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Se non puoi permettertelo, c il dentista sociale

Sempre pi persone non hanno soldi per poter pagare le visite dentistiche. Il COI lancia un appello

Mar 20 Lug 2021 | di Emanuele Tirelli | Salute
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L’impoverimento del ceto medio e la crisi economica causata dal Covid non sono altro che l’esasperazione di una condizione iniziata già da alcuni anni. E la ricaduta colpisce anche le cure mediche. «Oggi hanno bisogno di un dentista pubblico o sociale molte persone che fino a poco tempo fa frequentavano regolarmente gli studi privati», commenta Giancarlo Vecchiati, past president di COI - Cooperazione Odontoiatrica Internazionale. La prima associazione di volontariato odontoiatrico in Italia ha lanciato un appello rivolto a odontoiatri, igienisti, studenti e neolaureati in odontoiatria per poter sostenere un’emergenza sempre più complessa.
Siete nati nel 1993.
«E abbiamo realizzato numerosi progetti, anche in altri 19 Paesi. Possiamo dire che, parlando di povertà, in Italia l’argomento riguarda prevalentemente gli italiani. Il problema dell’accesso ridotto per le popolazioni marginalizzate o in svantaggio economico è cresciuto progressivamente dal 2008. Negli ultimi tempi, il Servizio Sanitario Nazionale è messo a dura prova, non riesce a rispondere alle innumerevoli richieste e le cure odontoiatriche sono una delle prime cose a cui si rinuncia quando non si riesce a mettere un piatto in tavola».

Come mai?
«Perché in Italia l’odontoiatria è a pagamento per il 90%. Anzi, volendo essere ancora più precisi, prima dello scoppio della pandemia meno del 50% degli italiani andava regolarmente dal dentista. E, di questa percentuale, il 90 pagava. In un momento di crisi economica che costringe sempre di più a guardare alle priorità, laddove non c’è l’urgenza si rinuncia o si rimanda, ritrovandosi poi in condizioni molto più complesse da curare».

Quanto è aumentato il numero delle persone che si rivolgono a voi?
«Dal 2019 è cresciuto del 30%. La cosa peggiore è che percentualmente l’incremento è coinciso con il lockdown, quindi dobbiamo recuperare coloro che non hanno avuto accesso alle cure a causa delle restrizioni anti-Covid, e accogliere i nuovi per l’aumento della povertà. Non siamo in grado di soddisfare tutti». 

È dovuto esclusivamente alla crescita delle richieste?
«Ci sono anche altri fattori. La pandemia ha ridotto il numero dei volontari. Inoltre, le procedure da mettere in atto per la tutela dei pazienti e degli operatori hanno rallentato i tempi a disposizione delle prestazioni. A questo si aggiungono i costi aggiuntivi necessari per fare fronte alle procedure stesse: viviamo di aiuti delle singole persone, di fondazioni bancarie e di alcune aziende che ci donano i materiali».

Registrate anche una difficoltà nella percezione generale sull’importanza della salute orale?
«La prevenzione è difficile in tutti i campi della medicina e anche nel nostro. Inoltre, l’odontoiatria, sempre più tecnologica e sofisticata, ha costi alti che non tutti si possono permettere. In assenza di strutture pubbliche efficienti, capaci di assicurare una visita in tempi brevi, tante persone non possono curarsi. Se consideriamo che solo negli ultimi anni l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto la salute orale come realtà trascurata, ci rendiamo conto che la situazione è davvero complessa».
 
Dove siete operativi?
«In Italia, soprattutto nell’area metropolitana di Torino. Nel resto dell’Italia ci sono altre realtà, per esempio a Roma e a Milano: associazioni prevalentemente di ispirazione religiosa. Ce ne sono di più piccole in altre città, ma è difficile avere una mappatura generale».

Come può aiutarvi un professionista che risiede lontano da voi?
«Può innanzitutto contattarci e mostrare la propria disponibilità. Noi ci impegniamo a creare le condizioni per una base locale vicina a lui, nella quale permettergli di operare e svolgere la sua attività solidale, sfruttando il modello di odontoiatria sociale che abbiamo usato da sempre a Torino. E possiamo favorire l’aggregazione di altri colleghi che vogliano agire con lo stesso spirito».            

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