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Paghi i giornali che non leggi

Acqua&Sapone lo leggi e non lo paghi. Tutti questi probabilmente non li leggi eppure li paghi

Mar 22 Dic 2009 | di Stefano Carugno | Media
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Lo Stato ha pochi soldi: tagli alla scuola, alla sanità,  agli aiuti sociali, alla sicurezza, tagli ovunque, ma non ai contributi per l’editoria, che anzi aumentano, in perfetta comunanza tra maggioranza e opposizioni.  Il modo come vengono gestiti questi contributi, infatti, è un importante strumento di conservazione del potere: non quello minacciato dagli scontri tra destra e sinistra (e viceversa), ma quello che teme il formarsi di un’editoria indipendente dalle pressioni dei partiti e delle potenti lobby economiche.
Milioni di euro vanno a Libero e a L’Unità, all’Avvenire e a La Padania: pluralità e democrazia, sembrerebbe quindi. Invece no. Ci sono, sì, piccole realtà che fanno davvero informazione, ma a queste vanno solo le briciole. Le più finanziate sono proprio le testate che urlano “informazione di parte”, e sono aziende editoriali che senza continui aiuti statali non reggerebbero il mercato.
I contributi per l’editoria erano nati con lo scopo di avvicinare gli italiani alla lettura, ma dopo tanti anni e l’equivalente di miliardi di euro sborsati, gli italiani hanno solo continuato a pagare indirettamente questi giornali senza però leggerli.

La lista dei beneficiari e degli importi dei contributi per l’editoria:

€ 179.317.969,07 di contributi per la carta stampata

€  12.847.628,11 di contributi per le radio private

€  2.880.293,94 di contributi per le televisioni private

€ 5.728.721,16 di contributi per le televisioni satellitari

 

A CHI VANNO I MILIONI DI EURO

LIBERO

7.794.367,53

L'UNITÀ

6.377.209,80

AVVENIRE

6.174.758,70

ITALIA OGGI

5.263.728,72

IL MANIFESTO

4.352.698,75

LA PADANIA

4.028.363,82

LIBERAZIONE

3.947.796,54

IL FOGLIO

3.745.345,44

CRONACA QUI.IT

3.732.669,02

EUROPA

3.599.203,77

CONQUISTE DEL LAVORO

3.346.922,70

IL SECOLO D'ITALIA

2.959.948,01

CORRIERE CANADESE

2.834.315,47

L'AVANTI!

2.530.638,81

CORRIERE DI FORLÌ

2.530.638,81

CORRIERE MERCANTILE

2.530.638,81

LINEA

2.530.638,81

LA PROVINCIA

2.530.638,81

RINASCITA

2.530.638,81

CAVALLI E CORSE

2.530.638,81

IL CITTADINO

2.530.638,81

LA DISCUSSIONE

2.530.638,81

GIORNALE NUOVO DELLA TOSCANA

2.530.638,81

VOCE DI ROMAGNA

2.530.638,81

AMERICA OGGI

2.530.638,81

IL GLOBO

2.530.638,81

NUOVO RIFORMISTA

2.530.638,81

ROMA

2.530.638,81

NOTIZIE VERDI

2.510.957,71

IL DENARO

2.459.799,42

LA CRONACA

2.455.920,31

CRONACHE DE L'INDIPENDENTE

2.406.579,59

CORRIERE NAZIONALE

2.299.508,81

CORRIERE DEL GIORNO DI PUGLIA E LUCANIA

2.163.034,26

IL CORRIERE DI FIRENZE

2.024.511,05

METROPOLI DAY

2.024.511,05

OPINIONE DELLE LIBERTÀ

1.976.359,70

LA NUOVA VOCE

1.941.085,69

GIORNALE DELL'UMBRIA

1.932.899,07

PRIMORSKI DNEVNIK

1.897.979,11

IL CORRIERE LAZIALE

1.872.667,94

LA VERITÀ

1.698.639,96

IL SANNIO QUOTIDIANO

1.697.736,76

SCUOLA SNALS

1.687.993,79

QUOTIDIANO DI SICILIA

1.638.723,37

METROPOLIS

1.609.581,83

DOLOMITEN

1.568.996,06

IL DOMANI DI BOLOGNA

1.559.022,10

ITALIA DEMOCRATICA

1.476.783,76

CORRIERE DI COMO

1.470.287,76

VOCE DI MANTOVA

1.416.605,48

IL DOMANI

1.304.657,87

LIBERAL

1.200.342,31

OTTOPAGINE

1.176.899,75

IL CAMPANILE NUOVO

1.150.919,75

BUONGIORNO CAMPANIA

1.071.799,30

PRIMORSKI DNEVNIK (L 278/91)

