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Č arrivata l’allegria

Dopo l’incidente, Gianni Morandi torna alla musica con Jovanotti, in attesa di poter ricominciare a suonare la chitarra

Mar 20 Lug 2021 | di Nadia Afragola | Interviste Esclusive
Foto di 11

Un inno alla ripartenza, un titolo che non lascia dubbi “L’allegria”. Un testo fresco, estivo, positivo. Una botta di vita in un momento in cui abbiamo più che mai voglia di leggerezza. A cantarlo è Gianni Morandi. A scriverlo è Lorenzo Jovanotti, che lo ha anche prodotto insieme a un gigante mondiale della discografia, Rick Rubin. Non c’è interprete migliore che potesse dare uno schiaffo di energia buona, se non quello che lo stesso Lorenzo definisce come “una specie di garante artistico del carattere migliore degli italiani, quello positivo, indomito, capace di reinventarsi, talentuoso, romantico, poetico e lavoratore”. Un brano che ha saputo riparare la mente, il cuore ed anche il corpo dell’eterno ragazzo di Monghidoro, uscito proprio dopo il terribile incidente con il fuoco che gli ha impedito per diversi mesi di rimettere mano sulla sua chitarra, ma che non l’ha di certo scalfito nell’animo. Sempre pronto a mettersi alla prova, alla ricerca di nuovi stimoli e a cimentarsi con brani decisamente lontani dal suo stile. Gianni è la grinta di cui avevamo bisogno, Lorenzo la penna e la personalità di cui nessuno dovrebbe privarsi mai. 

Parliamo dell’uomo prima che dell’artista. Ci racconta di questa tremenda disavventura?
«Stavo bruciando le sterpaglie e, come al solito, avevo creato una buca larga un metro al cui interno buttavo i rami secchi. Nello spingere con un forcone un ramo che era rimasto fuori dal fuoco, ho messo troppa forza e quando il ramo ha ceduto sono finito nel braciere. Ho trovato non so come il modo per uscire. Mi sono rotolato sul prato, urlavo da dolore, ma l'adrenalina mi ha tenuto in piedi. Ho raggiunto casa, ho chiesto ad Anna di medicarmi in qualche modo, ma lei ha capito subito che la cosa era grave, così ha chiamato l'ambulanza. Erano i primi di marzo e ancora mi trascino le conseguenze di quella leggerezza. Tutta la pelle della mano è stata ricostruita, la riabilitazione è ancora lunga e non so quando potrò tornare a suonare. Il 7 aprile mi hanno dimesso dall’ospedale, lì sono iniziati i problemi, perché non avevo più l'assistenza ospedaliera e pensava a tutto mia moglie».

Non si sa quando potrà tornare a suonare.
«Suonare la chitarra è la cosa che mi è mancata di più. Fortunatamente nel periodo dell’incidente non c'erano concerti dal vivo, altrimenti sarebbe stato ancora più grave».

Come hanno vissuto in famiglia questa disavventura?
«La vicinanza di mia moglie e dei miei figli è stata molto importante. Come anche il sostegno degli amici. Quando ti senti così vulnerabile, hai ancora più bisogno degli altri».

Il momento più duro e quello più bello di questo anno e mezzo di pandemia?
«Come per tutti, ricordo con immensa tristezza l'arrivo di questa ondata pandemica. Parlo di marzo del 2020. Siamo stati bombardati da immagini che ci hanno disorientati e che faticavamo a capire ed accettare. Lo stesso vale per l'estate dell'anno scorso, quando sembrava fossimo usciti dal tunnel, e invece ci siamo ripiombati. In questo anno e mezzo, il momento più bello e più sereno è proprio questo, quello che vivo oggi, nonostante l'incidente, perché tutto sommato riconosco di essere stato piuttosto fortunato. Potevo non essere qui, oggi. Lo so». 

Poi è arrivata la chiamata di Lorenzo.
«Mi ha chiamato anche mentre stavo in ospedale, ma in quel momento, dopo 27 giorni di terapia intensiva, pensavo a tutto fuorché a una canzone che in tempi non sospetti gli avevo chiesto di scrivermi. I primi di giugno mi ha ricontattato e mi ha detto: «Ho un pezzo forte, pensavo di farlo io, ma se lo fai tu sono ancora più contento». Era convinto che il brano stesse meglio in bocca a me, secondo lui rappresentavo perfettamente la ripartenza, quel senso di allegria e di positività di cui la gente aveva bisogno. L'arrangiamento e la produzione erano già pronti: a lavorarci era stato lui e Rick Rubin. Me lo manda, lo ascolto, penso subito che è molto diverso dal mio genere, ha le ritmiche e le frasi tipiche di Lorenzo e gli esprimo i miei dubbi. Mi convince però e mi ritrovo due giorni dopo a Milano a registrare. Passano poche ore e decidiamo insieme alla Sony di farlo uscire. Da lì a breve fa il giro delle radio e del web».

Cosa rappresenta per lei questa canzone?
«Questa canzone mi ha risvegliato, mi ha fatto stare meglio. La musica ha davvero un potere terapeutico straordinario. È stato un regalo sincero. Mi fa guarire nel cuore e nel corpo. Anche la mano sta meglio grazie a questo brano».

Il suo e quello di Lorenzo è un rapporto che nasce da lontano.
«Nel 1988 per la prima volta ho sentito parlare di Jovanotti. Avevo appena finito un progetto insieme a Lucio Dalla, che stava vendendo benissimo. Eravamo gasati e, quando andammo a vedere la classifica delle vendite, pensando di essere primi, fu allora che scoprii per la prima volta il nome di Lorenzo. Io e Lucio ci guardammo e pensammo allo stesso tempo: “Chi?!”. All’epoca era sconosciuto. Da lì abbiamo iniziato a frequentarci e conoscerci. La trasformazione che ha avuto negli anni è stata formidabile, sia nei testi che scrive che nelle cose che fa. Una crescita che mi piace moltissimo. Come artista e come persona lo ammiro tanto».
 
