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2020: 1 milione di screening in meno

Carcinoma mammario: cosa è successo durante la pandemia?

Mar 22 Giu 2021 | di Emanuele Tirelli | Salute

Recuperare. Più che un’indicazione è quasi una necessità, perché nei primi nove mesi del 2020 sono stati effettuati oltre 1 milione di screening mammografici in meno rispetto all’anno precedente, 600mila donne esaminate in meno e una stima di 2800 diagnosi, in meno, di carcinoma mammario. «Questa riduzione potrebbe tradursi in un impatto importante sulla gestione dei tumori diagnosticati successivamente», dice Stefania Gori, presidente di Ropi (Rete Oncologica Pazienti Italia).
 
Da cosa è stata determinata?
«In parte è attribuibile agli screening interrotti durante una fase della pandemia. E in parte alla ridotta propensione delle persone, che, laddove chiamate dalle strutture per questi esami, hanno preferito rispondere negativamente per paura del contagio da Covid-19. Una delle prime attività è stata quella di mettere in atto tutte le azioni necessarie per rendere i luoghi sicuri, quindi il timore è stato superato».
 
L’attenzione è anche sui test genomici.
«Vengono effettuati sulle pazienti con tumore al seno iniziale, operato, con recettori ormonali positivi, Her2 negativo, linfonodi ascellari sani o con massimo 3 linfonodi metastatici. E permettono di capire in quali casi basta una terapia ormonale e dove invece è necessario aggiungere anche un trattamento chemioterapico. Quest’ultimo viene quindi prescritto solo se di beneficio, evitando una cura pesante e con importanti effetti collaterali. I test genomici sono garantiti dal Sistema Sanitario Nazionale solo alle residenti in Lombardia, in Toscana e a Bolzano. Non sono inseriti nei livelli essenziali di assistenza e, sulla loro rimborsabilità, le regioni decidono in maniera autonoma. Ma, oltre a essere importanti per le cure, rappresentano anche un risparmio, perché evitano alla sanità pubblica le chemioterapie inutili».
 
Un altro strumento importante è “Dove mi curo?”.
«Che riguarda 17 tumori, incluso quello al seno. È stato elaborato da Ropi partendo dai dati del Programma Nazionale Esiti 2020 di Agenas. Il titolo coincide con la prima domanda che si pone un cittadino che scopre di avere una neoplasia. Andando sul sito www.reteoncologicaropi.it e poi nella sezione dedicata, è possibile cliccare sulla regione di riferimento e quindi sul tipo di tumore. 
Da lì si apre un menu con tutte le strutture che hanno un volume di attività pari o superiore alla soglia raccomandata, che, per restare sul seno, è di 150 attività chirurgiche l’anno».        

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