acquaesapone Attualità
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

Leggere fa bene alla salute

Cosa è successo in questo anno con i libri?

Ven 27 Ago 2021 | di Angela Iantosca | Attualità
Foto di 13

Leggere fa bene alla salute! Un romanzo può ridurre lo stress, le pagine di un libro possono migliorare la vostra memoria, le vostre conoscenze, il vostro vocabolario ed anche la vostra capacità analitica, oltre ad insegnarvi a scrivere meglio. E non lo dico io. 

Secondo una ricerca dell’Università di Padova, chi legge, soprattutto nell’infanzia, ha maggiori probabilità di avere successo nella vita e nel lavoro in età adulta. E secondo uno studio dei ricercatori dell’Università di Sussex, bastano sei minuti di lettura per diminuire la tensione accumulata del 60%. 

Eppure, secondo l’Aie (Associazione Italiana Editori), gli italiani leggono in media meno di tre libri l’anno. Solo il 14% compra un libro al mese, il 40% ne legge almeno uno all’anno, mentre la maggioranza non legge nulla. I lettori sono soprattutto in Trentino Alto Adige, in Friuli Venezia Giulia e in Valle d’Aosta. Al Nord il tasso di lettura è del 50%, al centro del 43%, al sud ed isole al 23%. Leggono più le donne (47,1%) degli uomini, fermi al 34,5%, con un gender gap che aumenta tra i 15 e 17 anni con valori rispettivamente al 68,8% delle ragazze e al 42% per i ragazzi. Legge il 56% dei giovani tra 11 e 14 anni. Ma una famiglia su dieci non ha libri in casa, il 64% ne ha al massimo 100.

Ma in questo anno di pandemia qualcosa è cambiato. In meglio. Secondo “La lettura e i consumi culturali nell’anno dell’emergenza”, a cura del Centro per il libro e la lettura (Cepell) del MIBACT e dell’Associazione Italiana Editori (AIE), con la collaborazione di Pepe Research, in questo periodo i lettori di e-book raggiungono un picco del 30% (erano il 26% a maggio e il 25% nel 2019), quelli di audiolibri del 12% (erano l’11% a maggio e il 10% nel 2019). Su 100 lettori, 40 utilizzano supporti perlopiù digitali: erano 32 nel 2019. Per quanto riguarda gli acquisti, 3,4 milioni di italiani, dal primo lockdown, hanno comprato per la prima volta in vita loro un libro online, 2,3 milioni un ebook. Ma questo non significa la morte delle librerie: a ottobre dichiarano di frequentarla il 67% dei lettori, dato sì inferiore al 2019 (74%), ma in netto recupero rispetto al 20% di maggio.
Secondo i dati di Nielsen dell’inizio 2021, l’editoria di varia – i libri di narrativa e saggistica, quelli per bambini e ragazzi venduti nelle librerie fisiche e online e nella grande distribuzione, gli ebook e gli audiolibri – nel 2020 è cresciuta del 2,4% rispetto al 2019, per un totale di 1,54 miliardi di euro. Un risultato importante se si considera la diminuzione di vendite avvenuta nella prima parte dell’anno, in particolare durante la chiusura delle librerie. Sempre secondo Nielsen, infatti, dal 1° gennaio al 3 maggio l’editoria di varia aveva perso 134 milioni di euro e 8 milioni di copie vendute rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La situazione era migliorata già da giugno, quando la perdita complessiva di fatturato si era ridotta a -11% rispetto al -20% di aprile, mentre a settembre aveva recuperato ancora di più segnando un -7%. 

 


Librerie indipendenti in ripresa!

Paolo Ambrosini presidente ALI e il piacere ritrovato della lettura

di Angela Iantosca 

Stando ai dati dell'Osservatorio congiunto tra il Centro per il Libro e la Lettura (Cepell) e l'Associazione Italiana Editori, la percentuale di chi legge è risalita a fine 2020 al 61%, dal 58% del 2019. Non solo: il 2020 si è chiuso con un +2,4% e il 2021 è iniziato con un boom delle vendite registrando un +26% sul 2020 nei primi tre mesi dell’anno. E la tendenza si è confermata nei mesi successivi, con una crescita ancor più significativa nel semestre, del 28% rispetto al 2019. 
«Sono dati da prendere con cautela – spiega Paolo Ambrosini, presidente di Ali - Associazione librai italiani – Confcommercio e titolare di una libreria in provincia di Verona -. Ma probabilmente la crisi dovuta al Covid, l’entrata in vigore della legge nel 2020 (la n. 15 del 13-02-2020 - ndr) e le varie azioni messe in campo hanno permesso di recuperare lettori. Se devo parlare partendo dalla mia esperienza, quello che ho visto io sono state persone che sono rientrate in libreria dicendo erano anni che non prendevo in mano un libro. Possiamo dunque dire che c’è stato un recupero del piacere della lettura soprattutto tra persone dalla mezza età in su. Per quanto riguarda i giovani, ha inciso il 18app, uno strumento attivato dal Ministero dell’Istruzione, che funziona e che ha dato i suoi frutti».

