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Così deforestiamo il Pianeta con le nostre abitudini alimentari

Una ricerca del WWF evidenzia l’impatto ambientale dei nostri consumi e il fenomeno della deforestazione “importata”. Ma ora arriva una legge ad hoc

Mar 22 Giu 2021 | di Domenico Zaccaria | Ambiente

Nell’Ottocento il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach asseriva: “Siamo quello che mangiamo”. Ma oggi deforestiamo anche in base a quello che mangiamo. A spiegarlo è un nuovo report del Wwf che evidenzia come, quasi del tutto inconsapevolmente, consumiamo prodotti provenienti dai Paesi tropicali e sub-tropicali che “incorporano” la deforestazione. E con essa la trasformazione, spesso definitiva, di interi ecosistemi naturali. Lo studio si riferisce ai dati del 2017, con l’Europa che si colloca al secondo posto dopo la Cina: la sua responsabilità è ricollegabile alla deforestazione e alla trasformazione di 203.000 ettari di terreni naturali, con l’emissione di 116 milioni di tonnellate di CO2; nell’ambito del Vecchio Continente, l’Italia ottiene un non lusinghiero secondo posto alle spalle della Germania. Tra il 2005 e il 2017 la soia, l’olio di palma e la carne bovina sono stati, in termini quantitativi, i prodotti importati dall’Unione europea di maggior peso nella deforestazione tropicale, seguiti dai prodotti legnosi prelevati da piantagioni, cacao e caffè. Ma anche altri ecosistemi, come le praterie e le zone umide, sono a rischio: il Wwf rimarca il legame tra i consumi di soia e manzo e la conversione delle praterie in terreni agricoli in Brasile, Argentina e Paraguay.

LA COMMISSIONE EUROPEA STUDIA UNA LEGGE AD HOC
Fortunatamente le prospettive future non sono del tutto fosche. Anke Schulmeister-Oldenhove, uno dei principali autori del report, ha evidenziato che “in questo momento l’Ue è parte del problema, ma, con la giusta legislazione, potrebbe diventare parte della soluzione”. La Commissione Europea sta infatti lavorando a una proposta legislativa capace di disaccoppiare dalla deforestazione le importazioni del nostro Continente. Questa legge, ha spiegato ancora il rappresentante del Wwf, “dovrà impedire a qualsiasi prodotto, realizzato in modo legale o illegale, collegabile comunque alla trasformazione degli ecosistemi, di entrare nei nostri mercati. Il provvedimento dovrà andare ben oltre le misure volontarie per le imprese, fornendo alle aziende regole chiare e attuabili”. Tra le richieste avanzate dall’associazione ambientalista c’è un “marchio” di sostenibilità e di legalità a ogni prodotto o materia prima importata in Europa, oltre alla tracciabilità delle materie prime e alla trasparenza della catena di approvvigionamento. E ancora sanzioni efficaci legate alla nuova legislazione e un maggiore controllo sul rispetto dei diritti umani, sia in fase di raccolta che di produzione.                                                                    

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