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Lo spettro della prima vacanza senza genitori

Tra paure e perplessità, come affrontare al meglio questo passaggio fondamentale

Mar 20 Lug 2021 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli

Altro che stagione del riposo. L’estate è il vero tempo degli esami. Per i figli, prima o poi arriva il test della vacanza “autonoma”, in giro con gli amici a combinare chissà cosa. E per i genitori la vacanza “autonoma” dei figli con gli amici a immaginare che stiano combinando chissà cosa. E anche molto di peggio.

La guida migliore che abbiamo sono i nostri ricordi. E personalmente non posso dire che mi facciano stare tranquilla. Di fronte al più tradizionale annuncio (“mamma, quest’estate voglio andare in vacanza con gli amici”), mi si ripropongono come un vecchio film mandato a memoria le tante scemenze combinate quando in vacanza ci sono andato io. Sorvoliamo sui dettagli.

Sta di fatto che l’opzione generica (vietargli le vacanze con gli amici e risparmiarsi tante ansie) non è proponibile. Chiunque con un minimo di esperienza di adolescenti sa quanto sono importanti i primi momenti di autonomia e il confronto con i propri pari per la formazione del carattere, l’acquisizione della capacità di organizzarsi e di dotarsi di strumenti per orientarsi nel mondo. Tempo fa avevo anche ascoltato il consiglio di uno psicologo dell’età evolutiva che consigliava di non vietare la vacanza con gli amici nemmeno al figlio bocciato a scuola. Naturalmente l’esperto non suggeriva di far finta di nulla, ma di approfittare della richiesta della vacanza per spingere il figlio inadempiente a una riflessione più approfondita sul proprio errore. Il suggerimento era quindi di mandare un segnale facendo in modo di limitare la vacanza, come segno che se nell’anno passato non si è fatto il proprio dovere qualche conseguenza ci sarà. E quindi magari limitare la durata della vacanza oppure “moderare” le ambizioni sulla destinazione: “Niente Ibiza, vai a Follonica”. Il bivio poi è sempre quello tra genitori che pensano che i figli avranno tempo per imparare quanto può essere dura la vita e quelli che invece pensano che il concetto dev’essere chiarito fin da subito.
In ogni caso, non vale fare le mamme programmatrici, quelle che preparano la valigia contando i calzini necessari: qualche consiglio ci sta, ma prenotargli tutti gli ostelli, i camping, i biglietti del treno non va bene. Dove sarebbe sennò l’acquisizione di autonomia? Vigilare dunque, ma lasciando loro l’iniziativa. Questa sarebbe dunque la strada maestra per fare pace con la propria coscienza e dare l’occasione al proprio figlio di divertirsi e crescere.
E l’ansia per il sesso non protetto, le ubriacature, le corse in macchina? Per quella c’è poco da fare: alcuni passaggi fanno parte della crescita, errori inclusi. Prima di dare il via libera alla prima vacanza da soli, il genitore un dovere però ce l’ha, credo: cercare di conoscere il proprio figlio il meglio possibile. Se lo osserviamo nella vita di tutti i giorni e magari gli abbiamo dato alcune occasioni di brevi allontanamenti dalla famiglia, forse riusciremo a farci un’idea del suo carattere. E a capire se è cosciente che asciugarsi i capelli con il phon mentre fa la doccia non è divertente. Per il resto non resta che incrociare le dita.

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