I libri più gettonati sono sempre quelli di cucina? 
«Adesso la cucina va un po’ meno. Era una esigenza durante il Covid! Ora si è tornati alle letture classiche: saggi, romanzi e approfondimenti. Anche i libri di viaggi stanno riprendendo, perché c’è il desiderio di tornare a scoprire il mondo».

Per quanto riguarda le librerie indipendenti come stanno?
«La situazione è buona. Anche le librerie di quartiere ne stanno giovando, più loro che quelle che si trovano nei centri storici, luoghi a vocazione turistica, dove permangono delle difficoltà legate ad una stagione turistica non partita a pieno, anche causa Green pass. Per esempio, ne stanno risentendo anche le librerie che si trovano negli aeroporti e nelle stazioni. Nel complesso, però, possiamo dire che c’è una ripresa, anche rispetto al 2019!».

Cosa ha messo in campo la legge approvata nel 2020?
«La legge ha messo in campo una diversa regolazione del prezzo (sconto massimo consentito per i libri fissato al 5% - ndr), che era un tema molto sensibile per noi. Poi ha fissato la creazione della capitale italiana del libro. Ha rinforzato i patti locali per la lettura. Ha introdotto il marchio librerie di qualità -  siamo in attesa del primo elenco -. E poi la Card della cultura, del valore di 100 euro, che sosterrà soprattutto le situazioni di disagio economico. L’unico settore che non è stato toccato è quello dei libri scolastici che non prevede un libero mercato, come per tutti i libri, ma che si basa sull’adozione fatta dagli insegnanti. Quest’anno, cosa ancora più grave, le adozioni sono state ultimate a metà giugno, invece che a fine maggio, causa Covid: eppure, nonostante questo, i distributori dei libri scolastici si sono fermati ad agosto per le vacanze per 3-4 settimane, cosìcche a settembre quasi sicuramente i libri non saranno disponibili nelle librerie. Oltretutto si dice anche che quest’anno ci siano problemi sulla materia prima, la carta…».

Come si fa ad essere una libreria di qualità?
«Il concetto è stato definito mettendo insieme più indicatori: le attività che svolge, l’assortimento della libreria, il fatto che sia aperta sempre con un minimo di ore settimanali, lo spazio che la libreria offre ad un tipo di editoria non solo di massa».

Differenze tra Nord e Sud?
«Sono due Paesi nel Paese: l’economia è diversa e non possiamo negarlo. Il tessuto economico è più vivace al Nord ed è chiaro che anche le librerie fanno più fatica al Sud e dipendono maggiormente dai sostegni al consumo, come la Card, App18, la Carta docente, i fondi messi a disposizione delle famiglie…».

Sono nate nuove case editrici in questo anno così complesso? 
«Nuove librerie e nuove case editrici. Noi abbiamo da poco ultimato un corso di formazione per aspiranti librai. Molti dei partecipanti sono persone che hanno deciso di cambiare vita: è una costante nei nostri corsi avere la presenza di chi vuole realizzare il proprio sogno». 

Attività con le scuole ne avete previste? 
«Dobbiamo capire come si svolgeranno le attività da settembre. Se tutto procede senza difficoltà, organizzeremo incontri con gli scrittori. E faremo attività di lettura». 

Ci vorrà il green pass per entrare in libreria?
«Non credo! Il libro è un bene essenziale, quindi non ci vorrà! E l’anno scorso, quando abbiamo riaperto, abbiamo dimostrato che le librerie sono dei luoghi sicuri in cui le regole si rispettano, mascherina e distanziamento».                                                        

LA NUOVA LEGGE SUL LIBRO
La legge, entrata in vigore in piena pandemia nel 2020, prevede: il limite di sconto consentito al 5%, come chiesto dai librai indipendenti, l’introduzione del “patto per la lettura” (anche a livello locale), l’introduzione delle “capitali italiane del libro”, le iniziative nelle scuole e la “carta della cultura”.

18APP: COSA È?
Se sei nato nel 2002, fino al 31 agosto puoi richiedere sul sito 18app.italia.it il tuo buono di 500 euro da spendere in libri, testi universitari e scolastici, fumetti e manga, film in dvd e blu-ray, cd musicali, vinili, e-book. I 500 euro del bonus potranno essere spesi fino al 28 febbraio 2022 (Info: www.18app.italia.it).

 


La parola agli editori

Parlano Rubbettino, Navarra, Miraggi, Lavieri, Terrarossa

RUBETTINO EDITORE
Cosa ha determinato questo anno di pandemia dal punto di vista delle vendite?
«Dopo un 2019 in netta crescita - spiega Florindo Rubbettino -, la crisi Covid-19, nel 2020, ha gelato il mercato italiano. Nelle prime settimane dell’anno il mercato dell’editoria perde una quota sostanziale rispetto all’anno precedente, che poi però riprende a crescere nel secondo semestre chiudendo, se pur di poco, in positivo l'anno appena trascorso».

