acquaesapone Attualità
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

Una pillola dura da digerire

Servono davvero a qualcosa gli integratori?

Ven 27 Ago 2021 | di Roberto Quintavalle | Attualità
Foto di 2

Gli integratori alimentari sono oramai un classico degli armadietti degli italiani. Che si tratti di assumere vitamine, minerali, Omega 3 o altri micronutrienti, nel nostro Paese si ricorre sempre più spesso a compresse e capsule che compensino quello che non riusciamo a ottenere (a volte per pigrizia) dalla nostra dieta quotidiana.

Quanti ipotizzerebbero che le compresse colorate a cui affidano un ruolo sempre più importante della loro salute o della prevenzione delle malattie rischiano di fare inutilmente il loro viaggio nel nostro organismo senza “liberare” nessuna delle sostanze utili che promettono di regalarci? Insomma che come le assumiamo così, assolutamente intatte, le evacuiamo? È uno dei risultati del test che ha condotto la professoressa Fabiana Quaglia, ordinario di Tecnologia e legislazione farmaceutiche all’Università degli studi di Napoli Federico II, dipartimento di Farmacia laboratori di Tecnologie farmaceutiche. Lo studio, che il Salvagente ha presentato in esclusiva sul numero di agosto, mostra come solo la metà dei campioni analizzati simulando il transito intestinale abbia davvero svolto la sua funzione, in tre casi su sei - come si direbbe volgarmente - “così come sono entrati sono usciti”. In sostanza non sono serviti assolutamente a nulla e di certo non hanno rilasciato i micronutrienti che contenevano.


LA LEGGE CHE NON C’È
Per svolgere il loro ruolo, gli integratori debbono sciogliersi, perfino banale. Quello che è meno noto è che la legislazione europea sugli integratori alimentari non preveda alcun obbligo di un test sulla capacità di queste compresse di disgregarsi. “Le farmacopee indicano come valutare la disaggregazione in vitro, le condizioni sperimentali da adottare per l’esecuzione del saggio nonché il tempo massimo in cui il processo di disaggregazione deve concludersi” spiega la docente. E aggiunge: “Sebbene per gli integratori alimentari non vi siano controlli tecnologici obbligatori sul prodotto finito, la United States Pharmacopeia (Usp) riporta un saggio di disaggregazione/dissoluzione per questi prodotti in compresse e capsule a base di vitamine-minerali, botanicals e loro combinazioni e le specifiche del tempo di disaggregazione. L’esito di questo saggio può essere indicato sul confezionamento del prodotto e garantisce che gli attivi contenuti nella compressa possano essere assorbiti”.

IN LABORATORIO
Dato che in Europa questo non avviene e in etichetta non c’è alcuna indicazione per i consumatori, la professoressa Quaglia ha deciso di mettere alla prova sei integratori, scelti tra multivitaminici, prodotti che apportano aminoacidi, oli essenziali e “botanicals” (a base di alghe).
Per questa prova ha scelto lo standard che si utilizza per il test sui medicinali. L’apparecchiatura - un Disgregatore Erweka - è composta da un cestello porta tubi, da un becher cilindrico basso, della capacità di un litro e destinato a contenere il liquido di immersione, da un sistema termostatico che permetta di mantenere il liquido ad una temperatura compresa tra 35 e 39°C e da un dispositivo per alzare ed abbassare alternativamente il cestello nel liquido di immersione ad una frequenza costante. 
Nella prova si introduce, in ciascuno dei sei tubi del cestello, una compressa e si mette in funzione l’apparecchio. Trascorso il tempo indicato, si solleva il cestello dal liquido e si esamina lo stato degli integratori. Tutte le unità devono essere completamente disaggregate. Se una o due unità non sono disaggregate, si ripete il saggio su ulteriori dodici unità. I requisiti del saggio sono soddisfatti se almeno sedici delle diciotto unità sottoposte al saggio sono disaggregate.

FALSA SICUREZZA
L’analisi ha mostrato che gli integratori alimentari in compresse attualmente commercializzati, non sono sempre in grado di disaggregarsi in un fluido acquoso. In sostanza in tre casi su sei queste compresse non avrebbero avuto nessun effetto su chi le avesse assunte, se non quello placebo. Con qualche rischio legato al passaggio nell’intestino? Tranquillizza la gastroenterologa Filomena Morisco: “Tenderei a escluderlo in un soggetto sano. Nei soggetti con la presenza di una stenosi intestinale l’ingestione di compresse che non disaggregano può creare almeno in via teorica complicanze quali l’occlusione intestinale. Dal momento che la presenza di stenosi intestinali può favorire questa complicanza, condizioni che possono causare stenosi del tratto gastrointestinale (malattia Crohn, presenza di aderenze in seguito a precedenti interventi laparotomici) potrebbero essere a rischio. Altre controindicazioni potrebbero essere la presenza di diverticoli e in particolare dei diverticoli ad ampio colletto o del diverticolo di Zenker”. 
Resta il problema, questo sì per tutti, che la falsa sicurezza di assumere un integratore senza sapere che non ha alcun effetto potrebbe davvero influenzare la nostra salute.                                                         

 


In collaborazione

L’articolo è a cura della Redazione de “Il Salvagente”, mensile in edicola e anche on line, leader nei test di laboratorio contro le truffe ai consumatori. Info: www.ilsalvagente.it

Condividi su: