acquaesapone Interviste Esclusive
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

Oscar Anton, Bob Sinclair e il Piemonte

L’artista francese, autore di “Bye bye”, arriva a un milione di ascoltatori mensili su Spotify

Lun 27 Set 2021 | di Chiara Luce | Interviste Esclusive
Foto di 4

Scrive nella sua camera da letto, ha la voce soffice, il passo dinoccolato e già quasi un milione di ascoltatori mensili su Spotify. In Italia lo abbiamo conosciuto grazie a “Bye Bye” e al remix che di quella canzone ha voluto fare Bob Sinclair. Durante la pandemia ha scritto, inciso, raccontato ed ora è in rotazione con un singolo “Ophelie”, che è anche nella tracklist di un film arrivato nelle nostre sale cinematografiche a settembre, “Ancora più bello”. 
Noi lo abbiamo raggiunto per scoprire un po’ di più chi è l’artista francese. 
 
Da dove arriva il tuo interesse per la musica?
«Penso che il mio interesse per la musica arrivi dai miei genitori. Loro sono dei grandi amanti della musica ed hanno nella loro libreria molti dischi. Ricordo che ogni mattina sceglievo un album dalla loro collezione, prima di andare a scuola e trascorrevo la mia colazione ad ascoltare il disco scelto (anche perché non mi permettevano di guardare la tv nei giorni di scuola!). Avevo 7 anni e così ho scoperto il pop, il rock, il soul, il reggae e molti altri generi musicali».
 
Quando hai deciso di voler diventare un cantante?
«Il momento in cui ho la forte sensazione di aver realizzato questo desiderio è stato il primo concerto a cui ho assistito, al quale andai per il compleanno di mio padre. Si trattava del concerto dei Coldplay allo stadio “Il parco dei Principi” a Parigi ed è stato probabilmente il miglior giorno della mia vita. Quel giorno ho scoperto il potere della musica dal vivo. E le intense emozioni che quel momento crea. Allora dissi a me stesso: “Ecco, io voglio fare il cantante. Io voglio avere il lavoro di Chris Martin (il cantante dei Coldplay – ndr)».
 
Che tipo di educazione artistica hai avuto? 
«Prima sono andato al Conservatorio, dove ho studiato pianoforte e teoria musicale per 4-5 anni, ma era veramente noiosa per la mia età, avevo 7 anni. Andavo alla scuola di musica dopo essere andato nella scuola normale e non era la cosa migliore per me. Per questo ho deciso di imparare da solo e ho scoperto la chitarra, le canzoni pop per piano e più tardi la produzione. Quello è anche il periodo nel quale ho cominciato a scrivere le mie canzoni». 
 
Che musica sentivi quando eri più giovane?
«Sentivo molte cose diverse. Se una melodia mi colpisce, sono interessato a tutto. Così sentivo molte rock band, come gli Arctic Monkeys, i Muse, i Kooks. Ma anche musica elettronica, come quella di Benny Bennassi, Fatboy Slim, Justice, The Bloody Betroots o pop band come appunto i Coldplay, ma anche One Republic, Maroon 5 e anche molto Ed Sheehan (ride – ndr). Credo che la lista potrebbe andare avanti per anni, ma questi sono alcuni esempi».
 
Chi ha creduto in te all’inizio?
«Prima di tutto i miei genitori e la mia sorellina piccola. Mi hanno sempre supportato e hanno creduto nella mia passione. Loro trovavano il tempo per accompagnarmi a dozzine di piccole esibizioni e ad ascoltarmi mentre suonavo in posti davvero da far accapponare la pelle intorno Parigi. Hanno sempre rispettato le mie ambizioni. Nello stesso tempo mi hanno forzato a studiare fin quando ho avuto tempo di fare entrambe le cose. Più tardi non avrei avuto altra possibilità che smettere per la musica. Tutto questo mi ha davvero aiutato a diventare più responsabile e consapevole riguardo le mie scelte lavorative». 
 
Che cosa ti hanno detto i tuoi familiari rispetto alle tue aspirazioni?
«Loro dissero che era un bel lavoro e anche importante perché permette di incontrare le persone in giro per il mondo, ma nello stesso tempo è un lavoro che richiede tanto lavoro e pazienza. Mi hanno dato tanta fiducia, non ponendo dei limiti ai miei sogni purché avessi lavorato più forte che potevo per questa cosa. È questo ciò in cui credo fermamente oggi». 
 