C’è stata una ripresa?
«Da più parti registriamo segnali di ripresa: gli editori italiani tornano a produrre nuovi titoli (libri fisici) a ritmo significativo, la ripresa è stata costante. Per quanto riguarda invece gli e-book, per tutto il 2020 la produzione è stata superiore al 2019, tanto che, a fine anno, il confronto anno su anno segna +13%. Segnali di ripresa vengono anche dai canali fisici (librerie e grande distribuzione organizzata). Siamo comunque lontani dai dati del 2019. Boom in avanti per gli store on line che hanno raggiunto cifre impressionanti (+40%) In tal caso, il lockdown avrebbe accelerato una tendenza di crescita a discapito dei punti di vendita fisici già in atto da tempo».

È cambiata l’utenza?
«Non del tutto, ma sicuramente chi ha più dimestichezza con le nuove tecnologie potenzialmente riesce a reperire un libro più facilmente. Soprattutto, nei momenti di chiusura delle libreria fisiche».

Quali strategie avete adottato per fronteggiare il momento?
«Abbiamo continuato in maniera costante a pubblicare i titoli che già erano in programma, senza farci scoraggiare dalla chiusura delle librerie. Dare comunque la possibilità di ricevere le nostre novità editoriali ci è sembrato un modo gentile per stare vicino ai nostri lettori. Abbiamo rinnovato la nostra vetrina on line e promosso alcune campagne in libreria (per esempio quella su Saverio Strati, attualmente in corso)».

Chi sono i vostri lettori?
«Lettori e lettrice, giovani e inserite nel mondo del lavoro, per le quali l’aggiornamento è decisivo anche per favorire la propria crescita professionale e culturale. Una fascia consistente sono i nostri cosiddetti "lettori forti" che ci seguono da sempre: studiosi, intellettuali, manager, giornalisti, docenti, professionisti e così via, per i quali il libro continua ad essere un importante strumento per l’arricchimento culturale e di conoscenza».         
Angela Iantosca

NAVARRA EDITORE
è stata sott’acqua trattenendo il fiato in un periodo difficile. Poi ha ripreso a respirare con boccate ancora più ampie. Ma l’incertezza non è ancora scomparsa e si procede con cautela. Navarra Editore è una casa editrice siciliana concentrata soprattutto sull’impegno civile, tra gli organizzatori di “Una marina di libri” a Palermo. Lo scorso agosto ha deciso di mettere in piedi anche un secondo festival, a Marsala, chiamato “Il mare colore dei libri”. Nel 2017, invece, ha aperto un bookshop a Cinisi, all’interno di “Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato”. 

COSA E' CAMBIATO
«Anche se le librerie hanno continuato a essere aperte, è mancata tutta la parte delle relazioni che considero la più significativa del nostro mestiere - dice il direttore editoriale Ottavio Navarra -. Lavoriamo tanto con le presentazioni e gli incontri in presenza, negati o relegati al virtuale per molti mesi: è un altro aspetto che non produce gli stessi effetti perché manca un tassello. Tutto questo per noi ha comportato un crollo significativo del fatturato e la necessità di fare ricorso alla cassa integrazione per diverse settimane. Siamo in cinque, me compreso, e il rientro è stato graduale secondo le necessità e le possibilità».

Piani e vendite
Il numero delle pubblicazioni ha vissuto una riduzione drastica, passando da venti a sei titoli l’anno. Poi si è ripreso tutto d’un colpo, tant’è che da maggio a ottobre hanno previsto di arrivare a oltre venti nuovi libri. «Abbiamo potenziato la nostra presenza online per incontrare i lettori e abbiamo deciso di puntare di più sugli e-book rispetto al passato. Inoltre ci siamo concentrati sull’e-commerce, investendo e ricevendo dei buoni risultati».

RIPRESA E FUTURO
Navarra ha registrato un ottimo cambiamento a partire dallo scorso maggio, quando le restrizioni sono diminuite. «Si sono riaccese le luci ed è stato necessario ridare forma alle cose, riequilibrare delle dinamiche che erano saltate o che avevano avuto bisogno di una modifica improvvisa. La macchina ha ripreso a girare anche meglio del periodo pre-Covid. Le persone hanno voglia di recuperare il tempo perduto e questo aiuta anche il comparto dei libri e degli eventi culturali». Adesso però c’è da guardare ai prossimi mesi. «Siamo soddisfatti e incrociamo le dita, ma sappiamo bene che ci sono degli elementi di incertezza che preoccupano. Se a ottobre torneranno le restrizioni più importanti, il danno diventerà davvero incalcolabile».
Emanuele Tirelli

MIRAGGI EDITORE
A luglio ci sono state due anteprime. Poi a fine agosto è arrivata l’edizione zero de “Il gusto delle storie”. Tra gli organizzatori c’è Miraggi Edizioni, torinese, che dopo tutte le restrizioni ha deciso di andarsi a prendere i lettori direttamente nelle loro città. 

