acquaesapone Gli occhi grandi dei bimbi
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

Bimbi, non scimmie

Senza umiltÓ Ŕ impossibile cogliere la grandezza del bambino

Mar 07 Apr 2009 | di Alberico Cecchini | Gli occhi grandi dei bimbi

Oggi sappiamo che un bambino di due anni è più intelligente di un adulto. Infatti il suo cervello pur avendo un po’ di neuroni in meno rispetto a quello di un adulto, ha un numero di sinapsi attive, cioè di collegamenti fra questi, molto superiore. Perciò impara subito le lingue. Se poi calcoliamo il numero totale di sinapsi possibili fra tutti i suoi neuroni, otteniamo un numero superiore al numero di atomi presenti nell’intero universo. Stiamo parlando solo del sistema nervoso del bambino, ma egli è ben di più dei suoi nervi. In ogni bimbo ritroviamo tutta l’infinita complessità dell’universo.
Potenzialmente è più intelligente del più grande scienziato mai esistito, più artista del più grande artista mai esistito, più generoso della persona più generosa mai esistita. E come tale dobbiamo trattarlo, perché soprattutto il nostro modo di essere li condiziona negativamente nell’esprimere tali potenzialità.
Desmond Morris, noto antropologo ed etologo, studiando le scimmie ha pensato, come se fosse più o meno la stessa cosa, di teorizzare e di scrivere anche sui bambini. E ha spiegato perché, secondo lui, i bimbi sorridono. Osservando che i cuccioli di scimmia si attaccano al pelo della mamma, ne ha interpretato il comportamento con la motivazione che così non rischiano di essere abbandonati. I cuccioli di uomo invece, poiché la loro mamma non ha il pelo come le scimmie, per non farsi abbandonare... sorridono!
Talvolta con la pretesa dell’osservazione scientifica ridotta al freddo ragionamento e pur di non ammettere l’anima e l’amore si arriva all’assurdo.
Così accade anche in certe recenti correnti della psicologia, dove si associa un po’ troppo la persona umana al computer, invece di parlare di amore, anima, rispetto e sacralità della vita.
Un bambino è anzitutto amore. Altro che scimmie o computer. Un bambino è sacro e se non ci si accosta ad esso con tutta la qualità di anima necessaria non si riesce a coglierlo completamente. Si rischia fortemente di ridurne il valore, di vederne solo piccole parti, di condizionarlo in negativo.  Smontandolo in pezzetti per osservarlo scientificamente, se non manteniamo la nostra anima nell’amore, non riusciremo a cogliere la sua sostanza fondamentale, che è l’energia di amore con cui viene ad irraggiare il mondo. Dovremmo solo inchinarci di fronte ai bimbi, servirli, rispettarli, cogliere la loro immensa potenzialità e sostenerla. Viene da inorridire a leggere certi trattati di educazione. Sembra che i bimbi siano solo dei minorati senza identità.
Invece è il contrario, non solo non sono vasi vuoti da riempire, ma hanno tutta la loro identità e sono ben più di un adulto. è proprio in questo non saper cogliere completamente la loro natura che li feriamo, li blocchiamo, li condizioniamo. Perché sentendoci superiori, poi facilmente ci sostituiamo a loro, più o meno volontariamente, e con tutte le migliori intenzioni del mondo li trattiamo da incapaci proiettando su di loro le nostre insicurezze. Rendendoli insicuri. Daremmo la nostra vita per loro ma non sappiamo neanche vederli. Invece non dobbiamo preoccuparci per loro, né del loro futuro. Hanno energie migliori delle nostre. Dobbiamo preoccuparci solo di non essere noi i lupi di oggi. E lo siamo ogni volta che non li rispettiamo completamente. Soprattutto nella loro indipendenza personale.
Conoscendoli di più possiamo rispettarli di più. Allora non possiamo prescindere dalla loro anima piena di energia di amore per fare meglio luce sulla loro potenzialità meravigliosa. Sembra poco scientifico parlare di sacralità del bambino. Eppure molti scienziati interpretano la forza epigenica come una forza di amore, lo dicono chiaramente e parlano proprio di Dio.
