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L’amore dall’italia mi ha sfamato

«Così l’adozione a distanza mi ha salvato con la mia famiglia nell’arido Kenia»

Ven 08 Gen 2010 | di Giacomo Fagiolini - Volontario di Italia Solidale-Mondo Solidale e missionario nel Kenya | Bambini
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Questa è la storia vera di un bimbo in una delle 104 collaborazioni missionarie di Italia Solidale – Mondo Solidale che con 20.000 italiani sosteniamo, senza assistenzialismi,  per risolvere.
È solo una delle tante vite salvate e famiglie recuperate grazie alla generosità di tanti italiani e all'esperienza del nostro fondatore Padre Angelo Benolli.
Purtroppo 24.000 bambini nel Sud del mondo continuano a morire ogni giorno e – solo nelle nostre collaborazioni - sono a rischio 10.000 creature se non interveniamo.

«Carissimi uomini del Nord,
Io sono un bambino Turkana, (della omonima zona semidesertica a nord del Kenia, ndr). Qualche tempo fa ero vicino a morire, come tanti miei amici ogni giorno qui in Africa. Mio papà aveva sposato la mia mamma senza avere un lavoro… mi carezzava molto, ma il giorno non faceva nulla, beveva tutto il tempo e tornava a casa a mani vuote, non aveva mai soldi, anzi chiedeva da mangiare a mamma, che non poteva sfamare né lui né me ed i miei fratelli e lui la picchiava... Lei mi raccontava che lo aveva sposato perché da ragazzo aveva gli occhi belli. 

Mi dicevano: devi mangiare e studiare... ma avevo fame d'amore
Io cominciai a stare male, sempre più male, anche fisicamente. “Il tuo problema è che non mangi e non sai l'inglese. Devi mangiare e andare a scuola, questa è la soluzione”, mi dicevano tutti. 
Allora i miei si fecero aiutare da una famosa ONG che ci dava cibo e mi pagava la tassa scolastica, però la situazione non cambiò di tanto. Mangiavamo non grazie al lavoro di mio padre, ma perché altri ci sfamavano, finché un giorno appena tornato da scuola cedetti del tutto e persi conoscenza. “Morirà di sicuro” dicevano nel villaggio. I miei erano disperati e volevano capire perché stavo male. Fu allora che Michael, un animatore d’Italia Solidale, venne a trovarci a casa.
Papà e mamma piangendo gli dissero tutto: della violenza, l’alcool, la ONG... La risposta di Michael non la dimenticherò mai: “Tuo figlio sta male perché vorrebbe amore e riceve violenza, anche se gli dai il cibo materiale, senza amore diventa veleno. Tu sei un Turkana - disse a mio padre - devi capire perché ti sei ridotto così e devi fare da papà a questo bambino, il cibo e l’amore tu glieli devi dare, non qualcun altro”.

«Mamma e papà hanno iniziato a vedere le loro ferite interiori»
I miei da quel giorno si misero in cammino, lessero i libri che Michael gli lasciò. Erano quelli di Padre Angelo Benolli di Italia Solidale. Papà capì che faceva così perché anche suo padre era un alcolizzato e picchiava sua mamma, e lui aveva sofferto tanto da piccolo fino a ripetere quello che il padre gli aveva fatto. Sua madre invece era figlia di una signora, mia nonna, che aveva subìto anche lei il marito tutta la vita. Capivano così che le radici dei loro problemi venivano da lontano e da ferite profonde, ma capivano pure che loro non erano sempre stati così.
A un certo punto sentii papà dire a mamma: “Nella nostra cultura è il padre che si prende cura e protegge la donna e i bambini, sento che il padre di questo bambino non sono io, ma l’organizzazione che lo sfama. Devo smettere di bere e guadagnare il pane per tutti voi, da vero uomo e da vero Turkana”. Così chiesero di coinvolgermi nella collaborazione di Kalokol Solidale-Italia Solidale, Michael vide che papà e mamma si impegnavano e disse di sì.

«Con l’aiuto dall’italia adesso i miei hanno un loro lavoro... »
Venni adottato a distanza da persone italiane. Dall'Italia ci iniziò ad arrivare il sostegno e la foto dei nostri volontari donatori. Con quei soldi i miei cominciarono a mettere su un piccolo chiosco, dove vendevano un po’ di tutto. Papà iniziò a smettere di bere e mamma lo sosteneva. Pregavano, anche per me, leggevano i libri di Padre Angelo e parlavano con Michael e con altre famiglie vicine di quello che vivevano; poi si facevano belli tutti e due per farsi la foto di tutti noi e spedirla alla famiglia italiana, e Michael li aiutava a scrivere la lettera e ci spiegava che tutto questo era realtà grazie a loro.
L’estate passata sono arrivati gli uomini bianchi di Italia Solidale. I miei genitori sono andati alla loro riunione di formazione con tutte le altre famiglie e ci sono andato anch’io perché sono completamente guarito ora! Papà ha preso uno dei due volontari da parte e gli ha detto: “Grazie, perché mio figlio moriva, ma grazie a voi è pieno di gioia ora, va a scuola, mangia il cibo che io guadagno. Prima non riusciva ad alzarsi dal letto e adesso è sempre forte e contento, io ho riacquistato la dignità che avevo perso e con mia moglie ho recuperato il rapporto che ci legava”.

«... danno una mano ai vicini e adottano un bimbo pure loro»
Papà e mamma s'incontrano e parlano con quelli della nostra comunità e dicono che vogliono aiutare tante persone e che vogliono adottare insieme un bimbo in Sud America o in Asia, proprio come un mio amichetto qui a Kalokol, che è aiutato da una comunità dell’India Solidale.
Adesso non soffro più, e come me tanti bambini che Italia Solidale supporta. In questo modo i bambini non muoiono più e a me piace credere che voi salverete anche tutti gli altri bimbi che soffrono, entrando a far parte di questo mondo solidale».                     
 



PER FARE UN’ADOZIONE: 06.68.77.999
Anche TU puoi essere missionario con i 10.000 bambini che quest’anno rischiano di morire nelle zone dove si trovano le nostre 104 collaborazioni solidali. Chiama subito Italia Solidale al n. 06. 68.77.999 o collègati al sito www.italiasolidale.org e attiva un’adozione a distanza (25 euro al mese) in Africa, Sud America o Asia.
 


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