
 
Nella serie la si vede anche in scene intime, come le ha vissute?
«Premetto che non ho mai fatto né voglio fare scene di nudo, ma la serie richiedeva che si vedesse un pochino di più del mio corpo e ho accettato. Mi sento equilibrata e matura: a 40 anni ho una consapevolezza diversa rispetto a quella di 20 anni fa e so cosa mi mette a disagio e cosa no e come far sentire la mia opinione in maniera chiara».
 
Le sembra che Hollywood stia cambiando?
«Assolutamente: ho iniziato a recitare a 12 anni e mia mamma era sempre accanto a me, che mi copriva le spalle e lottava per me. E ora, con i coordinatori d’intimità, ci sentiamo tutti più protetti e sicuro, soprattutto le giovani donne. Mi sembra un grande progresso».                                              

 


Attrice e produttrice
Katherine Marie Heigl, classe ’78, non è solo attrice ma produttrice statunitense nata da genitori di origini tedesche. Attivista per PETA e sostenitrice della donazione degli organi, è portavoce della lotta contro il cancro (perché la madre ha avuto un tumore al seno quando lei era ragazza). Ha iniziato da bambina come modella, per proseguire al cinema con piccoli ruoli. La sua carriera è nata sotto il segno della tv con due serie iconiche, “Roswell” e “Grey’s Anatomy”. Quest’ultima l’ha trasformata nella reginetta delle commedie romantiche, come “27 volte in bianco” con James Marsden, “La dura verità” con Gerald Butler e “Tre all’improvviso” con Josh Duhamel e “Capodanno a New York” con Jon Bon Jovi. Al culmine del successo si è presa una pausa per dedicarsi al privato Sposata al cantante Josh Kelley, ha adottato due bambine, Nancy e Adelaide, e dopo ha avuto un figlio biologico, Joshua. Quando è tornata in scena ha collezionato parti televisive di vario genere ed è subentrata a Meghan Markle, nella serie “Suits”. Ha prodotto e interpretato “State of affairs”, seguito poi da “Doubt “e attualmente è la star di “L’estate in cui imparammo a volare” su Netflix tratto dall’omonimo romanzo di Kristin Hannah (Oscar Bestsellers Mondadori). 

 


Condividi su:
Galleria Immagini