TANTI CHILOMETRI
Fabio Mendolicchio è co-fondatore e direttore commerciale del marchio. Lo scorso maggio si è fatto costruire uno speciale portapacchi trasparente per la sua Vespa, ci ha messo dentro i titoli della sua casa editrice ed è partito per “In viaggio con Miraggi”: 12 giorni, 4.232 chilometri percorsi per raggiungere 60 librerie in una trentina di città da nord a sud. «Era anche il nostro undicesimo compleanno, che di solito festeggiamo al Salone del Libro di Torino dove nel 2010 c’è stata la nostra prima uscita ufficiale. Ma il Salone a maggio non c’è stato e per noi era importante riprendere ad avere un rapporto diretto con i librai e con i lettori. D’altronde il Covid ci ha insegnato che non possiamo fare a meno delle relazioni in presenza e questo vale anche per il nostro lavoro. Poi c’è stato uno spin-off di due giorni e mezzo in Liguria e penso che ripeterò queste esperienze pure l’anno prossimo. È stato un bell’impegno, ma ne è valsa la pena. L’hanno visto in tanti, sui giornali, sui social e dal vivo. C’è poco spazio per gli editori indipendenti e bisogna trovare sempre un modo per raggiungere i lettori».

MENO TITOLI
Per ogni libro uscito, Miraggi ha sempre realizzato anche la versione in e-book, quindi il cambiamento più consistente per la casa editrice ha riguardato il numero delle uscite, da una trentina a una ventina l’anno. La maggior parte è in traduzione. «Nel 2020 sono usciti circa 160 nuovi titoli al giorno. È praticamente impossibile che siano tutti nelle librerie o che i librai li leggano e li promuovano. C’è una cernita importante che si traduce in poca visibilità per tanti. Questi numeri così imponenti c’erano anche prima del Covid, però nell’ultimo anno i grandi gruppi editoriali hanno aumentato le pubblicazioni: vuol dire meno spazio e visibilità per gli indipendenti. Abbiamo deciso di continuare con venti uscite anche adesso, mantenendo alta la qualità e prestando più attenzione al lavoro. E abbiamo scelto di puntare su manoscritti che hanno bisogno di pochissimo editing. Mentre prima ci impegnavamo anche per due mesi e mezzo su questo aspetto per un singolo libro, adesso non ce lo possiamo permettere in termini di tempi, risorse e rischi». 
 
Emanuele Tirelli

LAVIERI EDIZIONI
Prima la sede era a Sant’Angelo in Formis in provincia di Caserta, poi tutto si è spostato a Villa D’agri, piccola frazione di un piccolo Comune in provincia di Potenza, sempre più lontana dai grandi centri, e continuare a fare letteratura per l’infanzia, fumetto e graphic novel. Marcello Buonomo e Rosa Lavieri hanno creato Lavieri Edizioni nel 2004. Durante la pandemia il piano editoriale è passato da 10-12 a 7 volumi l’anno. «Il primo lockdown ha creato una battuta d’arresto alla produzione e alcuni titoli sono usciti anche con un anno di ritardo - dice Buonomo -. Nel 2021 c’è stata una ripresa, ma abbiamo deciso di fermarci a 10 e di curare ogni uscita al meglio».

LIBRI RIBELLI
L’idea di una libreria online è nata prima su Facebook e poi si è spostata su libriribelli.it. Sono i volumi che non vogliono essere messi da parte da un mercato troppo concentrato sulle novità e per questo sono anche ri-belli, nel senso di belli ancora una volta. Il progetto è di Ipermedium Comunicazione e Servizi, degli stessi fondatori di Lavieri. «Si tratta dei nostri resi e di quelli di altre case editrici. Abbiamo cercato di sfruttare questo canale già avviato prima della pandemia e stiamo provando a lanciarlo senza grandi clamori, come nel nostro stile. La pandemia ci ha portati a cambiare pure la nostra comunicazione online. I social stessi sono più evoluti e selettivi di qualche anno fa e un post non ha la stessa valenza di prima. Anche con l’ufficio stampa ci stiamo adeguando. La rilevanza e l’incidenza dei media sulla visibilità e sulle vendite è cambiata e cerchiamo di raggiungere un pubblico più profilato».

CAMBIAMENTI
«In questi anni sono cambiati tanto i genitori e quindi pure i loro figli - commenta Buonomo, che con Lavieri ha sempre guardato a volumi più vicini alla matrice anglosassone -. Per fortuna sono cambiati anche i libri. E le nuove generazioni si sono avvicinate a volumi più ironici e scherzosi. Il punto di vista del pubblico è mutato, così come questo mercato che ogni anno fa registrare grandi aumenti, tant’è che ha visto l’ingresso di grandi gruppi editoriali che fino a qualche tempo fa non avevano libri del genere in catalogo».
Considerando i numeri, l’Italia è decisamente un Paese di scrittori e di aspiranti tali. Le proposte inondano le caselle di posta elettronica delle case editrici. E con la pandemia è accaduto ancora di più. «All’inizio molte erano incentrate sul Covid. Ma in generale le persone hanno avuto più tempo per stare a casa e posso dire che un quarto del totale delle ultime proposte ricevute sono frutto del lockdown».       
E. T.

