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Il camper: l’elogio della lentezza

Dopo la pandemia, aumentano gli italiani colpiti dalla “Zanzara Camperite”: una dipendenza che piace tanto ai più piccoli

Ven 22 Ott 2021 | di Emanuele Tirelli | Attualità
Foto di 15

Nell’ultimo anno e mezzo il numero ha avuto un’impennata incredibile. La pandemia ha fatto riaffiorare in molte persone il desiderio di spostarsi, viaggiare e immergersi nella natura. E il camper è decisamente una delle scelte migliori. Tredici anni fa in Italia è nata Camperisti Italiani: i suoi 100mila iscritti sono diventati 121mila in meno di 24 mesi. «Questo successo è testimoniato anche dai 100mila visitatori al Salone del Camper di Parma dello scorso settembre», dicono Alberto Pillon e Marzia Moro, fondatori della comunità che fornisce informazioni e suggerimenti, stimola la condivisione e permette agli abbonati Premier anche di accedere a un’App, con soste, itinerari, convenzioni e sconti.

È una passione?
«È più una dipendenza, uno stile di vita. Lo si ama o lo si odia. E se nella coppia non c’è un pieno accordo condiviso, uno dei due finisce per capitolare o la coppia si divide. Altrimenti è talmente emozionante che è estremamente difficile tornare indietro».

Qual è il primo suggerimento per chi non è ancora convinto?
«L’acquisto di un camper non è una spesa da poco, anche se riguarda l’usato. Quindi consigliamo di iniziare con un noleggio, magari fuori stagione, con tariffe basse e formule weekend. In questo modo si può provare l’esperienza, ci si documenta, si sceglie una bella zona e si capisce se si è stati punti da quella che chiamiamo “zanzara camperite”. Magari si procede anche con le operazioni di carico e scarico dell’acqua per un primo approccio concreto con certe dinamiche, e al ritorno si decide. Si tratta inoltre di un investimento che dura 15-20 anni e non si svaluta come l’automobile, ma ha un’ottima tenuta di mercato». 

D’estate, ma anche nei weekend.
«In realtà non esiste una tipologia unica di camperista. C’è quello full time, quello che deve fare i conti con un tempo libero più limitato; l’amante del furgonato o del mezzo gigantesco. Però sono tutti mossi dallo stesso spirito di essere liberi, soprattutto di cambiare idea e di invertire la marcia per andare altrove. Di sicuro il camper riesce a dilatare il tempo, perché il fine settimana inizia quando metti in moto e finisce quando lo parcheggi al ritorno. Chi ha la possibilità di ripetere l’esperienza nel fine settimana successivo riesce ad affrontare i giorni intermedi di lavoro con maggiore serenità». 

Spostarsi sempre?
«È un desiderio. Comprare un camper e utilizzarlo solo nei mesi estivi, eventualmente sempre nello stesso posto, e poi riprenderlo durante la stagione successiva rappresenta un aspetto limitante. A quel punto è meglio una caravan per poter sganciare l’auto e spostarsi nei dintorni. Inoltre, il camper può essere parcheggiato ovunque le sue dimensioni gli permettano di rientrare negli stalli, ma se non è una zona attrezzata non si possono aprire le tendine e i piedini dello stazionamento; e naturalmente non si possono scaricare le acque reflue. La caravan, invece, può sostare solo nelle strutture ricettive».

Di solito si viene dal campeggio in tenda?
«Tendenzialmente sì. Di sicuro chi si avvicina al camper non è una persona che fino a pochi giorni prima alloggiava solo in hotel a 5 stelle. Ma non è una questione economica perché esistono mezzi davvero molto costosi. È proprio il concetto a mutare. Capita spesso che chi ha vissuto il campeggio in giovane età con i genitori o con gli amici poi desideri ripetere l’esperienza con la propria famiglia. E adesso, secondo i mezzi, si può usare anche d’inverno, con temperature fino a -15 gradi».
 
Sulla manutenzione bisogna essere particolarmente preparati?
«La meccanica è la stessa di un’automobile diesel e ha bisogno della stessa manutenzione ordinaria. Ma lo stile di guida cambia a causa delle dimensioni. Ci si deve adattare al peso e al fatto che si tratti di una casa viaggiante, con mobiletti e antine da controllare, vettovaglie, stoviglie. Si procede molto più morbidi e in autostrada è preferibile non superare i 90-100 chilometri orari, anche perché non c’è motivo per correre. Anzi, noi suggeriamo sempre di usare le strade statali per godersi dei paesaggi spesso dimenticati. Un controllo specifico è invece riservato alle autonomie energetiche e di approvvigionamento idrico: in qualche modo si impara anche a non sprecare».

E poi unisce la famiglia.
«I bambini ne sono letteralmente stregati. E la famiglia è sempre molto unita. Ma il camper favorisce la condivisione anche con gli altri. Crea complicità ed elimina la timidezza del saluto. Tra camperisti si arriva subito a scambiarsi informazioni e suggerimenti e spesso si diventa amici».            

