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Il primo collant nato dalla plastica

Tra Bergamo e Mantova una filiera trasparente, tracciabile e a chilometro zero

Ven 27 Ago 2021 | di Domenico Zaccaria | Ambiente

Tra consumi di acqua ed energia e vestiti che velocemente si trasformano in scarti, la moda figura tra gli ambiti produttivi più impattanti sull’ambiente a livello globale. Negli ultimi anni il settore ha intrapreso un deciso cambio di rotta per cercare di minimizzare la propria impronta ecologica: una delle iniziative più recenti e interessanti arriva proprio dall’Italia, dove è stato creato il primo collant con filati ottenuti dal riciclo delle bottiglie di plastica. Realizzato da RadiciGroup, realtà nata a Bergamo e leader nella produzione di poliammidi, fibre sintetiche e tecnopolimeri destinati ad applicazioni in diversi ambiti, e da Oroblù, marchio di calze di Csp International, il collant si chiama “Oroblù Save the Oceans”. Un nome fortemente evocativo se si pensa che, secondo Greenpeace, ogni anno 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono, direttamente o indirettamente, nei mari. Il risultato è che, come emerge da un rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, ogni chilometro quadrato di Oceano contiene in media 63.320 particelle di microplastica, con differenze significative a seconda delle zone che si analizzano; ad esempio nel Sud-Est asiatico il livello è 27 volte maggiore rispetto ad altre zone, mentre nel Mediterraneo si concentra il 7% delle microplastiche a livello globale.
UN FILATO DI POLIESTERE CHE ABBATTE I CONSUMI
“Oroblù Save the Oceans” è un collant nero, 50 denari, realizzato con “Repetable”, il nuovo filato di poliestere prodotto da RadiciGroup, ottenuto mediante un processo di riciclo post-consumer delle bottiglie di plastica, che consente di abbattere le emissioni di C02 e di ridurre l’utilizzo di acqua ed energia. Questo rivoluzionario tessuto è stato scelto da Oroblù dopo un’attenta fase di studio e valutazione; oltre a non consumare nuova materia prima vergine, è anche tinto in massa, con il colore che viene incorporato all’interno di tutto il filato e non soltanto sulla superficie esterna: ciò consente un ulteriore risparmio di acqua ed energia elettrica impiegate nella lavorazione. Grazie a questa collaborazione tra due aziende a vocazione familiare, fortemente radicate sul territorio, ma con una solida dimensione internazionale, è nata una filiera di produzione italiana totalmente trasparente, tracciabile e a chilometro zero, compresa nell’area tra Bergamo e Mantova. E anche gli oceani ringraziano.        

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