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Mezzopieno: Ho detto basta alle banche!

Luca Streri, a 33 anni, lascia il tempio dell’alta finanza per mettersi al servizio delle popolazioni povere dell’India, combattere la povertà e promuovere la circolazione delle buone notizie

Lun 27 Set 2021 | di Marzia Pomponio | Attualità
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A 23 anni Luca Streri, una laurea in Economia, diventa agente di borsa in una banca di Ginevra (Svizzera), il tempio dell’alta finanza. La sua giornata inizia alle 9 del mattino e finisce alle 11 di sera. Tutto sembra perfetto fino a quando, dieci anni dopo, inizia a porsi delle domande: “Sto spendendo bene la mia vita? Voglio vivere anch’io assillato dalla ricchezza come i miei clienti?”. Si licenzia, lascia tutto e va a vivere in una zona rurale molto povera nel sud dell’India, nello Stato dell’Andhra Pradesh, sul golfo del Bengala. Mette le proprie competenze finanziarie al servizio delle popolazioni povere per migliorare la loro vita, ideando un proprio sistema di microcredito solidale attraverso il quale riesce a creare un’alleanza tra gruppi storicamente distanti per casta. La rete solidale creata in India è la scintilla per fondare a Torino, sua città natale, il movimento Mezzopieno, la rete della positività diffusa nelle scuole, università, aziende, ospedali, Comuni, carceri e associazioni, per una società più positiva, costruttiva e inclusiva. 

Tutto è iniziato da un viaggio in India con i suoi genitori a 12 anni. 
«Il primo giorno in India abbiamo fatto una gita fuori programma: su una chiatta di legno abbiamo assistito alle cremazioni sul Gange, il fiume sacro per l’Induismo, dove chi è molto povero va a morire, spendendo le ultime energie della propria vita. Ricordo il buio, i fuochi dei corpi che bruciavano, queste persone lungo il fiume in attesa della morte, abbandonate, senza qualcuno che si prendesse cura di loro. Sono immagini che hanno influito molto sulla scelta futura di aiutare queste popolazioni a morire in modo più decoroso, avere un ospedale in cui curarsi e del cibo per non morire di fame».

Per seguire la sua missione ha detto no al premio Nobel Yunus.
«Lui stava aprendo in India la sede della Grameen Bank, la banca dei poveri con cui ha poi vinto il Nobel per la pace. Mi ha invitato a lavorare per lui in India, ma io non volevo tornare a lavorare in una banca. Poco dopo ho conosciuto Raimon Panikkar, uno dei più grandi teorici del dialogo interculturale interreligioso del nostro secolo, e insieme a un gruppo di amici filantropi svizzeri abbiamo aperto la Fondazione Arbor, con cui ho avviato un mio programma di microfinanza solidale».

Con il suo microcredito ha avvicinato gruppi distanti per casta. Come ci è riuscito?
«Ciò che manca alle persone in condizioni di povertà sono la motivazione, cioè non credono di potercela fare, e la collaborazione tra loro. In India il sistema delle caste permette alle popolazioni di lavorare solo con membri della stessa casta. Al mio progetto di microcredito si accede in gruppi composti da persone di tutte le caste e religioni. Si lavora insieme per fare crescere il villaggio con più lavoro, scuole, ospedali. Dopo una prima resistenza, le caste alte hanno capito che conveniva, perché in questi villaggi poveri anche le caste alte non detengono il potere economico, ma solo quello spirituale». 

In Italia ha fondato il movimento Mezzopieno, per una società più positiva, costruttiva e meno dipendente dalla polemica, dalla paura e dalla conflittualità. Perché è importante cambiare lo sguardo sul mondo? 
«Le informazioni di cui ci nutriamo hanno lo stesso meccanismo del cibo: se cattivo, il nostro fisico si ammala. Se leggiamo solo cattive notizie crederemo che il mondo è un posto ostile in cui va tutto male, ma non è così. Mezzopieno vuol dire proprio questo: non neghiamo la parte negativa, ma abbiamo deciso di orientarci verso la valorizzazione di ciò che funziona». 

Dove iniziare a guardare il mezzo pieno durante una pandemia mondiale? 
«Non ossessionandosi con i dati dei decessi. In un giorno ci sono più nati dei morti, nessuno lo dice. È pieno di cose meravigliose intorno a noi, che non vediamo perché date per scontate. Il momento che stiamo vivendo è tragico, ma fa parte della vita. La storia del mondo è sempre progredita inciampando e rialzandosi, con fiducia e coraggio».                  

 


Che rumore fa la felicità...

Mezzopieno, la rete italiana della positività, fondata dall’economista e missionario laico Luca Streri, 49 anni, ha sede a Torino. Nata nel 2015 come blog di notizie positive ha dato vita a varie iniziative: la prima freepress di buone notizie, il “Tg delle Buone notizie” fatto da studenti di 800 scuole d’Italia, il Festival Nazionale della Positività e la Giornata Nazionale dell’Informazione Costruttiva, celebrata la prima volta il 3 maggio scorso. Nel 2018 è stata lanciata una campagna – che ha raccolto circa 6500 firme – per chiedere ai media di diffondere almeno il 50% di buone notizie. A febbraio ha avviato un corso sulla felicità per studenti del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino, tenuto dalla psicologa Marta Casonato, responsabile dell’Ufficio Studi di Mezzopieno. 

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