Quale momento la colpisce più di tutte nel testo della canzone?
«”Mi serve una botta di vita, ci vuole un'azione che cambi la partita". Che ha un taglio anche un po' sportivo. È la sintesi di quello che è per me questa canzone e di quello che mi ha dato. È una frase che parla di ripartenza se vogliamo. Per Lorenzo invece, la frase più bella è: “Le scale di casa da scendere a tre a tre”. Dà l'idea dell'estate, porta alla mente l’immagine della fine della scuola, quando si apre uno spiraglio di sole e tu sfondi la porta di casa con la tua voglia di vita. È un testo che vuole solo portare allegria, in quei momenti in cui ne abbiamo un fortissimo bisogno».

Guardando la vostra voglia di vivere, l'allegria, la positività, sembrate separati alla nascita.
«Lo credo anche io. Come carattere, come modo di vedere la vita, siamo davvero simili. Anche io mi sento come lui un ragazzo - vecchio - fortunato. Mi ritrovo nel suo spirito. Mi ci sento molto vicino. È per questo che all'inizio del 2021 gli ho chiesto una canzone».

A quale periodo della sua vita o a quale brano è più affine l’oggi che sta vivendo e cantando?
«Io ci vedo i primissimi tempi di “Andavo a 100 all'ora”. Tanto che Lorenzo ha provato a montare “L'allegria” su un vecchio video e ci siamo accorti che ha lo stesso bit e i ballerini si muovono perfettamente a tempo».

E così è tornato a cimentarsi con del sano ritmo.
«È stato difficile, lo ammetto! È molto complicata da cantare. Lorenzo mi ha spiegato il senso di molti passaggi. Ad esempio: “Mi ci vuole quello che ci vuole e quello che ci vuole è un calcio e ripartire”. Sembra uno scioglilingua, ma leggendolo se ne coglie il significato».

Non è mai stato vittima delle mode. Ha sempre cantato quello che voleva. Ma come fa a scegliere soggetti ogni volta nuovi, pur rimanendo sempre Gianni Morandi?
«È la fortuna degli interpreti, che è un privilegio formidabile. Un cantautore ha sempre la sua linea e un po' tende a ripetersi, anche se ci sono eccellenti eccezioni, come Lucio Dalla. A pensarci bene, parte della mia voglia di "movimento" forse è data anche dalla sua conoscenza. A me piacciono cose molto diverse tra loro. E un altro che ha dentro questa tensione positiva è Lorenzo. Mi ha già proposto un'altra canzone, preso dall'entusiasmo».

Il prossimo passo sarà un tour con Lorenzo?
«Impossibile. Non gli stai dietro a Lorenzo. Anche se io sono molto allenato. Parliamo di uno che ha fatto il tour della Nuova Zelanda in bicicletta. Ha un’energia senza pari. Magari farò delle comparsate nei suoi concerti e nel frattempo stiamo lavorando al video della canzone».

Come è cambiata la discografia negli ultimi anni?
«Oggi, come negli anni '50, c'è un ritorno alla canzone. Prima, dagli anni '60, ogni due o tre mesi usciva un singolo e l'album era la raccolta dei singoli. Verso l'inizio degli anni '70 arriva il cantautorato, insieme a Battisti e Mogol e gli album tematici, con progetti più omogenei. Oggi c'è un ritorno alla canzone, anche grazie ai tantissimi artisti lanciati dalle piattaforme social o dai talent. Noi dinosauri che siamo sui palchi da un po' fatichiamo a star dietro a questi ragazzi, che sono tutti bravissimi. Mi sembra di essere tornato ai giorni del '58 quando c'era Modugno. È un momento di trasformazione, sano e bello da vivere».

La verità però è che quest'estate sarà ricordata come la stagione di Gianni e di Orietta (Berti).
«Forse. Siamo però aiutati dal contesto. Da grandi pezzi, da forti stimoli e da personaggi come Jovanotti, per quanto mi riguarda, e Achille Lauro e Fedez, per Orietta. Sono i giovani a darci l'energia o a rinnovarla».

Tornando indietro nel tempo, non era meglio quando i dischi si vendevano fisicamente?
«La tecnologia ci ha fatto perdere delle cose, ma ne ha date in cambio altre. La vita va avanti e bisogna accettarlo. Ogni epoca va vissuta per quello che è. Una cosa che di certo non cambia sono le emozioni. Se le comunichi, quelle rimarranno per sempre. Tutto si brucia più in fretta adesso, una canzone che esce oggi, in un attimo fa il giro delle radio e del web. Questo è un bene e un male insieme se vogliamo. Ma a me piace, non tornerei indietro».                                                        

 


50 milioni di dischi venduti

Gianni Morandi è un pezzo di storia della musica italiana. Ma oltre ad essere cantante e musicista, è anche un attore e un conduttore televisivo di successo. Parliamo di una delle colonne portanti della musica leggera italiana, con oltre 50 milioni di dischi venduti in tutto il mondo. La consacrazione vera e propria arriva nel 1964 con la vittoria al Cantagiro con una perla del suo repertorio nazional-popolare: "In ginocchio da te". Da allora non ha mai scalato la marcia. Ha condotto il Festival della canzone italiana per due edizioni: 2011 e 2012. La collaborazione con Lorenzo Jova, iniziata a giugno 2021, segna una nuova ripartenza, una nuova avventura. 

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