TERRAROSSA EDIZIONI
Puglia. Alberobello. Provincia di Bari. È lì che alla fine del 2017 è nata TerraRossa Edizioni, con tre pubblicazioni l’anno che poi sono diventate cinque. Negli ultimi lunghi mesi la piccola casa editrice indipendente fondata da Giovanni Turi ha ricevuto anche l’attenzione del Premio Strega per “La casa delle madri” di Daniele Petruccioli, arrivato fino alla Dozzina.

PANDEMIA E STREGA
L’hanno sofferta e si sono adattati, e i risultati sono stati ottimi. «Nel 2020 il catalogo è andato meglio rispetto agli anni precedenti», dice Turi. «Anche il 2021 è iniziato bene. Quando le macchine promozionali dei grandi editori si sono fermate, si è creata un’attenzione maggiore per i marchi indipendenti. Poi ci sono stati dei singoli testi che hanno sofferto un po’ quando i grandi gruppi hanno lanciato fuori tutti i loro libri insieme, ma in generale il bilancio è positivo». Anche la partecipazione al Premio Strega ha contribuito a portare visibilità e ad accendere un faro sulla casa editrice. «Sono arrivate tante richieste di interviste e di presentazioni per Daniele (Petruccioli - ndr), ed è cresciuta un po’ l’attenzione nei confronti di tutte le pubblicazioni. C’è anche da dire che lo Strega rappresenta un investimento, non solo per le 500 copie da fornire al comitato del premio, ma anche per quelle da inviare alle librerie italiane per le vetrine dedicate ai finalisti: c’è un margine di rischio più alto per i resi che potremo valutare realmente solo nei prossimi mesi. Mentre prima il nostro nome girava tra un certo tipo di lettori, adesso è venuto un po’ più alla ribalta tra quelli comuni. Facciamo narrativa sperimentale e non è detto che chi si è avvicinato ai nostri testi abbia trovato quello che stava cercando. Ci vorrà un po’ a verificare anche questo risultato».

PROMOZIONE
In un anno e mezzo TerraRossa ha rinviato l’uscita di un solo libro, ma poi ha scelto di continuare a seguire il piano editoriale perché non c’erano dei parametri sui quali poter fare affidamento per i mesi successivi. «L’anno scorso abbiamo iniziato a produrre anche i libri in versione e-book e ci siamo mobilitati tanto sui social e su Internet in generale. Ma è anche merito del numero dei nuovi titoli che pubblichiamo ogni anno. Con cinque uscite possiamo dedicare tanto tempo a ogni testo e continuare a spingere con una certa forza pure un titolo uscito quattro mesi prima: non potremmo farlo se nel frattempo ne avessimo pubblicati altri quattro. Non sappiamo quale sarà il futuro della pandemia, continuiamo a fare il nostro lavoro e ci adattiamo alle situazioni cercando continuamente nuove soluzioni».       
E. T.


LA CUCINA? PROTAGONISTA NELLE LIBRERIE
E' la responsabile dei volumi di Italian Gourmet per l'intero processo editoriale, dalla programmazione annuale dei nuovi titoli a catalogo, all'individuazione dei target di riferimento per contenuti, competenze, collaborazioni interne ed esterne al network. Antonella Provetti, 48 anni, una formazione legata alla storia e all’arte e una passione per il bello, il buono ed il ben fatto. Tre elementi che insieme danno vita a prodotti editoriali che lasciano il segno negli artigiani specializzati nel settore, ma anche nel pubblico degli appassionati, che cresce sempre più.  

Antonella, chi è e cosa fa nella vita? 
«La verità? Sono un’appassionata della carta stampata. Ho una formazione umanistica, ho imparato il gusto di leggere e mettere insieme tante cose, come i tanti esami di storie dell’arte che ti fanno apprezzare la bellezza di un prodotto fatto bene. L’esperienza è venuta da sé, da Alberto Peruzzo editore a DeAgostini a Silvana Editoriale con Amilcare Pizzi. Oggi sono il responsabile libri di Italian Gourmet, che è la divisione food di un gruppo editoriale più grande che è DB Information. Negli anni abbiamo visto il nostro pubblico cambiare: se prima i nostri lettori erano solo professionisti, oggi un buon 30% è rappresentato dagli appassionati».

Da quanto tempo si occupa di food? 
«Mi sono sempre occupata di food, con qualche digressione nella scolastica per DeAgostini e nella storia dell’arte. Oggi ho 48 anni, sono in questo settore dal 1999 e da quando ho messo le mani sul food, sulla rivista Il Pasticcere, non me ne sono più allontanata».

Perché tutti scrivono libri?
«Perché è diventato il punto di arrivo di una carriera. O almeno così è percepito. Si vuole lasciare un segno e, proprio il fatto che tutti li scrivano, spinge gli altri a scrivere per emulazione. A volte c'è la voglia di insegnare ciò che si sa, altre volte c’è solo un bisogno autocelebrativo. Solo i prodotti editoriali ben curati, con un senso nelle parole e nei testi lasciano un segno che verrà ricordato».

Si scrive o si legge di più?
«Si legge sicuramente di più di quanto si scrive».

