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Petra: rocce e mistero

Nella terra in cui tutti gli elementi della natura convivono in armonia

Ven 08 Gen 2010 | di Emanuele De Filippis | Mondo
Foto di 15

Una montagna imponente, di un rosso così intenso che gli occhi fanno fatica ad ammirare per più di pochi secondi. Un fascio di luce che riflette un piccolo ingresso naturale ai piedi della montagna e che ti invoglia a proseguire per quella via, a entrare anche se non sai bene cosa ti aspetta.
Inizia da qui, da Petra, il mio lungo viaggio alla volta della Giordania, che mi porterà a scoprire una terra dove tutti gli elementi della natura convivono in armonia, senza che nessuno di essi pretenda di prevalere sugli altri.
Mi incammino dietro quella porta di luce, attraversando un percorso roccioso e stretto tre metri, scortato dai fianchi di quella stessa montagna fatta di rocce e mistero. Un silenzio assordante lungo la via che ci porta per circa un km a camminare in questo spazio ridotto a 200 metri di profondità. Poi all'improvviso, appena dietro un grande masso, si apre uno scenario impossibile da dimenticare. Siamo arrivati a Petra e di fronte a me ho il sacro monastero denominato Deir. Una struttura imponente a sei colonne, scavata nel cuore della montagna. La roccia è stata divelta per fare spazio a questo luogo di culto scolpito centimetro per centimetro, fino a giungere al risultato che tutti noi oggi possiamo apprezzare. Anticamente Petra era abitata da pastori nomadi di origine semitica,  allevatori di cammelli e abili razziatori, i quali giunsero dall’Arabia, probabilmente nel VII secolo a. C. Ben presto si arricchirono con il saccheggio delle carovane che dall’Arabia portavano merci pregiate verso le coste mediterranee, ma in seguito trovarono più utile imporre forti tasse alle carovane stesse in cambio di protezione e di rifugio.  Fu certamente la presenza delle ricche sorgenti che indusse le fiere tribù dei nomadi Nabatei a fermarsi in questo luogo, intorno al IV secolo a.C., per costruirvi una città che fosse inaccessibile. Prima che dei Nabatei, questo territorio era degli Horiti, intorno al 2000 a.C., e più tardi degli Edomiti che al tempo di Mosè avevano esteso il loro dominio sulla Giordania meridionale. Petra potrebbe quindi essere identificata con Sela, la biblica capitale del regno degli Edomiti. I pastori erano soliti rifugiarsi all'interno delle caverne, difficili da individuare a occhio nudo anche a poca distanza dall'ingresso, un luogo sicuro che ha portato alla scoperta della città solo nel 1812, a opera dello svizzero Johann Burckhardt. Proseguiamo così per un altro lungo sentiero, questa volta in salita, che ci porta ad attraversare torrenti e colonne in stile romano fino a giungere al Ninfeo, la fontana pubblica dedicata alle ninfe. Percorriamo così le terre abbandonate del leggendario Lawrence d’Arabia,  formate solo da sabbia rossa  che conducono in cima al monte. Lascio il gruppo, decido di proseguire solo in compagnia di un altro viaggiatore conosciuto poche ore prima. Percorro ancora il sentiero fino a sbucare in un piazzale ampio dove regna un altro monastero, simile al Deir, ma più piccolo. Non c'è nessuno. Mi trovo in cima alla montagna, dalla quale posso osservare le teste di altri monti più piccoli. Un asino legato a un palo, una musica soave e una piccola tenda. Mi affaccio timidamente all'ingresso, dove un pastore sta suonando uno strumento simile a un flauto mai visto prima. Smette di suonare, mi sorride e mi invita a sedermi. Mi offre una tazza di tè e inizia a raccontarmi delle vicende di Petra, delle sue leggende e dei suoi miti. Molta gente si affanna alla ricerca della felicità, io posso affermare con certezza di aver trovato il senso della vita proprio su questo monte, al ritmo di quella melodia. Voglio andare via, ma il pastore mi costringe quasi a restare, ad aspettare il tramonto. Pochi minuti e la montagna si infiamma iniziando a brillare come se fosse interamente ricoperta di oro. Ripercorro a ritroso la strada incrociando un altro pastore solitario che mi offre un passaggio su di un cammello. Mi porta a visitare la sua tenda e mi presenta altre persone sedute intorno al fuoco. Mi offrono l'ennesimo tè, mi raccontano che vivono lì da anni accogliendo i turisti. Non escono mai dal villaggio e due volte alla settimana pagano dei trasportatori che portano cibo e medicinali. A Petra non esiste energia elettrica, nessun tipo di tecnologia. Una vita nella vita. Mi accompagnano all'uscita con la sola luce di una torcia e di qualche altro fuoco sparso qua e là sulla montagna. Altre piccole famiglie, esistenze. Cala la notte su Petra, un gioiello che domani splenderà di una luce nuova e ancora più forte. Il giorno dopo c'è una jeep col motore acceso ad aspettarmi. Sono come al solito in ritardo, ma qui del tempo nessuno ha cura. Ore di viaggio attraverso il deserto arancione. A pochi minuti dal mio arrivo inizia a piovere, tutti mi sorridono come se fossi una divinità che ha portato l'acqua. Proseguo ancora fino a giungere sulla riva del famoso Mar Morto. Il lago, lungo 76 Km, è situato tra Israele, Giordania e Cisgiordania ed è collocato nel punto più basso del ventre della terra, a 398 metri sotto il livello del mare. Mi ci tuffo, scoprendo che qui è impossibile annegare: l'altissima concentrazione di sale ti riporta a galla come se avessi dieci salvagenti ai quali aggrapparti. La gente fa la classica foto mentre sdraiata sull'acqua legge il giornale. A tratti sembra quasi si riesca a camminarci senza affondare. Nel mio viaggio in Giordania  i miei occhi hanno ammirato anche Jerash, l’antica Gerasa con le sue rovine. Antica colonia romana fu uno dei centri più ricchi di divertimenti e più frequentati dai viaggiatori per i suoi teatri, le sue terme, l’ippodromo, i negozi ricchi di stoffe, gioielli e spezie rare. Ho visitato le cosidette “cattedrali del deserto” di Kaharana, di Amra e di Azrak, imponenti costruzioni in pietra, isolate dal mondo, che i beduini costruirono per difendersi dalle aggressioni dei Crociati. E infine ho percorso la suggestiva “Strada dei Re”, attraverso panoramiche vallate e scorci di una bellezza naturale indimenticabile, fino a giungere al Monte Nebo, da dove Dio mostrò a Mosè la Terra Promessa che mai riuscì a raggiungere. E infatti leggenda narra che proprio lì trovò morte e sepoltura. Il mio lungo viaggio alla ricerca di me stesso finisce qui, tra i fuochi della caverne di Petra, l'acqua del Mar Morto, la terra rossa dei deserti e l'aria pura di una civiltà che porta  ancora indosso il forte odore della sua storia.      


Una delle meraviglie del mondo
Petra (da πέτρα, roccia in greco) è posta a circa 250 km a Sud di Amman, la capitale della Giordania, in un bacino tra le montagne ad Est del Wadi Araba, la grande valle che si estende dal Mar Morto fino al Golfo di Aqaba. Il suo nome semitico era Reqem o Raqmu (la Variopinta), attestato anche nei manoscritti di Qumran.
Ancora oggi l'unico modo di giungere a Petra è a piedi o a cavallo. L'ingresso più caratteristico è quello da Est, attraverso una lunga insenatura tra alte montagne, chiamato Sik (o Siq).
Alla fine di questo lungo corridoio si intravede la più bella delle elaborate rovine di Petra, il Khasneh al Faroun o il Tesoro del Faraone, che non è stato costruito ma è stato scavato interamente nella roccia. Petra è stata utilizzata come set nelle scene di numerosi film, tra cui “Indiana Jones e l'ultima crociata” e “Transformers - La vendetta del caduto”.
Le numerose costruzioni dalle facciate tagliate direttamente nella roccia ne fanno un monumento unico, che è stato dichiarato Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO il 6 dicembre 1985. Anche la zona circostante è stata costituita dal 1993 parco nazionale archeologico. Nel 2007, inoltre, Petra è stata dichiarata una delle cosiddette sette meraviglie del mondo moderno.
 


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