1.032.913,80

A.R.E.A

1.012.255,52

DIRE

1.012.255,52

 


Il futuro? Free press libera di qualità
Medium Srl editore della rivista Acqua & Sapone cura anche l’edizione di altri periodici, tutti tassativamente gratuiti per il lettore e che offrono una eccellente qualità dell’informazione, dovuta soprattutto  proprio all’indipendenza dalle pressioni dei partiti, dai contributi statali e dall’assillo della vendita delle copie, tutti elementi che portano spesso a snaturare il lavoro giornalistico.
è il caso de Il Caffè, periodico diffuso gratuitamente in 80.000 copie in una zona del Lazio di circa 1 milione di abitanti (Roma esclusa) che ha ottenuto eccezionali risultati di gradimento da parte dei lettori, risultando, nei 30 Comuni in cui è diffuso, il giornale più letto.
 


La libertà della stampa      
In Italia c’è libertà di stampa, ma la stampa non è indipendente da partiti e lobby. Poi, soprattutto, conta la televisione

L’ennesima classifica che vuole misurare la libertà di stampa nel mondo ci condanna al 49° posto, al fianco di paesi africani, sudamericani e storicamente poco democratici. Stavolta il giudizio negativo sul nostro Paese arriva da Reports Sas Frontières, l’organizzazione francese che ha come obiettivo la difesa della libertà di stampa. Duro il giudizio: «è inquientante constatare - afferma il segretario generale di RSF Jean Francois Julliard - che democrazie europee come la Francia (43esima), la Slovacchia (44esima) e l’Italia (49esima) continuino, anno dopo anno, a scendere in classifica».
Ma siamo davvero messi così male in Italia?
In realtà bisogna intendersi bene su cosa significa “libertà di stampa”. Nel nostro Paese chiunque può esprimersi liberamente, entro i limiti della diffamazione: è una libertà sancita dalla Costituzione ed è facilmente riscontrabile da chiunque di noi.
Altra cosa è “la libertà della stampa”.  Se è vero che in Italia l’80% delle persone si tengono informati attraverso la televisione (dati della Banca Mondiale), e se è altrettanto vero che i principali quotidiani e canali Tv sono controllati da pochissimi gruppi editoriali, tutti con legami strettissimi a questo o quel partito, è chiaro che chi esercita la propria libertà di pensiero al di fuori di questi canali rischia di essere schiacciato dallo strapotere altrui. è come sussurrare qualcosa in mezzo ad una folla urlante: nessuno ti vieta di parlare, tanto quello che dici si perde nel frastuono.
Purtroppo la degenerazione del dibattito politico di questi ultimi anni, che negli altri paesi occidentali non arriva certo ai nostri bassi livelli, ha portato anche una anormalità in ambito editoriale. Le testate giornalistiche, tv o giornali che siano, sono diventati organi di propaganda, i giornalisti dei semplici “portamicrofoni” da piazzare davanti al politico di turno e la capacità della stampa di incalzare i politici attraverso la forza dell’opinione pubblica si è sciolta tra gossip e partigianeria. Quello che manca oggi in Italia non è la libertà, ma la completa indipendenza dei giornalisti e degli editori di stampa.


Banda larga = libertà di stampa                              
Se confrontiamo la classifica sulla libertà di stampa con quella sulla diffusione della banda larga (internet veloce) è evidente un forte collegamento: dei 10 paesi con maggiore libertà di stampa, ben 7 sono anche in testa alla classifica della diffusione della banda larga e negli altri 3 forti sono gli investimenti in questo settore.
Nasce spontaneo un dubbio: forse è per questo che l’Italia non riesce ad investire in queste infrastrutture?


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