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Spiagge: la battaglia continua

Sulla Riviera d’Ulisse una scrittrice lotta tutto l’anno per la difesa delle spiagge libere

Lun 27 Set 2021 | di Enrico Molise | Attualità
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L’estate è finita, ma alcuni problemi restano. E c’è un percorso che continuerà anche quest’inverno. «Un giorno sono andata al mare e mi hanno cacciata. Sono tornata a casa e ho scritto un post su Facebook». È iniziata così la battaglia per le spiagge libere di Manuela Salvi che in poche settimane ha portato alla nascita di un comitato: hanno messo su una raccolta fondi e hanno assunto due avvocati. Era l’estate del 2020. Adesso gli iscritti al gruppo sul social network sono oltre 3700. 
IL COMITATO
Salvi è una scrittrice, traduttrice ed editor di letteratura per ragazzi, ed è una di quelli che si sono stufati, come affermano loro senza girarci troppo intorno. Il “Comitato per la difesa delle spiagge libere e del mare della Riviera d’Ulisse” è nato in luoghi ricchi di storia, archeologia e natura, che devono quel nome a uno dei grandi eroi della mitologia greca; attraversati anche da Enea, come narra Virgilio. L’azione è partita da Gaeta e riguarderà un Comune per volta, anche per la sostanza delle spese legali da sostenere e per l’impegno costante di verifica di ogni singola struttura. «Un giorno mi hanno mandata via in malo modo, dicendomi che non c’era posto perché loro avevano già piantato le aste di tutti gli ombrelloni: si sono giustificati con la necessità di misurare la distanza richiesta dal governo. Sono tornata a casa, ho scritto un post su Facebook e ho intercettato una ventina di persone che poi sono diventate molte di più. C’è un malessere comune che dura da anni, per questo ci auguriamo che il gruppo cresca ancora e ancora. In tanti, però, ci chiedono di restare anonimi perché vogliono partecipare, ma temono ripercussioni».

LE AZIONI
Flashmob, raccolta fondi, segnalazioni ed esposti alle autorità competenti. L’attività non si è mai fermata, nemmeno d’inverno. Hanno letto documenti e concessioni, mappato il territorio e postato continuamente foto, video e materiali sui social. «Veniamo ostacolati spesso nell’accesso agli atti. Ad agosto abbiamo anche ricevuto il primo esposto da parte di un frontista e questo probabilmente ci darà il diritto di poter leggere dei documenti che non avevamo. In un’altra circostanza, invece, il nostro ricorso al Tar contro il Comune è stato bocciato perché non siamo stati riconosciuti come rappresentativi: abbiamo fatto ricorso al Consiglio di Stato. Eppure lo scorso febbraio l’amministrazione ci ha contattati per partecipare a un consiglio comunale online e ascoltare le parole del comitato: il collegamento si è interrotto all’improvviso e non è mai più ripreso».

COSA È CAMBIATO
Ci sono gli stabilimenti balneari, le spiagge libere con servizi di noleggio, e i frontisti, che hanno una proprietà privata a ridosso della spiaggia libera dove tengono l’attrezzatura per il noleggio. Solo gli stabilimenti possono sistemare lettini e ombrelloni su quella porzione di spiaggia indipendentemente dalla richiesta del pubblico. Gli altri, invece, possono farlo in base alla domanda dell’utente. «Nell’estate del 2020, solo a Gaeta ne abbiamo trovati sette che si spacciavano per stabilimenti, sia sui siti che sulle insegne, ma non risultavano inseriti nemmeno nell’elenco per il noleggio. Questa estate il Comune ha fatto una specie di bando per metterli in regola, ma non siamo riusciti ad avere il documento per le concessioni, che al più li avrà resi noleggiatori e non stabilimenti. Con la scusa del Covid, il Comune ha vietato l’accesso alle spiagge libere di notte e alcuni noleggiatori hanno messo i cancelli: anche in questo caso ci siamo mossi con un esposto. Nei nostri continui monitoraggi abbiamo notato che alcuni hanno acquistato ombrelloni e asciugamani comuni per occupare la battigia, alternandoli ai loro ombrelloni ufficiali. C’hanno messo anche dei veri e propri oggetti di scena, come borse e scontrini, e restando lì per un po’ di tempo abbiamo notato che non appartenevano a nessuno».

IL FUTURO
Nel report di venti pagine che hanno redatto vengono indicati luoghi, concessioni e discrepanze. Il comitato ha raccolto pure delle immagini tramite Google Earth Pro per guardare alla forma delle spiagge libere. «Tutte quelle di Serapo e di Ariana (appartenenti al Comune di Gaeta - ndr) sono a V. Naturalmente la restrizione coincide con l’avvicinamento al mare e lascia più spazio agli stabilimenti limitrofi. Misurandone una a campione, abbiamo notato che si passa da 32 metri d’ampiezza vicino la strada a 16 in prossimità della riva. A Terracina la capitaneria di porto ha smantellato molti lidi abusivi che erano lì da anni. Vorremmo che accadesse anche altrove. Adesso la stagione balneare è finita, ma continueremo a batterci durante l’inverno per farci trovare pronti per l’estate del 2022».                                                             

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