Come è andato il mercato, in questo anno di lockdown?
«Direi altalenante. Le richieste dell'online sono aumentate per quanto riguarda il canale degli appassionati. Per i professionisti invece si è fermato praticamente tutto. Non è stato un anno così difficile per noi, abbiamo perso con il primo lockdown, per poi riprenderci appena le cose sono ripartite».

Cosa è cambiato con la 'ripresa'?
«Dal punto di vista commerciale, nulla. I libri funzionavano prima, come ora. C'è stata una nuova propensione da parte degli artigiani, all'approfondimento. Durante la pandemia non c'era più la voglia da parte dei professionisti del settore di scrivere un libro o di dedicarsi a un progetto, semplicemente si aspettava che il virus passasse. Oggi possiamo finalmente tornare a pianificare il futuro senza timore».

Qual è il genere che attira di più tra i libri di cucina?
«La nostra tipologia di lettore è attirato dalla pasticceria, da forno e da viaggio, tendenzialmente legata alla tradizione, dalle crostate ai biscotti. In cucina invece si leggono di più i testi legati alle grandi tecniche, come le cotture a bassa temperatura e le fermentazioni».

Chi sono i lettori: adulti, giovani, donne, uomini?
«Non abbiamo dati statistici, ma basandoci sulle interazioni dei social e sui feedback che riceviamo, direi che ci sono molti uomini tra gli appassionati ed il lettore medio va dai quaranta ai cinquant'anni».

Perché la cucina va così tanto sia in tv che nei libri?
«La cucina è un momento di aggregazione. Come dice il maestro Iginio Massari, cucinare è un atto d'amore. Lo condivido. Non si cucina quasi mai per se stessi. E la cucina portata in tv permette un livello ancora più alto di condivisione con le persone a casa, che possono discuterne, prendere spunto e replicare con gli amici. Oltre al fattore competizione, ovviamente, che rende il tutto più piccante e piacevole da guardare».      
Nadia Afragola


 


Passione di famiglia

Lisa Ginzburg, nipote di Natalia, sull’importanza della lettura, sulle troppe autobiografie e sui consigli di sua nonna

di Emanuele Tirelli

Con il suo “Cara pace” (Ponte alle Grazie) è arrivata in Dozzina allo Strega di quest’anno, ma la sua prima volta al Premio è stata nel 2002 con “Desiderava la bufera” (Feltrinelli). Lisa Ginzburg è filosofa, scrittrice e traduttrice, e ha firmato numerose pubblicazioni caratterizzate da una robusta attenzione per la musicalità delle parole. A ottobre sarà di nuovo in libreria con “Jeanne Moreau” per Giulio Perrone Editore: è il primo titolo della nuova collana “Mosche d’oro” diretta da Nadia Terranova, Giulia Caminito e Viola Lo Moro. Figlia di Carlo e Anna Rossi-Doria, nipote di Natalia Ginzburg (vincitrice del Premio Strega per “Lessico Familiare” nel 1963), viene da una famiglia in cui i libri e la cultura erano e sono pane quotidiano. 

Crede che leggere faccia diventare le persone migliori come si sente dire spesso?
«Non ne farei una regola così logica e di diretta conseguenza. A volte, quando si hanno dei buoni germi, leggere dei grandi romanzi può ampliare molto l’orizzonte interiore, ma può succedere anche che non ci sia alcuna nobilizzazione. Nella mia esperienza di lettrice e raccogliendo le testimonianze di altri lettori che conosco, ho registrato l’idea che a volte funzioni come un moltiplicatore di buone cose; che aiuti a comprendere alcuni sentimenti e certe parti di sé». 

Il suo rapporto con la lettura è cambiato negli anni?
«Ho iniziato presto, anche perché nella mia famiglia era molto naturale. Faccio parte di quella categoria che ha letto tanto da giovane. Adesso continuo a farlo, ma mi capita di meno per piacere e di più per lavoro. Come tutti subisco l’accelerazione del nostro tempo, le scadenze, le continue interruzioni che arrivano da Internet. È tutto più sincopato ed è diverso dal ricordo delle mie grandi bolle di silenzio in un isolamento da salvaguardare: è così che si dovrebbe leggere». 

Quali testi l’hanno colpita di più?
«Sono molti. Da ragazza, “La lettera scarlatta” di Nathaniel Hawthorne, “I miserabili” di Victor Hugo, “Piccole donne” di Louisa May Alcott, ma anche “La collina dei conigli” di Richard Adams. Ricordo in particolare “Madame Bovary” e “L’educazione sentimentale” di Flaubert, e quel grande senso di sgomento che mi impressionava a ogni pagina mentre immaginavo i paesaggi e tutto era molto intenso. Negli ultimi anni, penso a “Stoner” di John Williams. In quelle pagine la letteratura è reale, salta agli occhi». 

Leggere serve per essere degli ottimi scrittori?
«Avere una cultura letteraria può rappresentare un punto di forza, ma credo che il talento di scrittore abbia radici più misteriose. Chi ha letto molto può avere più strumenti stilistici e aver assorbito certe tecniche, però esiste un elemento immediato e innato che è la scrittura di per sé. Dolores Prato, per esempio, aveva una cultura minima».