Cosa ti ha ispirato a scrivere la canzone che ti ha reso famoso in tutto il mondo? 
«Non sono sicuro di essere diventato famoso in tutto il mondo (ride - ndr), ma c’è sicuramente una canzone che ha dato molte opportunità a me e alla mia piccola sorellina Clementina che è “Nuits d’été”. È una canzone che abbiamo scritto insieme nella mia camera da letto, durante la pandemia. È cominciata con una registrazione solo della voce che mia sorella mi ha inviato su Whatsapp. Poi ho aggiunto degli accordi al pianoforte e l’abbiamo prodotta sul mio computer in due-tre giorni. Il processo è stato davvero semplice. Volevamo che fosse più spontaneo possibile così non ci abbiamo pensato molto: abbiamo fatto solo ciò che amiamo». 
 
Come hai investito in un anno come quello che abbiamo vissuto nel 2020?
«Non ho avuto molte scelte (ride – ndr). Ho impostato la mia vita come un’opportunità all’inizio del 2020 (senza sapere nulla della pandemia), pensando di realizzare un Ep ogni mese dell’anno. Così ho dovuto tenere il passo. Io penso che il lockdown mi ha dato l’opportunità di non uscire, non andare ai party e rimanere focalizzato nella mia stanza a scrivere tutti i giorni». 
 
Cosa è la normalità?
«Non c’è niente come la normalità. Ogni cosa sembra normale finché qualcuno decide di cambiarla e farla sua. Io credo fermamente nel “fai ciò che senti giusto per te e non avere paura di cambiare, evolviti e adatta la tua vita”».
 
Come è nata “Ophelie”, inserita nella tracklist del film “Ancora più bello”?
«L’ho scritta poco dopo aver terminato il mio progetto “Home of Sanity” del 2020. Dato che è stata una sfida così intensa, emotivamente e fisicamente, tornare nella mia camera da letto-studio è stato davvero difficile. Tuttavia, volevo davvero continuare questo processo creativo e fare ciò che amo di più, scrivere musica. La storia della canzone è una combinazione di quella personale di una delle mie amiche più intime. Entrambi siamo davvero appassionati di qualcosa che occupa un posto così grande nella nostra vita che a volte è difficile essere interessati a qualcun altro. Questi siamo noi, che parliamo con le nostre rispettive ‘ophelie'. Penso che “Ophelie” raccolga un piccolo pezzo di ogni altro disco che ho scritto fino ad ora. È il tipo di canzone di cui sono sicuro che il me 12enne sarebbe stato super orgoglioso!».
 
“Ophelie” è una canzone che parla di separazione. Come si dice “arrivederci” nel modo giusto?
«Chi pensi che io sia!? Non ho proprio idea di come si possa dire addio nel modo giusto (ride – ndr). Io mi sento molto triste ogni volta che devo lasciare qualcuno o qualche luogo. Ma suppongo di essere ancora in tempo per capire questa cosa». 
 
Come è il tuo rapporto con l’Italia?
«Amo l’Italia. Una parte della mia famiglia viene dal Piemonte. Mia nonna mi ha raccontato molte storie su questo, ma non ho mai avuto la possibilità di andare… ancora! E ora che le mie canzoni sono trasmesse di più sulle radio italiane che nel mio Paese, mi potrei stabilire qui! (ride – ndr)».           

 


Self-made artist

Dopo il folgorante impatto del singolo d'esordio “Bye bye”, il parigino Oscar Anton oggi incanta con “Ophelie” presente nella track list di “Ancora più Bello”, film italiano nei cinema a settembre. Il pop da camera da letto di Oscar Anton è la sintesi di un self-made artist che scrive, produce, incide, realizza i video, gestisce i social, interloquisce direttamente con la fan base, cura la propria immagine senza intermediari. Dai 10mila visitatori mensili su Spotify, i 798mila odierni sono numeri importanti. Numeri che diventano milioni parlando degli ascolti in stream o di visualizzazioni su YouTube.

 


Condividi su:
Galleria Immagini