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Eliana Liotta : Save the planet, eat italian

La dieta che salverà la nostra salute e l’ambiente? Quella mediterranea!

Ven 27 Ago 2021 | di Angela Iantosca | Attualità
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Mangiare bene non significa solo mantenere sano il nostro corpo, ma anche salvaguardare il pianeta. Parola di Eliana Liotta che da anni, attraverso la sua penna, si impegna nella sensibilizzazione verso un tema che riguarda tutti. 

«Per dieci anni sono stata la direttrice di un giornale di salute. In quel periodo ho conosciuto persone straordinarie come Umberto Veronesi e ho cominciato ad occuparmi di nutrizione, perché ho capito che molti problemi di salute solo legati all’alimentazione. Allora questi discorsi non erano così scontati. Con il tempo, poi, ho allargato il mio sguardo e ho capito che la salute delle persone dipende dalla salute del pianeta. Questo è successo anche perché ho due gemelli che hanno compiuto 14 anni e che mi hanno spinta ad avere una maggiore sensibilità ambientale…». 

Arrivando a comprende che ogni nostra azione lascia un’impronta sul pianeta. 
«È impossibile non lasciare un’impronta nel momento in cui siamo vivi. È impossibile attraversare il mondo senza peso. Il fatto stesso di esistere lascia un’impronta. Ma dobbiamo capire che esiste un equilibrio tra il modo in cui viviamo e il resto del pianeta. È importante, dunque, essere consapevoli, perché tu puoi mangiare, lasciando un’orma gigantesca, non come se fossi una persona, ma come se avessi il peso di un tirannosauro. Questo accade per esempio se mangi carne in maniera smodata o gli snack e i cibi pronti. Se tu applichi la dieta americana, avrai un peso sull’ambiente enorme, perché per realizzare i piatti pronti c’è un consumo di energia molto grande. Se tu non vuoi avere l’impronta del dinosauro, ma quello di un essere umano sapiens, dotato di coscienza, devi seguire uno dei cinque modelli alimentari che, secondo l’ONU, possono avere un impatto potenziale di mitigazione (vedi box)». 

Una scelta questa che non può essere percepita come un sacrificio.
«Non si può pretendere che ci pensino sempre gli altri. Non possiamo sempre delegare. E soprattutto dobbiamo pensare che tutte queste scelte fatte per il bene del pianeta coincidono con le scelte per noi più salutari. Cosa che a noi uomini del terzo millennio sembra strano, perché abbiamo smarrito il contatto con la natura. In realtà, noi ci siamo co-evoluti con la biosfera, gli animali e le piante, quindi può far bene un certo dosaggio di carne, ma possiamo farne anche a meno, perché durante la nostra evoluzione non la trovavamo tutta questa selvaggina, ma all’inizio ci nutrivamo di molte bacche e di vegetali e ogni tanto di un po’ di derivati animali». 

La dieta migliore, quindi, è quella mediterranea?
«La dieta mediterranea studiata dal 1950 circa, un regime alimentare che è su base vegetale. Al nostro organismo fa bene mangiare tanti vegetali, perché dentro di noi ci sono tanti microbi che si nutrono di fibra, fibra che non ce l’ha né il latte né la carne. A noi fa bene mangiare questo e non è triste o meno triste, è questione di evoluzione: per avere un peso fisico anche più basso bisogna tornare alla dieta giusta». 

L’obesità è l’altro grande dramma di questi anni, anche tra i giovanissimi. 
«Complice dell’obesità è l’abbandono della tradizione, perché è successa una cosa giusta, che le donne ad un certo punto si sono messe a lavorare, cosa sacrosanta. Ma i mariti non sono andati in cucina e così la cucina è rimasta vuota e questo è stato un problema. Ma alla donna ora non si può  dire rimettiti ai fornelli. Quindi viviamo in un paradosso: da una parte c’è l’orgia della super cucina nei programma tv, da cui sembra emergere che tu devi essere quello che ogni giorno fa la super pizza, ma poi mancano i rudimenti di base, quelli che ti insegnava la nonna, come preparare un piatto di pasta con il sugo della latta. Quanto ci metterai a farlo? Quanto a fare un cibo pronto fritto, però mangiando sano. Si tratta di recuperare quelle minime nozioni che aiutano a cucinare in modo sano, con ingredienti semplici e in questo la cucina italiana si presta moltissimo». 

Quindi save the planet, eat italian. 
«Bastano olio, aglio e peperoncino, tutte cose che fanno bene. Se dai ogni giorno a tuo figlio la focaccia di farina 00, pensando che non sia importante perché pensi che sia meglio chiudergli la bocca, se non pensi a far mangiare la frutta, i pomodorini, perché gli dai la lasagna pronta, inevitabilmente metterà chili di troppo. Questo non significa che devi rinunciare alla focaccia, ma che devi mangiare quella con farina 1 e 2». 

Qual è il legame tra pandemia e cibo?
«L’inquinamento rende più suscettibili al Covid. E non dimentichiamo che in parte l’inquinamento è dovuto anche agli allevamenti intensivi sregolati che si trovano intorno alle grandi città. Quindi, se hai un apparato respiratorio acciaccato è ovvio che è più facile ammalarsi. Se fosse vero che il Covid è arrivato da un pipistrello in un mercato, questo indica la prossimità con gli animali, cosa che si ha quando si va a deforestare, cosa che accade quando vuoi mettere allevamenti intensivi e palme da olio… Per chi è obeso e in sovrappeso le conseguenze sono più gravi, perché l’obesità induce uno stato infiammatorio generale dell’organismo che fa esplodere i sintomi e le conseguenze. Quindi, bisogna mangiare meglio per evitare epidemie nel futuro». 

