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Recup, il progetto che recupera il cibo nei mercati

In un anno l’associazione ha aiutato quasi 5.000 famiglie. E ora punta sulla tecnologia per allargare il proprio campo di azione

Lun 27 Set 2021 | di Domenico Zaccaria | Attualità
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Latticini, carne, uova e pasta. Ma anche pane, prodotti ortofrutticoli e pesce. Lo spreco alimentare costa a ogni famiglia italiana circa 450 euro. E allo sperpero domestico si aggiunge il fenomeno del food loss, ovvero quel cibo che non arriva nemmeno nelle case perché si perde lungo la catena di approvvigionamento e di logistica alimentare. Da qui sono partiti i fondatori dell’associazione Recup, che recupera cibo dai mercati stradali di Milano e di Roma e lo ridistribuisce alla comunità; e che ha trovato in Wwg, software house italiana, il partner digitale che grazie a una nuova app amplierà la presenza tra le bancarelle della città meneghina, della capitale e non solo. La filosofia alla base di Recup è che ciò che perde valore economico può ritrovare valore sociale. Il cibo viene recuperato e diviso tra commestibile e non, prima di essere redistribuito: in un solo anno, l’associazione ha salvato 25 tonnellate di prodotti che hanno permesso di aiutare quasi 5.000 famiglie beneficiarie nel contesto del progetto coordinato dalla Food Policy del Comune “Milano aiuta”. Oggi Recup conta più di 230 volontari e, per continuare ad essere efficiente, si è affidata a Wwg, uno dei principali fornitori italiani in ambito sviluppo web, servizi tecnologici e progettazione di app; in questo modo sarà più agevole mappare i mercati, gestire in maniera efficace le attività dei volontari sul territorio e monitorare i chili di cibo salvati e distribuiti.

GLI ITALIANI CAMPIONI DI SPRECO ALIMENTARE
Quello dello spreco alimentare è un fenomeno dalle radici profonde, che negli ultimi anni si è trasformato in una vera e propria emergenza. Recentemente uno studio della Fondazione Barilla ha dimostrato che ogni italiano sperpera 65 chili di cibo all’anno, 7 in più della media europea che si attesta sui 58 chili. Secondo le stime dell’Ispra, se lo spreco alimentare fosse un Paese, sarebbe responsabile tra l’8 e il 10% delle emissioni a livello globale - al terzo posto dopo Stati Uniti e Cina - e occuperebbe un’area pari alla superficie di quest’ultima. Fortunatamente, nell’anno e mezzo appena trascorso le restrizioni legate alla pandemia hanno favorito il diffondersi di buone pratiche nella gestione del cibo fra le mura domestiche. Se il trend positivo continuasse nel tempo, i benefici sarebbero sia ambientali che economici, se si pensa che questo sperpero in Italia vale circa 10 miliardi di euro. Una tendenza da rafforzare grazie anche a buone pratiche messe in piedi sui territori, proprio come quella di Recup.          
 

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