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Fabio Rovazzi: i bambini, il mio pubblico più affezionato

Torna Fabio Rovazzi, insieme ad Eros Ramazzotti, con “La mia felicità”. Ed il video è un piccolo colossal alla Spielberg e Cameron

Mar 20 Lug 2021 | di Nadia Afragola | Interviste Esclusive
Foto di 6

Fabio Rovazzi è tornato dopo due anni di assenza con “La mia felicità” (Virgin Records/Universal Music). E lo fa come sempre a suo modo. Riuscendo a descrivere perfettamente, in una sorta di viaggio onirico, la situazione attuale. Parla di quello che ci hanno ‘rubato’, della spensieratezza da ritrovare, della serenità e dell’allegria da non perdere. Il video è un piccolo colossal: 150 persone coinvolte, 4 mesi di lavoro tra Los Angeles, Roma e Milano, animatronic, effetti speciali, riferimenti in quantità e ospiti d’eccezione. Sopra tutti, Eros Ramazzotti, con la sua grande autoironia.

Com'è ritornare sotto i riflettori dopo due anni così particolari?
«Sono molto contento di essere tornato così. È stata una sfida incredibile a livello creativo, mi piace sempre raccontare quello che viviamo, avere una certa aderenza con la realtà, e il periodo che stiamo vivendo non è facile e tanto meno felice. Quindi trasporlo in un progetto che avesse un certo grado di leggerezza ha richiesto molto impegno da parte di tutto il team».

Come si fa a “trattare” la felicità dopo questo anno e mezzo di pandemia?
«Parlare di felicità dopo tutto quello che è successo rischiava di diventare quasi offensivo. Abbiamo preso in affitto una casa in Toscana, nella pace, per liberare la mente da tutto. E quello che mi piace è aver restituito in un modo fiabesco, se vogliamo, la sintesi di ciò che ci è successo. Siamo stati in qualche modo derubati della serenità, della libertà, di un sorriso. E ora dobbiamo riportare tutto allo stato pre-Covid. Questo è il nostro modo per parlare di felicità».

Buona la prima?
«Decisamente no. Abbiamo scritto quattordici soggetti prima di arrivare al definitivo. Uno in particolare, mi proiettava nel passato, nel 2020, nel mercato di Wuhan, dove avrei potuto cambiare la storia. Faceva molto ridere, ma poteva risultare irrispettoso, quindi l'abbiamo scartato. Parlare di questo tema è stato difficilissimo».

A guardare il video si notano ispirazioni di un certo livello. Cosa c'è dietro le immagini?
«Penso sia il video più Spielberg e Cameron che io abbia mai fatto. Si accosta a un sacco di riferimenti davvero "alti". Dietro all'anima di Dru, uno dei protagonisti del videoclip, c'è l'animatronic fisico di Nick Reisinger, un genio, che lo ha realizzato in tempi strettissimi. Parliamo di una creatura di circa 35 cm a metà tra un animatronic e un puppet, sviluppato in diversi mesi di lavoro tra Los Angeles e Italia».

Parliamo di citazioni.
«Ce ne sono un miliardo. Tanto per dirne una, la tuta che ho nel video è la stessa indossata da Tom Cruise in “Mission Impossible”. Purtroppo, ho dovuto restituirla!».

Quali location avete utilizzato per il video?
«Le grotte sono quelle di Pastena. Il laboratorio è ricostruito nella hall di un hotel. Il tempio che si vede all'inizio del video si trova all'interno della città della luce - Damanhur - vicino a Torino. Il resto è stato girato tra Milano e Roma, o creato in post produzione, come le scene del centro della Terra».

Nonostante la complessità, il messaggio arriva forte e chiaro.
«A dispetto di altri progetti precedenti, questo è stato pensato per essere il più chiaro possibile, senza gradi di interpretazione. Il che mi rende davvero felice, perché è quello a cui tendo sempre».

Com’è nato il contatto con Eros?
«Ci conoscevamo e avevamo già collaborato nel video di “Faccio quello che voglio”, in cui lui interpretava la scena della molletta, sottintendendo che per cantare come lui bastava quella. Quando mi chiedono come abbia fatto a convincerlo a girare quella parte rispondo che in realtà è stato lui a propormelo. È davvero molto autoironico e disponibile. Nel caso di “La mia felicità”, la collaborazione nasce principalmente dal ruolo. Le persone vivono l'estate in due modi. Ci sono quelli come me che non riescono a stare fermi e chi invece stacca completamente. Vedevo benissimo Eros interpretare quel personaggio che fa finta che il telefono non prenda e cerca in tutti i modi di chiudere la chiamata, mentre fa una grigliata. A livello musicale poi mi piaceva decontestualizzarlo dalla sua cifra classica».

Questa volta ha scritto la parola "fine" al termine del video. Non c'è un "to be continued" come in “Faccio quello che voglio”?
«Ho scritto "fine" per avere più gradi di libertà possibile nel prossimo progetto. Altrimenti rischi di doverti forzatamente legare a qualcosa che potrebbe non calzare come vuoi. Il pericolo di forzature è sempre dietro l’angolo e va eliminato sul nascere».

Si è mai chiesto come mai arriva così facilmente ai bambini?
«Me lo domando sempre. Tutto è partito da “Andiamo a comandare”, che era un pestone elettronico a cassa dritta, per dirla come va detta, usando uno slang giovane. Quindi non proprio pensato per un pubblico così piccolo. Questa cosa però mi fa riflettere sempre più quando faccio un nuovo progetto, è un senso di responsabilità rinnovato. È sicuramente un onore avere i bambini come pubblico, anche perché sono gli ascoltatori più sinceri».

Gianni Morandi e Lorenzo Jovanotti. Orietta Berti con Achille Lauro e Fedez. Lei con Eros Ramazzotti. Perché tutte queste alleanze generazionali?
«Io l'ho sempre fatto. E quest'anno sicuramente c'è un bisogno di stare insieme e darsi una mano più che in altri periodi storici. Entrare in studio da soli e scrivere da soli è più facile che conduca verso qualcosa di molto introspettivo e un po' più drammatico. La compagnia porta alla convivialità, al confronto e alla positività. Sono molto felice che questo approccio al featuring stia dilagando. E forse tutto è partito proprio da Gianni Morandi, quando si è ritrovato appeso a dei cavi insieme a me, nel video di “Volare”. Una di quelle esperienze che non può non lasciare il segno».                                                                      

 


LA DICHIARAZIONE DI EROS RAMAZZOTTI 

Si sono incontrati per la prima volta nel 2018 con la partecipazione di Eros Ramazzotti al fortunato videoclip di “Faccio quello che voglio”, che conta quasi 64 milioni di visualizzazioni. E per il ritorno sulle scene, dopo due anni di stop, non poteva che essere rinnovato il sodalizio. «Rovazzi è un gigante – ha dichiarato Eros –! L’attenzione e la cura che mette nella realizzazione delle sue cose mi piace e oggi come oggi è una rarità. Mi sono divertito molto e trovo il risultato finale davvero speciale. Mi piacerebbe molto prima o poi farmi fare un video da lui. Ha inventato un modo nuovo di concepire i videoclip che è veramente unico».
 

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