acquaesapone Salute
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

Tumore alla vescica: 12mila l’anno

Colpisce tra i 60 e i 70 anni, soprattutto gli uomini

Ven 27 Ago 2021 | di Emanuele Tirelli | Salute
Foto di 3

Dodicimila persone l’anno, con un’incidenza più elevata sugli uomini, in rapporto di 3 a 1 con le donne. Il cancro alla vescica colpisce soprattutto tra i 60 e i 70 anni ed è una malattia subdola per la quale non esistono test di screening. «Come nella maggior parte dei casi quando parliamo di tumori dell’apparato urinario», dice Rocco Damiano, Ordinario di Urologia e Direttore della Scuola di Specializzazione in Urologia dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, nonché responsabile della comunicazione della SIU - Società Italiana di Urologia.
Ma è possibile fare alcuni esami su base individuale.
«Per la tutela della salute la SIU indica tre controlli in altrettante fasi diverse della vita. Il primo a 14 anni per valutare la conformazione dei genitali: il rischio di un tumore alla vescica a quell’età è aneddotico. Un altro a 50 per valutare i disturbi urinari. E poi un altro ancora a 65 perché siamo nella fase in cui è più possibile riscontrare la neoplasia».

E i cosiddetti soggetti a rischio?
«Sono quelli con una storia familiare. Sono i fumatori. Non possiamo parlare di un rapporto di causa-effetto con il fumo, ma di fattori di rischio altissimo, tant’è che quando operiamo questi tumori vietiamo il fumo perché facilita la progressione o il ritorno della malattia: ha la capacità di recidivare anche a distanza di qualche anno. Anzi, è più corretto parlare di ricorrenza. La recidiva riguarda lo stesso punto, mentre la ricorrenza riguarda punti differenti dell’apparato urinario. In ogni caso, l’intervallo tra le possibili ricorrenze è variabile». 

Le sigarette elettroniche fanno meno male?
«Ad oggi non vi è alcuna evidenza scientifica che fumare le sigarette elettroniche riduca il rischio di cancro alla vescica, quindi l’indicazione è quella di evitare. Spesso nei soggetti fumatori il rischio viene accresciuto dall’associazione tra caffè e sigaretta. Il caffè è un diuretico, quindi se inalo del fumo lo aspiro nei polmoni ed espello le sostanze tossiche facendole passare ancora di più attraverso le urine».

Quali sono i sintomi?
«Sangue nelle urine, minzioni molto frequenti o urgenti. Nella malattia localizzata e localmente avanzata possono essere altri. Se la neoplasia cresce tanto può anche invadere la prostata, bloccare i punti di fuoriuscita delle urine in vescica e condurre pure alla anuria, cioè all’assenza di diuresi. Consideriamo, però, che in presenza di sangue nelle urine, nel 50% dei casi non si riscontra una patologia chiara e non c’è nulla di preoccupante, nel 25 può esserci un’infezione benigna e nel restante 25 una patologia oncologica, quindi una possibilità su quattro».

Si registra un aumento dei casi negli anni?
«La crescita della vita media è un fattore che favorisce la comparsa delle malattie in generale e quindi anche di questo tumore. Resta la maggiore prevalenza nei maschi, ma l’incremento è pari sia nei maschi che nelle femmine».

Come si interviene?
«Nelle forme superficiali, in endoscopia attraverso l’uretra per asportare il tumore. Questa tecnica viene usata anche nelle forme infiltranti per poter arrivare alla diagnosi e decidere la strategia terapeutica. L’intervento nelle forme infiltranti è differente e consiste nell’asportazione della vescica, insieme alla prostata nell’uomo, mentre insieme all’utero e alle ovaie nella donna. Successivamente, per poter consentire alle urine di fuoriuscire, si può ricorrere in modi diversi, per esempio fissando gli ureteri alla cute, e il paziente avrà bisogno di sacchetti per l’urina. O anche riconfigurando un pezzo di intestino in forma di vescica, preservando così l’immagine corporea».

E dopo l’intervento?
«Nelle forme superficiali sono necessari continui controlli endoscopici. Parliamo di una cistoscopia a intervalli codificati e di una citologia urinaria. E poi di una tac ogni uno o due anni secondo l’aggressività della malattia. Per ridurre il rischio di una ricorrenza o di una progressione a una forma infiltrante, si procede con l’uso di farmaci chemioterapici o immunoterapici, che vengono instillati direttamente in vescica mediante un catetere».            

 


I QUADERNI DEL ROPI

Al tumore alla vescica è dedicato uno dei Quaderni del Ropi, scaricabile gratuitamente dal sito www.reteoncologicaropi.it. Contiene tredici pagine di informazioni per i pazienti su fattori di rischio, diagnosi, segni e sintomi iniziali, trattamenti chirurgici, ma anche chemio e immunoterapici. Ropi sottolinea anche che il 50% dei tumori alla vescica viene diagnosticato in soggetti fumatori, con un rischio variabile a seconda del numero di sigarette e degli anni di vizio.

Condividi su: