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Un agosto di genere e addio lieto fine

Lunga tenitura dei film, un pubblico più disponibile: è così che il genere si riprende le sale post Covid

Mer 21 Lug 2021 | di Boris Sollazzo | TV/Cinema
Foto di 4

Il mostro della cripta
Regia: Daniele Misischia 
Genere: horror
Voto: 4/5

A Locarno la nuova direzione di Giona Nazzaro già si fa sentire, in positivo. Ed ecco arrivare in uno dei maggiori festival internazionali questo ragazzo all’opera seconda, già simbolo di una novelle vague dell’horror italiano, capace di immaginare archetipi narrativi e di genere senza cadere nel conformismo di una produzione industriale ipertrofica quando si tratta di sangue, paura e cattiveria. A Daniele Misischia piace giocare col cinema, le citazioni, le facce: è uno che ha preso il viso pulito e figo di Alessandro Roja e l’ha reso un sopravvissuto duro e puro nel suo bell’esordio “The End? L’inferno fuori”, mentre ora è la volta, tra gli altri, persino di Lillo icona comica e qui in un ruolo inaspettato – ma che torna alle sue origini di fumettista - e ottimamente interpretato. E così fa anche con Ludovico Girardello, aspirante supereroe per Salvatores e qui in un mondo e in un mood completamente diverso. L’ottima sceneggiatura dei fratelli Manetti che producono anche questo film, dopo il primo, fa il resto, permettendo a un lavoro solido di fare un salto di qualità. Misischia conferma di avere un talento all’americana ma con forti connotati peculiari di una visione creativa e narrativa italiana, nell’ironia e nella coralità un po’ sgangherata. Questa sorta di IT è un bel viaggio nel tempo – siamo nel 1988 – e la dimostrazione che qui certi film si possono fare e bene. D’altronde, fino a 40 anni fa era così.

 


Capitan Sciabola e il diamante magico
Regia: Marit Moum Aune, Rasmus A. Sivertsen 
Genere: Animazione
Voto: 3/5

A volte basta poco per mettere insieme qualità e intrattenimento, voglia di far felici i bambini senza annoiare gli adulti. Bastano tre bambini, tra cui il pirata più giovane mai esistito che sogna una vita normale (ma non la sua bimba del cuore, Veronica, che invece vuole grandi avventure), un’animazione semplice e esteticamente accattivante, una sceneggiatura solida ed empatica il giusto, il non vergognarsi di fare sfacciati riferimenti a Capitan Uncino e Monkey Island. Il resto è una corsa al miglior colpo di scena, la più classica delle storie d’avventura e d’equivoci alla ricerca di un diamante magico che non di rado sembra scimmiottare i migliori Indiana Jones. E alla fine, diciamocelo, copiare con garbo e impegno, non è cosa da stigmatizzare troppo se il risultato è gradevole e riuscito. Dalla Norvegia continuano ad arrivare ottimi lungometraggi di ogni genere, in un raro equilibrio tra autorialità e valore commerciale, e qui siamo proprio in quella zona virtuosa in cui puoi vincere premi (il film è stato nominato agli Oscar norvegesi) e incassare il giusto. Sarebbe bello diventasse una saga o una serie, sembra fatta apposta.

 


La notte del giudizio per sempre
Regia: Everardo Gout
Genere: horror
Voto: 3/5

Quinto (e ultimo?) capitolo di una saga - per tacere delle due stagioni televisive - prima di tutto politica e poi spaventosa, anche e proprio per le connotazioni sociologiche e antropologiche di questa distopia attualissima, “La notte del giudizio per sempre” è l’elettroshock che serviva alla saga per non morire, ma rinnovarsi. Ci riesce in parte con la coppia di messicani che scappa da un orrore per trovarne un altro peggiore – un mondo che non si accontenta più di una sola notte di anarchia violenta e feroce, ma la vuole istituzionalizzare durante tutto l’anno – e che trova nel ritorno a casa, quella da cui era fuggita, l’unica via di scampo. Così “The purge” diventa un on the road che per alcuni versi replica gli archetipi del genere, senza dimenticare i pilastri su cui ha sempre poggiato questo universo narrativo. Ecco che i cattivi non sono più giovani amorali, simbolo della violenza recondita della nostra società, ma un gruppo di bianchi organizzati, un Ku Klux Klan che ha ramificazioni ben più forti e invasive di quello reale e che rispetto ai capitoli passati ci propongono fazioni decisamente meno anarchiche e più strutturate, dai Purificatori ai Nuovi padri fondatori, con un’ironica capacità di regista e sceneggiatura di mostrare le violente contraddizioni di entrambi. E di dirci che il mondo ha sempre meno paura di mostrare il proprio lato oscuro: da Orban a Bolsonaro, per tacere di ministri dell’interno nostrani, anzi ormai ne fa un motivo d’orgoglio.
“La notte del giudizio per sempre” è l’ossessione della pulizia etnica unita a un’immaginaria, ma realistica, nuova guerra civile americana, con citazioni gustose che vanno da “Mad Max” al primo “Dracula”. Un’opera questa che aveva tutto per essere la pagina migliore della saga e che cade, però, sul carisma dei protagonisti. Quasi nullo e per questo zavorra inamovibile del film stesso, che diventa così un’occasione parzialmente perduta.