Quando ha capito che si sarebbe dedicata alla scrittura?
«Ho iniziato presto con poesie e racconti che mia nonna Natalia leggeva con piacere. Lei mi incoraggiava, ma personalmente ho fatto un po’ fatica ad autorizzarmi in questo desiderio. Leggendo così tanto avevo dentro di me una babele di prose diverse e tante voci di grandi autori che hanno reso difficile la ricerca della mia voce personale. I miei modelli familiari e autoriali hanno giocato un rumore meraviglioso, ma pure invasivo. Quando ho capito che volevo darmi alla scrittura avevo 29 anni, un po’ tardi se lo paragono a chi a quell’età ha già firmato più di un libro».

Come guarda complessivamente alle pubblicazioni degli ultimi anni?
«Trovo che ci sia troppa autobiografia. C’è un’inflazione di auto-racconto che vedo come una deriva. Non parlo di bassa qualità, però credo che abbia rimpicciolito l’orizzonte. Sono una scrittrice un po’ all’antica, legata all’invenzione delle storie e mi schiero dalla parte della fantasia. Secondo me tutto questo filone autoriferito è un po’ angusto».

In una settimana escono un migliaio di nuovi titoli solo in Italia.
«Non bisognerebbe pubblicare sempre. Ci sono troppi libri in giro e non tutte le storie meritano di essere raccontate, così come non tutti sono scrittori. Non è snobismo. Scrittori si nasce e non si diventa».

Invece lettori si diventa?
«Forse sì. C’è la conquista della lentezza di cui parlavo prima, che oggi è quasi un lavoro. È più difficile ritagliarsela rispetto a molti anni fa. Poi ci sono delle fasi della vita in cui si legge di più o di meno, ma per me continua a essere importante. In generale sono più di buon umore quando lo faccio e anche quando scrivo».

Ma quando un libro non le piace, lo lascia?
«Sono diventata più esigente con me stessa. So che possono esserci dei momenti più adatti a una determinata lettura, ma quando un libro non mi piace lo mollo e passo ad altro. Mi succede spesso».                                     


 


L’INFLUENCER DEI LIBRI

Sui social si può parlare di tutto, anche di cultura! Fantasia? No, realtà. Grazie a Petunia Ollister 

di Nadia Afragola

Nessuno, lei in primis, si sarebbe mai aspettato un seguito tanto importante nei confronti di un argomento così poco appetibile – almeno in ambito social -, come quello dei libri. Si chiama Stefania Soma, ma sullo schermo, la troverete con il nome di Petunia Ollister, uno pseudonimo inventato per caso, per gioco, per curiosità, per sondare quel mondo di Facebook e Instagram che guardava da lontano, per cui non provava attrazione e che credeva non si addicesse ad una professionista afferente al mondo dell’Accademia. Oggi, che quello pseudonimo le si è cucito così perfettamente addosso, le cose sono cambiate. È diventata influencer, nel senso più bello del termine. Parla di libri, a volte li scrive anche, e con l’hashtag #bookbreakfast ha dettato un nuovo modo di comunicarli. O come ama dire lei, ha trovato la strada per piegare il social al suo essere.

Stefania, chi è Petunia? 
«Ho 45 anni e un passato nel campo della conservazione dei beni culturali. Me ne sono occupata per 15 anni. Non sono nata sui social, li ho sempre visti come una perdita di tempo. Così, quando mi sono approcciata a Facebook e a Instagram, decisi di non utilizzare il mio vero nome, per dare uno stacco dalla mia figura professionale. Lo pseudonimo lo ha inventato un amico per me. Nel 2015, quando mi sono ritrovata senza lavoro, con un sacco di tempo libero a disposizione, ho iniziato a incentrare le mie energie su progetti di scrittura in ambito food, complice anche il periodo expo, e su progetti come i book breakfast, che oggi sono un marchio di fabbrica del personaggio Petunia».

Quindi i social sono luoghi per gente poco seria?
«Ho cambiato idea. I social sono un luogo dove tutti possono parlare del loro rapporto con la lettura. Poi dipende dall'uso che se ne fa. Mi ritrovo in contesti molto seri, etichettati, con il mio pseudonimo buffo cucito perfettamente su di me. E mi ci trovo bene, non mi sento manchevole o soggetta a nessuna forma di discriminazione. Posso dire che quella parte dell'editoria che rideva al pensiero di poter promuovere libri attraverso i post ora si è ricreduta».

Come si racconta un libro attraverso un social network?   
«Andando oltre le logiche, mantenendo un livello molto alto delle immagini e del testo. Bisogna raccontare cose che piacciono alla propria community e non parlare solo dei grandi nomi mainstream che si trovano nelle librerie. Pesco molto nella piccola editoria di nicchia, negli illustrati, nei manga. E metto sempre in primo piano i miei interessi, quello che mi piace. Non so se i social facciano leggere meno, di certo nel 2011, quando mi sono iscritta ad Instagram, mai avrei immaginato di avere un seguito così importante parlando di qualcosa che ha poca forza attrattiva rispetto ad altri argomenti che vanno per la maggiore. Ho capito che il libro in realtà è uno strumento altamente popolare, al di là dei dati di vendita. Ho cercato di sdoganarlo, di renderlo più amichevole, di fare in modo che la gente non ne avesse paura. Il mio è un approccio molto emotivo».