Come Francis S. Collins*: «Non dico che l’esistenza di Dio possa essere provata come due più due fa quattro. La fede resta fede e non ci sarà mai modo di dimostrare Dio in modo matematico. Ma io credo che alcune evidenze ci dicano che l’esistenza di Dio è assai più probabile del suo contrario... Sono arrivato a crederci chiedendomi: che cos’ha di unico l’essere umano rispetto a tutte le altre creature del pianeta? Il linguaggio? No. Quello che ci distingue veramente dagli altri animali è la capacità di amare, ci sono persone che sacrificano la propria vita per salvare sconosciuti. Certi esempi di altruismo sono inspiegabili da un punto di vista evoluzionista perché riducono la probabilità di trasmettere il proprio patrimonio genetico. Questo dimostra che gli esseri umani tendono verso qualcosa che è oltre la biologia e l’evoluzione. Per questo ritengo che il Dio che ha creato l’universo si interessa di noi e della nostra aspirazione alla santità».
Di tutt’altro parere è Richard Dawkins, zoologo noto per il libro “Il gene egoista” nel quale spiega la sua visione dell’evoluzione basata sull’egoismo del gene, nel quale non esiste alcun disegno intelligente, nessun creatore, ma tutto è guidato dal caso. Infatti, non riconoscendo grandi differenze fra uomo e scimmia, sostiene un’associazione internazionale che si propone di ottenere una Dichiarazione dei Diritti delle grandi scimmie da parte dell’Onu. La sua missione dichiarata è dimostrare che non c’è nessun amore e nessun creatore. Può uno scienziato porsi con un atteggiamento così prevenuto di fronte alla realtà che deve comprendere, escludendo a priori alcune ipotesi?
Dopo Galileo molti scienziati hanno staccato la ricerca scientifica dalla fede. Eppure, sostiene Francis S. Collins, la scienza più avanzata non è in conflitto con l’idea che esista un Dio in grado di ascoltare le nostre preghiere e prendersi cura delle nostre anime. Partendo dalla propria esperienza e affermando che non c’è conflitto tra l’essere uno scienziato rigoroso e il credere in Dio, affronta tanto le obiezioni degli scienziati contro la fede, quanto quelle degli uomini di fede che negano le verità scientifiche.
Collins all’età di 27 anni, dopo aver conseguito un dottorato in chimica alla Yale University e una laurea in medicina, si definiva un ateo di ferro. Poi, un giorno scoprì un piccolo libro di C.S. Lewis*, “Il Cristianesimo così com’è”, che fece cadere le sue argomentazioni  “a tenuta stagna”  sul fatto che la fede fosse semplicemente irrazionale, rivelandole piene di buchi. Rovesciò le sue posizioni, convincendolo che la scelta di credere era la conclusione più razionale se uno guardava alle evidenze attorno a sé.
«Fu una rivelazione scioccante, a cui ho cercato di resistere strenuamente per un anno, ma che poi ho deciso di accettare». Un atteggiamento di umiltà che lo scienziato sempre dovrebbe conservare.

 

  * è uno dei più famosi genetisti viventi, ha diretto il “Progetto Genoma”, l’impresa scientifica partita nel 1990 e che in poco più di dieci anni ha portato a termine la decifrazione del Dna umano, un vero e proprio spartiacque nella storia della biologia e della medicina. Dopo aver individuato i geni responsabili della fibrosi cistica, Collins scritto il libro “Il linguaggio di Dio”, una riflessione sui segni contenuti nel codice della vita che rimandano ad un Artefice della vita stessa.

  * Clive Staples Lewis è l’autore del ciclo di romanzi “Le cronache di Narnia”. Fu docente di lingua e letteratura inglese ad Oxford e fondò con John Ronald Reuel Tolkien (autore del ciclo “Il Signore degli anelli”) un circolo letterario informale in cui si riunivano alcuni docenti di Oxford per leggere le bozze delle opere in costruzione e per discutere di libertà e di fede.


Condividi su: