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Osteoporosi: colpite 5 milioni di italiane

Di difficile diagnosi, interessa anche gli uomini

Lun 27 Set 2021 | di Emanuele Tirelli | Salute
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Ne soffrono sei milioni di italiani: cinque milioni sono donne. «L’ultima indagine disponibile sui numeri dell’osteoporosi è di alcuni anni fa, ma secondo le stime attuali non dovrebbero esserci state variazioni ufficiali», dice Annamaria Colao, ordinaria di Endocrinologia alla Federico II di Napoli, neopresidente della Società Italiana di Endocrinologia, ma anche prima donna presidente dell’European Neuroendocrine Association e prima donna a ricevere il Geoffrey Harris Awards 2020.
Il numero dovrebbe essere maggiore?
«Gli uomini si sottopongono di rado a questo tipo di analisi, quindi i dati non sono davvero completi. Consideriamo inoltre che dovrebbero farlo anche tutti coloro che usano gli anticoagulanti».

Le donne restano in maggioranza.
«Rappresentano di sicuro la popolazione con il rischio più alto perché la menopausa fa perdere tessuto osseo. Più in generale, le patologie croniche o i problemi ormonali e i lunghi periodi di terapie cortisoniche hanno un impatto negativo sulle ossa. Molti pensano che il raggiungimento della statura finale coincida con il completamento della crescita dell’osso. Non è così: dura fino a circa i 30 anni. Dopo lo perdiamo, con maggiore velocità se abbiamo certe patologie, se facciamo una vita sedentaria, se siamo in sovrappeso. Pensiamo, inoltre, che dopo gli 80 anni la frattura osteoporotica è la principale causa di morte».

Cosa accade con l’osteoporosi?
«Il tessuto osseo continua a modificarsi sempre, fino alla fine dei nostri giorni. Per voler semplificare: c’è la formazione di osso giovane e ci sono delle cellule che mangiano l’osso vecchio. Con l’osteoporosi non se ne forma abbastanza di nuovo rispetto a quello vecchio che viene mangiato. Le terapie farmacologiche cercano di mantenere un bilancio positivo, nel senso che non aumentano quello giovane, ma riducono l’eliminazione del vecchio. È naturale che in questo modo l’osso non diventa mai completamente solido».

Quando è consigliabile andare dallo specialista?
«Dipende dalle circostanze e dalle età. La donna, quando arriva in menopausa o quando vive quella anticipata per motivi oncologici o chirurgici. L’uomo se ha patologie, assume certi farmaci e non fa attività sportiva».

E per le terapie?
«Sono necessari il paratormone e la vitamina D. Il primo viene dato anche in terapia per non più di due anni in caso di osteoporosi molto severa o da eccesso di cortisone. Prima, penso agli Ottanta, veniva usata solo la calcitonina, che è un ormone molto poco maneggevole. Poi sono arrivati anche i bifosfonati che sono degli antiriassorbitivi. Negli ultimi anni si parla di anticorpi monoclonali, di anti-sclerostina. Ma prima di ogni terapia ci sono il calcio e la vitamina D, naturalmente nelle dosi appropriate e non in somministrazione standard».

Lo stile di vita è importante?
«È fondamentale perché in questo modo il muscolo produce le miochine che rimaneggiano l’osso, in modo tale che quello più vecchio venga sostituito da quello giovane. L’alimentazione deve essere sana, varia e bilanciata, con proteine e grassi, soprattutto vegetali. Ma anche calcio, magnesio, zinco e altri oligoelementi».

Non se ne occupa solo l’endocrinologo.
«No, anche se di solito arriva alla diagnosi prima degli altri, perché si ritrova con pazienti affetti da altre patologie che soffrono di osteoporosi senza saperlo perché sono asintomatici. C’è anche il reumatologo, dal quale il paziente va perché avverte dolore. E l’ortopedico, che dopo una frattura osteoporotica non può mandare a casa il paziente senza una terapia sostitutiva, altrimenti si incorre facilmente in una rifrattura. Pure il ginecologo, l’internista e il pediatra. Ognuno di noi può giocare un ruolo importante. D’altronde l’osteoporosi è una patologia sistemica, riguarda l’osso che si è indebolito e l’intero organismo. Quindi è auspicabile che ci sia un dialogo tra i singoli specialisti. Al Policlinico di Napoli, per esempio, abbiamo un Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale che comprende diversi professionisti».              

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