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“In Asia i diritti umani dell’Onu non sono riconosciuti”

Ex direttore di AsiaNews, già direttore di Fides, Padre Cervellera torna in ‘missione’ ad Hong Kong

Mar 22 Giu 2021 | di Irene Trentin | Interviste Esclusive
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«I l Covid 19 si è rivelato la prova del nove per l’autoritarismo. I governi del mondo sono chiamati a scegliere tra una forma autoritaria o una democratica per far fronte a questa pandemia. Ma in questa sorta di lotta, il pericolo è che soccomba la dignità assoluta della persona, sacrificata alle esigenze dell’economia».
Questo il rischio per la comunità internazionale, secondo padre Bernardo Cervellera, chiamato ad Hong Kong dopo 18 anni di direzione ad AsiaNews, agenzia di stampa del Pime (Pontificio istituto missioni estere). Il suo è un ritorno in quest’isola, dove era stato già missionario dall’’89 al ’95. O meglio, è “un proseguire la missione in modo diverso”. 
Missionario del Pime, nato a Grottaglie (Taranto) nel ’51, padre Cervellera è stato redattore di Mondo e Missione a Milano per undici anni, poi testimone ad Hong Kong e docente di storia della Civiltà occidentale all’università Beida di Pechino. Rientrato in Italia, ha diretto l’agenzia vaticana Fides. 
 
Quale il bilancio di AsiaNews, che ha divulgato notizie spesso scomode?
«In questi anni, abbiamo messo a tema la vita dei popoli e delle chiese dell’Asia, impegnate nel restituire maggiore dignità alle persone, con un aiuto intellettuale e materiale. Abbiamo rotto il meccanismo per cui l’informazione sull’Asia è solo esotico-turistica o al massimo economica, ma non serve ad entrare in reale rapporto con questi popoli. In ogni caso, abbiamo sempre lavorato per la libertà, a partire da quella religiosa».
 
Come cambierà la sua missione? 
«Finora l’ho svolta scrivendo, attraverso la voce di testimoni, corrispondenti, vescovi. Diventerà più diretta, accogliendo l’invito “Vieni e vedi” di papa Francesco, in occasione della giornata per le Comunicazioni sociali. Ora, ho la possibilità di svolgerla sul campo, testimoniandola con la vita».
 
Papa Francesco ha appena nominato vescovo ad Hong Konk il gesuita Stephen Chow. La diocesi era vacante dal 2019, quando morì il precedente vescovo Michael Yeung Mingh-cheung. Non sempre però i rapporti tra la Chiesa ufficiale e la Chiesa cosiddetta sotterranea sono facili… 
«Ad Hong Kong sono sempre stati garantiti lo stato di diritto, le leggi e la libertà religiosa fin dal tempo degli inglesi. Dal ’97, anno in cui è passato sotto il governo della Cina, sono stati messi sempre più freni. Come quelli della nuova legge nazionale sulla Sicurezza alla libertà religiosa, di stampa e di opinione. Ma se per ora la libertà religiosa è garantita, ci sono invece problemi per quella educativa, perché il governo vuole controllare i cosiddetti sponsoring body (enti promotori - ndr). E, di conseguenza, anche l’attività svolta dalle parrocchie e dalle organizzazioni religiose».  
 
Il dibattito sulla difesa dei diritti umani si è riacceso dopo l’arresto di alcuni manifestanti in occasione dell’anniversario di piazza Tienanmen e di giornalisti che avevano denunciato l’inizio della pandemia. Com’è la situazione in questo momento?
«I diritti umani in Asia soffrono di una doppia difficoltà. Da una parte, in molti Paesi sono conculcati da governi autoritari, come Thailandia, Myanmar, Cina, Vietnam, alcune regioni dell’India, o da gruppi fondamentalisti presenti in molti Paesi del Medio Oriente, che rendono difficile la libertà religiosa e di opinione, come in Pakistan. La legge sulla blasfemia non colpisce solo i cristiani, ma anche i musulmani, perché viene utilizzata per eliminare un avversario politico. I diritti umani sono repressi spesso violentemente. Ma c’è una questione ancora più grave: i governi autoritari dell’Asia non riconoscono i diritti umani dell’Onu. Per gli orientali i diritti fondamentali sono l’accesso ai beni di prima necessità, come il cibo, una casa. La libertà di opinione, di religione e la democrazia sono ritenute superflue, borghesi o colonizzatrici, perché imposte dall’Occidente. In questo modo, si tenta di eliminare il ruolo dell’Onu, sostituendolo con i governi autoritari orientali, che si alleano. In Myanmar, dopo la vittoria di un partito laico, la Lega nazionale per la democrazia, una giunta militare, ha stravolto il risultato delle elezioni, ma nessuno ha alzato la voce contro un colpo di Stato ingiusto. È la dimostrazione che Paesi autoritari come Cina, Thailandia, Singapore, Cambogia arrivano anche a stringere alleanze per reprimere i diritti umani». 
 