Oggi è l’era di TikTok, di Clubhouse. Come si pone verso i nuovi canali social?
«Clubhouse mi è sembrato una grande occasione di dialogo. Mi sono iscritta, l'ho seguito, l'ho osservato. Ma nella maggior parte dei casi non ho trovato contenuti che a me interessassero. Poi ho osservato TikTok. Insieme alla Trap, è una delle poche cose che non capsico. Oltre ai balletti, però, ci sono profili dedicati ai musei, ad esempio, che fanno cose magnifiche a livello di produzioni. È un canale per giovani, i lettori del futuro, che andrebbe sondato, anche perché quella fascia di età su Instagram non c'è. Devo ancora capire come riuscire a piegare TikTok verso ciò che faccio».

È una influencer a tutti gli effetti. Lo sa che di solito non è un complimento?
«Sono consapevole di entrambe le cose. Ho numeri in termini di audience per cui vengo contattata da molte aziende. Il mio è uno spazio anche commerciale, perché il mondo editoriale come sappiamo ha dei margini molto bassi. Quindi, se per raggiungere il mio obiettivo devo sottostare a logiche commerciali, non lo trovo eticamente scorretto. Non mi sembra di imbrogliare nessuno. È la normalità quando fai di un social il tuo lavoro e alla base ci sono sempre io, nessun interesse si antepone tra me ed il profilo Petunia Ollister».

Perché tutti scrivono libri? 
«Io devo dire grazie a Slow Food editore per i primi due libri che ho scritto. Erano più convinti loro di me. Oggi tutti scrivono libri per il desiderio di sentirsi riconosciuti, importanti, vedere scritto il proprio nome in copertina. Molti pensano che pubblicare un libro rappresenti un momento di svolta nella vita, ma basta guardare i dati delle vendite per capire che non è così. L'iter normalmente è quello di andare da un agente, esporre i proprio prodotti e vedere se interessano in primis a lui. Pensare di spedire il proprio manoscritto direttamente all'editore, aspettandosi una risposta, è utopistico. Credo molto nell’iter procedurale che passa dalla scrittura alla pubblicazione e non accolgo di buon grado quando si cerca di forzare questa macchina, che è l’editoria».

Come si sta in rete? 
«La rete è un posto faticoso e a tratti ha dinamiche da piazza del paese. Nella prima fase della pandemia era tutto talmente cupo che mi era quasi passata la voglia di pubblicare. Mi sono ritrovata con tutto il tempo del mondo a disposizione e nessuna capacità di concentrazione. Arrivati all'estate del 2020, l'editoria si è ritrovata con una coda di libri da pubblicare e nessun luogo dove poter fare le presentazioni. Ci si è resi conto che l'unico strumento utilizzabile era proprio quello dei social e che non era un mezzo transitorio. La rete produce una sedimentazione di esperienze di cui si può fruire anche a distanza di tempo e questo è il vero grande vantaggio di produrre contenuti multimediali capaci di dilatare il tempo di permanenza». 

Cosa è accaduto con la pandemia nel mondo dell’editoria? 
«All'inizio si è letto di meno, semplicemente perché sono diminuite le pubblicazioni, le stamperie e i distributori erano chiusi. Non potendo essere pubblicati, gli scrittori sono passati al digitale, all'ebook. Questo è successo soprattutto nel mondo dei fumetti.  Nel frattempo, i gruppi di lettura online sono fioriti. Quando le case editrici hanno ripreso il processo di stampa, hanno pubblicato più del solito, per via della coda di stampa che si era creata».

Come sono andate le vendite nel periodo di pandemia?
«Le librerie indipendenti hanno fatto numeri interessanti, grazie al rapporto umano che si è andato a infittire con la pandemia e di cui sentivamo particolarmente la mancanza. Servizi come le consegne fatte in bicicletta direttamente dal libraio, anche in città, hanno fatto la differenza. Gli acquisti online sono andati bene. Le librerie di catena, invece, hanno sofferto di più».

L’ultimo libro che ha letto? 
«Fatico a dire un titolo solo, leggendo parecchio ho almeno tre titoli che mi hanno lasciato un bel segno: “Yoga” di Emanuel Carrere, “Due vite” di Emanuele Trevi, “Loro” di Roberto Cotroneo».                                          


#bookbreakfast
Petunia Ollister è il nom de plume di Stefania Soma. Dal 2015 crea i #bookbreakfast, foto di libri sul tavolo della colazione, pubblicate sul suo profilo Instagram @petuniaollister. Quando non legge o scatta foto, si occupa di valorizzazione dei beni culturali e comunicazione. Per Slow Food Editore ha pubblicato Colazioni d’autore (2017) e Cocktail d’autore (2019). Abita a Torino, ha raccontato libri su Radio2, scritto per La Stampa e pubblicato foto su Robinson di Repubblica.

 


Condividi su:
Galleria Immagini