 


Old
Regia: M. Night Shyamalan
Genere: thriller
Voto: 2/5

Un giorno capiremo perché un genio come M. Night Shyamalan possa aver sbagliato così tanti film, perché uno che ha inventato un modo di fare cinema sia incappato in tanto trash di genere e di umorismo involontario, dopo aver azzeccato cinque opere cult e poi averne inanellate altre sei dimenticabili per poi riprendersi quando tutto era perso – soprattutto i grandi budget – con “The Visit” e “Split”. “Old” sembra l’insieme supremo dei difetti e dei pregi di un cineasta che sembra aver ripreso fiducia. Purtroppo. Perché quando è troppo sicuro di sé, Shyamalan esagera drammaticamente e perde il senso della misura. Quest’ultimo film come al solito ha un’idea, nel soggetto, geniale: tredici persone su una spiaggia e un cadavere. Un paradiso che diventa un inferno, una situazione di normalità che precipita nell’eccezionalità dell’orrore inspiegabile di una violenza apparentemente senza colpevoli. Un punto di partenza quasi all’Agatha Christie che trascende immediatamente in derive alla “Lost” (l’invecchiamento precoce, il diventare adulti in poche ore, come se in quel pezzo di mondo il tempo avesse ritmi diversi). Quello che ne consegue è un alternarsi convulso di tensione e paura, ma anche l’improbabile e rutilante successione di situazioni al limite dell’assurdo, alla disperata ricerca di quel Shyamalan touch – il tocco del regista che gli è valso un posto anche nel glossario del cinema con l’espressione Shyamalan twist, per la sua capacità di tirar fuori dal cappello colpi di scena imprevedibili – che andando avanti nell’opera sembra perdersi. Il risultato è un’opera condizionata dal Covid – l’isola deserta era “necessaria” per rispettare i protocolli pandemici senza svenarsi, visto che la Universal ha tenuto i cordoni della borsa ben stretti –, un’intuizione estemporanea che rimane presto orfana anche se ipersfruttata e una capacità di prendere lo spettatore troppo vaga e debole. Peccato, la paura è che dopo “Glass” e “Old” abbiamo perso di nuovo un grande maestro. Ma sappiamo anche che come sempre risorgerà dalle sue ceneri.

 



I MAGNIFICI 6 
(in sala, finalmente)

Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di morto: un film così riuscito che un sequel era inevitabile (chi scrive sperava addirittura in una serie tv). Il cast di contorno, peraltro, lascia davvero ben sperare. 

Il mostro della cripta: Misischia, della scuderia dei Manetti Bros, è una promessa dell’horror italiano ed europeo. Anzi, a giudicare dai suoi primi due film, quest’ultimo preso a Locarno è già uno dei migliori.

Capitan Sciabola e il diamante magico: un cartone animato di quelli ben fatti, per piccoli che si vogliono divertire e adulti che non si vogliono annoiare. Non serve sempre la Pixar per stupirti, basta poco a volte.

La notte del giudizio per sempre: una saga che ci ricorda quanto l’Occidente sia fascista, violento, selvaggiamente individualista. Carisma dei personaggi basso, ma ha sempre la sua forza The Purge.

Old: spesso sembra la parodia che faceva Maccio Capatonda dei film di M. Night Shyamalan, con urlo omonimo annesso. Sembra volerci sempre far dubitare sul fatto se sia un genio, un cialtrone o entrambi.

Fast & Furious 9 – The fast saga: non finisce mai. Che goduria. Qui torna un morto (non quello che sperate voi) e un fratello si rivolta contro la famiglia. Lo aspettiamo da un anno e mezzo, finalmente è arrivato.

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