Qual è la responsabilità della Cina nei confronti della pandemia?
«La pandemia scoppiata in Cina è frutto dell’autoritarismo, perché i primi casi di questo nuovo virus erano stati scoperti già a metà dicembre, ma il governo di Wuhan e quello dell’Hubei hanno aspettato mesi prima di rivelarne l’esistenza. Anche l’Oms e il governo centrale hanno aspettato. C’è stata una connivenza di autoritarismo». 
 
Quindi, la pandemia può diventare un pretesto?
«Diversi Paesi utilizzano la pandemia per bloccare lo sviluppo dei diritti umani, non si fanno le manifestazioni ad Hong Kong, in Thailandia non ci sono più rapporti con l’estero. In nome della pandemia, in Myanmar si vaccina solo chi è d’accordo con la giunta militare. C’è un uso politico della pandemia che ostacola il lavoro per aiutare tutti i popoli». 
 
Alcuni Paesi, come l’India e il Nord Corea sono profondamente feriti.
«L’India soffre perché ha una popolazione di un miliardo e 400 milioni e, a differenza della Cina, ha fatto un lockdown molto breve per paura che incidesse troppo sull’economia. Il Paese più grande produttore di vaccini non ha fatto una campagna per distribuirli in modo veloce e gratuito, mentre le compagnie indiane preferiscono venderli in tutto il resto del mondo, piuttosto che distribuirli agli indiani. In India, nelle campagne non ci sono strutture cliniche adeguate, anche a causa della leggerezza del governo». 
 
Che compito l’aspetta ad Hong Kong?
«Ci sono tante possibilità che mi aspettano: dal lavoro pastorale diretto, a quello nelle scuole, nelle università. Oppure, la testimonianza nelle prigioni, dove, per la nuova legge sulla sicurezza, sono detenute molte persone che si dedicano alla difesa della democrazia. Il mio compito sarà sempre uno: aiutarli, in questa situazione difficile, a scoprire o a riscoprire Dio». 
         
 


DA GROTTAGLIE ALL’ORIENTE
Padre Bernardo Cervellera, missionario del Pontificio istituto missioni estere, nato a Grottaglie (Taranto), nel '51, laureato in Filosofia all'università Cattolica di Milano, giornalista, è stato direttore per 18 anni di AsiaNews, l'agenzia stampa del Pime. è stato redattore di Mondo e Missione a Milano, missionario ad Hong Kong, docente a Pechino di storia della Civiltà occidentale all'università di Beida. Ha diretto l'agenzia Fides, del dicastero vaticano per l'Evangelizzazione dei popoli (1997-2003). Rientrato a Roma, ha continuato la sua missione nella casa generalizia del Pime. è autore dei libri: "Missione Cina. Viaggio nell'impero tra mercato e repressione" (2006), "Il rovescio delle medaglie. La Cina e le Olimpiadi" (2008), "Asia, la sfida del Terzo millennio" (2013). AsiaNews è l'unica agenzia d'ispirazione cristiana specializzata sull'Asia e le grandi religioni, con corrispondenti in quasi tutti i Paesi asiatici e 13-15mila visitatori unici al giorno. Nata da un'ispirazione di padre Piero Gheddo, è approdata online su iniziativa di padre Cervellera nel 2003, promuovendo numerose campagne, soprattutto a sostegno dei cristiani perseguitati dell'Asia. Padre Cervellera ha lasciato il posto a padre Mario Ghezzi e continuerà la sua missione ad Hong-Kong, dove dovrebbe arrivare nei primi di agosto. 

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