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Una birra prodotta con il pane invenduto

Il progetto Biova si basa sul paradigma dell’economia circolare, con un occhio attento al sociale

Mar 22 Giu 2021 | di Domenico Zaccaria | Attualità

Ogni giorno in Italia, dei 72mila quintali di pane prodotto, 13mila finiscono nella spazzatura dei punti vendita della grande distribuzione. Nel 2019 a Roma, mentre venivano sprecati circa 200 quintali di pane al giorno, le tre mense della Caritas spendevano 90mila euro per acquistare panini per i meno abbienti. Ma nello stesso anno a Torino prendeva vita il progetto Biova, con l’obiettivo di produrre birra seguendo i dettami dell’economia circolare e di fare impresa con un occhio attento al sociale e al contrasto allo spreco alimentare. Con gli scarti del pane, infatti, è possibile dare vita a un’ottima birra artigianale. E da soli 150 chili di prodotto recuperato si possono ricavare 2.500 litri di birra premium, salvando il 30% del malto d’orzo che altrimenti andrebbe perso e risparmiando l’emissione nell’ambiente di 1.365 chili di CO2. «Abbiamo toccato con mano la questione del pane – spiega Franco Dipietro, fondatore ed amministratore delegato di Biova - che è un caso veramente incredibile, perché per quanto lo si prenda dal sistema di recupero delle eccedenze dai catering, dai ristoranti e dai panifici e si provi sino all’ultimo a fare il giro di tutte le mense, di tutte le strutture e perfino arrivare a darlo ai contadini per i maiali, comunque ne avanza sempre tanto».

COME FUNZIONA LA FILIERA
Gli zuccheri del pane vengono utilizzati per fermentare i lieviti all’interno di una filiera cortissima: dal momento che la birra non può viaggiare molto, viene prodotta quasi sempre nello stesso posto dove vengono recuperate le pagnotte. La startup si appoggia a una rete di birrifici locali, mentre per recuperare la materia prima, oltre alla grande distribuzione, ci si affida a onlus che i fondatori hanno conosciuto in una precedente esperienza da volontari: «Loro ci recuperano il pane – sottolinea Dipietro - e noi contribuiamo alla crescita della onlus con una percentuale sulla vendita della birra, di fatto rifinanziando progetti di lotta allo spreco alimentare sul territorio». Finora sono state recuperate 2 tonnellate di pane, ma i margini di crescita sono potenzialmente enormi se si considerano i 13mila quintali che ogni anno finiscono nella spazzatura. Non a caso, in poco tempo il numero dei lavoratori coinvolti è salito da due a cinque. E il progetto, proposto in queste settimane a incubatori e acceleratori, ha tutte le carte in regola per espandersi. Anche perché, come sostiene il fondatore di Biova: «Più pane riusciremo a recuperare e miglior lavoro avremo fatto».           

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