Altro paradosso: mangiamo troppo e in troppi muoiono di fame. 
«Questo è un altro aspetto che dovrebbe indurci a ripensare alla nostra tavola in una chiave più vegetale. Quando noi divoriamo bistecche e prodotti pronti ci comportiamo come se succhiassimo energia vitale da altre parti del mondo. Ovviamente l’Occidente non ha tutte le colpe: c’è sempre una doppia faccia. Certo è che se noi riscaldiamo il nostro pianeta perché siamo energivori provochiamo un riscaldamento globale che va a punire i popoli che vivono nei Paesi in via di sviluppo. La fame nel mondo sta aumentando e a noi sembra inverosimile, perché sembrava che fosse passato quel problema, in realtà è in aumento e il motivo principale sono i cambiamenti climatici, fenomeni estremi collegati a questo». 

Quindi un’umanità più generosa non può non pensare alla parte fragile. 
«Lo stiamo vedendo anche con i vaccini: l’etica è un pilastro della nostra società e lo è anche per motivi di convenienza oltre che per inclinazione spontanea. Il mondo in cui viviamo è un mondo squilibrato nel quale stanno male tutti. In Campania c’è un record di obesità infantile, ma nello stesso tempo sta male anche il ragazzino africano che non ha abbastanza da mangiare. Perché si stia bene tutti, bisogna riequilibrare e noi possiamo cominciare a farlo insegnando nelle scuole l’etica alimentare, più che l’educazione alimentare, che significa mangiare consapevolmente, con la coscienza che il cibo è un valore, non solo merce, da cui dipende la salute nostra e del pianeta». 

La decrescita felice è una soluzione?
«Credo che tutto questo discorso sul cibo che noi facciamo non significa andare nell’orto dietro casa mia o dal contadino che va a cacciare fagiani. Non è questo il punto. Dobbiamo tornare a ingredienti più semplici, che non significa non approfittare dell’industria, ma ritornando ad ingredienti semplici. Senza l’innovazione non sopravviviamo come umanità, perché se le statistiche sono vere noi nel 2100 saremo 11 miliardi, quindi 3,5 miliardi in più di adesso: li sfamiamo con l’orto bio? Di pesce nel mare non ce n’è più, perché il mare è sovra-sfruttato, quindi sicuramente arriveremo alla carne e al pesce sintetico, che nasce nei laboratori dalle staminali di animali che restano vivi. Lo stesso per il latte. Quindi potremmo produrre ingredienti semplici usando la tecnologia, l’innovazione. Per esempio, da una mucca si possono ottenere 185 milioni di hamburger, lasciando viva la mucca: una quantità che si otterrebbe altrimenti macellando più di 400mila mucche. Con l’agricoltura cellulare possiamo immaginare il risparmio di acqua e suolo pari al 95%».          
 
 


Il cibo ci salverà

Eliana Liotta è giornalista e autrice di best seller come “La Dieta Smartfood”, tradotta in oltre 20 Paesi. Per La Nave di Teseo ha pubblicato “L’età non è uguale per tutti”, “Prove di felicità” e “La rivolta della natura”. Nel 2020 ha vinto il premio Montale per la saggistica, il premio Vivere a spreco zero e il premio Giuditta. Sul Corriere della Sera firma due rubriche settimanali: una su Corriere Salute e una su Io Donna. È vicepresidente del Teatro Dal Verme di Milano. Ad aprile 2021 ha pubblicato “Il cibo che ci salverà” (La Nave di Teseo).  

 


I CINQUE MODELLI ALIMENTARI SECONDO L’ONU

Secondo le valutazioni dell’Onu, sono cinque le diete più note con un potenziale di mitigazione delle emissioni di gas serra e vantaggiose per la salute. Non bisogna rinunciare del tutto alla carne rossa per fare la differenza: si può scegliere di essere ecocarnivori, riducendone il consumo. Ma sono le fonti proteiche vegetali, come legumi, cereali integrali e frutta a guscio, le opzioni più rispettose del clima. In generale, un occidentale medio dovrebbe raddoppiare il consumo di vegetali rispetto ai suoi standard.

DIETA MEDITERRANEA: non esclude alcuna categoria alimentare, prevede vegetali in abbondanza, carne rossa solo una volta alla settimana e un consumo moderato di latticini.

DIETA CARNIVORA CLIMATICA: all’interno di uno stile onnivoro, almeno il 75% del consumo di carne di ruminanti e di prodotti lattiero-caseari viene sostituito da carne di maiale, coniglio, pollo e tacchino. Difatti manzo, capretto, vitello e agnello hanno l’impatto climatico maggiore per grammo di proteine, mentre i vegetali tendono ad averne il minore. Maiale, molti tipi di pesce e pollame stanno nel mezzo, un po’ più su per impatto di carbonio i formaggi. 

DIETA PESCETARIANA: prevede il consumo di pesce, ma non di carne e in qualche variante nemmeno di latticini. 

DIETA VEGETARIANA: esclude carne e pesce, ma non uova, latte e latticini. 

DIETA VEGANA: ammette solo fonti vegetali.

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