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Un’azienda su 10 in linea con gli accordi di Parigi

Alla vigilia della Conferenza di Glasgow sui cambiamenti climatici, uno studio evidenzia i ritardi del settore privato nel nostro continente

Lun 27 Set 2021 | di Domenico Zaccaria | Ambiente

Sono trascorsi sei anni dalla conferenza di Parigi sul clima, la “Cop21” dalla quale scaturì il primo accordo universale e vincolante sui cambiamenti climatici. Ben 190 Stati di tutto il mondo concordarono di mantenere l’aumento medio della temperatura mondiale al di sotto dei 2 gradi, proseguendo gli sforzi per limitarne la crescita a 1,5 gradi. Nel frattempo i Paesi firmatari hanno presentato piani generali nazionali per l’azione per il clima, ma sarà impossibile centrare gli obiettivi senza uno sforzo congiunto che veda come protagonisti anche la società civile e il settore privato. In proposito un ricerca di Cdp Europe, organizzazione non-profit finanziata dall’Unione Europea, e di Oliver Wyman, società di consulenza strategica globale, evidenzia come solo un’azienda su dieci del vecchio continente abbia obiettivi di emissioni tali da limitare il riscaldamento globale al di sotto dei 2 gradi; e il paradosso è che il 95% di tutti i prestiti alle imprese in Europa provengono da banche che intendono allinearsi all’Accordo di Parigi. 

UNO “SCARTO” DI QUATTRO TRILIONI DI EURO
In pratica in Europa si sta formando una mancata corrispondenza di ben quattro trilioni di euro tra i prestiti bancari, che mirano ad essere allineati alla Cop21, e il mercato per questi stessi prestiti aziendali. Solo il 35% delle aziende che opera negli ambiti a più alto impatto ambientale sta pubblicando i dati sulle proprie emissioni indirette, mentre permangono grandi differenze in settori chiave come quelli dell’acciaio e dell’energia elettrica: le aziende migliori sono fino a quattro volte più efficienti di quelle con le prestazioni più basse in termini di emissioni di CO2. Gli autori del rapporto indicano che per limitare il riscaldamento a 1,5°C sarebbe necessario moltiplicare per otto l’attuale livello di ambizione delle aziende europee sulle emissioni. Lo studio sottolinea anche il ruolo chiave delle banche e degli investitori nel raggiungimento di questo obiettivo: attualmente, solo la metà delle istituzioni valuta se i clienti o le società partecipate hanno strategie allineate all’Accordo di Parigi. Un’occasione per un radicale cambio di rotta la darà la “Cop26”, in programma a Glasgow dall’1 al 12 novembre. I negoziati sul clima saranno il più grande vertice internazionale che il Regno Unito abbia mai ospitato: si riuniranno oltre 30.000 delegati, tra cui Capi di Stato, esperti climatici e attivisti, per concordare un piano d’azione coordinato per affrontare il cambiamento climatico.          
 

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