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Il tabł dell’infertilitą

Quando si decide di allargare la famiglia tutto cambia, anche nella relazione sessuale: cosa accade se il figlio non arriva?

Lun 27 Set 2021 | di Emanuele Tirelli | Attualitą
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Esiste un rapporto diretto e molto robusto tra infertilità e disfunzioni sessuali. Ancora di più negli ultimi anni. «La donna raggiunge il picco della sua fertilità tra i 20 e i 30. L’uomo entro i 40», commenta la sessuologa Marilena Iasevoli. «Le coppie oggi cercano di avere dei figli molto più tardi rispetto al passato, quindi va da sé che l’infertilità sia aumentata soprattutto nei Paesi sviluppati. Le cause sono da ricercare nei cambiamenti climatici e nell’età del tentativo del concepimento».

Cosa si intende per infertilità?
«Il tempo medio del concepimento è di otto mesi dall’inizio dei rapporti finalizzati alla procreazione. Per infertilità si intende l’impossibilità di concepire dopo un anno di tentativi. Le cause sono diverse. L’apparato genitale femminile è molto complesso e possono esserci problematiche innate o secondarie. Per questo motivo ci si concentra di più sulla donna, perché nell’uomo è più facile individuare eventuali cause attraverso esami sulla qualità dello sperma».

La sessualità si trasforma?
«Quando una coppia decide di avere un figlio inizia una programmazione di vita completamente diversa. Ci sono aspettative, considerazioni, ma anche aspetti tecnici da tenere in considerazione, come la fase ovulatoria, determinate posizioni durante il rapporto sessuale, le visite ginecologiche continue, il calcolo dei tempi dell’ovulazione. E l’uomo deve farsi trovare pronto al momento opportuno. Questo rischia spesso di spostare la sessualità da un aspetto ludico e di piacere a una vicenda quasi più tecnica perché finalizzata alla procreazione. Ed è vero che alcune disfunzioni sessuali possono causare l’infertilità, ma molto più spesso è il contrario».

Questione di stress?
«Eccitazione e desiderio sessuale diminuiscono perché si pensa di dover centrare un obiettivo. C’è quindi un notevole carico psicologico di stress, ansia; un’altalena di illusione e delusione emotiva se il concepimento atteso non arriva. E questo influisce sul benessere della coppia, causando anche disfunzioni sessuali».

Quali sono le reazioni?
«La diagnosi di infertilità viene spesso percepita come un lutto da elaborare. E, pure se riguarda l’uomo, è la donna a restare più traumatizzata e a colpevolizzarsi di più: pensa anche a eventuali interruzioni volontarie della gravidanza avute in precedenza o a comportamenti sessuali promiscui, perché spesso l’infertilità è causata proprio da infezioni sessualmente trasmesse. Oltre alle disfunzioni sessuali si sperimentano anche rabbia e angoscia. Si tratta di un argomento ancora tabù nella nostra società e i commenti esterni non contribuiscono di certo. L’idea generale è che una coppia debba avere dei figli. Quelle che non li desiderano e sono soggette a continue domande sull’argomento possono sentirsi sbagliate. Quelle che li desiderano, ma non ci riescono ne risentono negativamente ancora di più. Di solito la donna si colpevolizza, però dall’esterno viene compatita. L’uomo avverte mediamente di meno una propria mancanza, ma poi ci pensa la società a farlo sentire meno virile e meno potente».

Cosa consiglia?
«Molte donne partecipano ai forum online, che da un lato servono come gruppi di auto-aiuto, ma dall’altro, leggendo storie di altre donne nelle stesse condizioni da molto tempo, vanno ancora più in ansia. Le coppie andrebbero seguite in modo multidisciplinare, quindi anche con uno psico-sessuologo che le aiuti a trattare eventuali disfunzioni sessuali e ad avere un sostegno in tutto il processo, tanto più se il percorso si dilunga e arriva alla procreazione medicalmente assistita.
Quest’ultima è particolarmente stressante sia dal punto di vista fisico che psicologico. Una coppia decide di avere figli perché sente uno stimolo genitoriale. E a volte sceglie di concentrarsi sui figli per mettere da parte dei problemi relazionali irrisolti. Se il figlio arriva, questi problemi possono scemare o acuirsi. Se non arriva, i problemi tornano in primo piano più forti di prima. E anche in questo caso è consigliabile rivolgersi a un professionista».

 



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