 


PICCOLI ESPLORATORI
EUGENIO E IOLE: “DA QUANDO LO ABBIAMO COMPRATO FACCIAMO 70 GIORNI DI VACANZA L’ANNO”

La loro vita è cambiata completamente da quando hanno acquistato un camper. Eugenio e Iole sono in giro con i loro due figli ogni volta che possono, ma la decisione non è arrivata all’improvviso e loro vengono da lunghi anni in tenda. «La prima volta che ho visto un campeggio non avevo ancora compiuto un anno - dice Eugenio -. I miei genitori non erano amanti di tende e caravan, ma io ne ero affascinato perché mi sembrava molto avventuroso».

Poi cos’è successo?
«Nel 2002, io e Iole eravamo ancora fidanzati e abbiamo comprato una tenda per le vacanze. Abbiamo continuato anche con l’arrivo della nostra prima figlia. Nel 2016 siamo passati a un carrello tenda, più flessibile, e siamo stati soprattutto oltreconfine: Austria, Francia, Svizzera, Croazia».
 
Il passaggio successivo è arrivato con la nascita del secondo figlio?
«Volevamo qualcosa di ancora più comodo. Nel 2018 abbiamo comprato il camper dopo qualche mese di ricerche per individuare un mezzo adatto alle nostre esigenze, che fosse compatibile con il budget da destinare a questa nuova avventura».
 
Come è cambiata la vostra vita? 
«Nel 2019 siamo riusciti a trascorrere fuori casa 70 giorni di vacanza. Prima, non andavamo oltre la vacanza estiva e due fine settimana durante tutto il resto dell’anno. Adesso possiamo pianificare anche dei viaggi lunghi senza preoccuparci di prevedere a priori delle soste per riposare. Non abbiamo quasi mai bisogno di prenotare. Il camper è sempre ben manutenuto e rimessato. Ci sono sempre un po’ di abiti e una scorta minima di cibo non deperibile. In questo modo non abbiamo necessità di nessuna preparazione per un week end fuori porta o per un viaggio più lungo. E poi c’è il clima: non ci condiziona particolarmente come accadeva con la tenda, che invece ci impediva di viaggiare con maggiore frequenza».

Questa dinamica contribuisce alla crescita dei vostri figli?
«Ciò che li aiuta non è il camper in sé, ma il viaggiare e il muoversi. Li abitua a guardare davvero le cose, a porsi degli interrogativi, e soprattutto a non chiudersi in se stessi, senza valutare ogni cosa esclusivamente all’interno delle situazioni che vivono in famiglia e a scuola. Il mondo è molto più grande di quanto si immagini in tenera età. Noi, per quanto ci è possibile, cerchiamo di offrirgliene un campionario rappresentativo da toccare con mano. Sono sempre emozionati, fanno mille domande su dove andremo e su cosa potremmo vedere. Vivono ogni uscita come un’avventura. E non è necessario percorrere migliaia di chilometri. Bastano anche un lago o un bosco a cento chilometri da casa per sentirsi dei piccoli esploratori».                                              

 


Il Camper diem di Nathalie
Ha iniziato a registrare il suo quarto album in un camper. In realtà sarà il quinto se si considera anche l’ep «In punta di piedi». Nathalie (all’anagrafe Natalia Beatrice Giannitrapani) si è fatta conoscere al grande pubblico grazie alla vittoria di X Factor nel 2010 e alla partecipazione al Festival di Sanremo dell’anno successivo nella categoria “Artisti”: il suo brano “Vivo sospesa” si è classificato al settimo posto.

Il progetto è già definito?
«L’ho chiamato “Camper Diem” e avrà numerose articolazioni sulle quali sto finendo di lavorare. Intanto il camper è la mia fonte di ispirazione personale, dove vita privata e musica riescono a fondersi perfettamente».

Com’è nata questa idea?
«Sono nata e crescita in una zona di Roma tra i palazzi e la campagna. Anche adesso abito in una realtà simile, quindi forse è una dimensione che mi appartiene, perché non voglio rinunciare a nessuna delle due. Nel mio passato ci sono campeggi in tenda e vacanze in camper. Ho sempre avuto il sogno di averne uno tutto mio. Per cinque anni si è fatto sempre più consistente, così nel dicembre del 2019 finalmente l’ho comprato».

Poi è arrivata la pandemia.
«E durante il primo lockdown è stato impossibile muoversi, ma poi ho ripreso a usarlo per viaggiare, per le mie vacanze, per suonarci».

All’interno c’è anche uno studio di registrazione.
«La batteria del camper è alimentata dai pannelli solari e spero di renderlo sempre più “green”. Si tratta di un mezzo che ti insegna ad apprezzare di più le risorse che abbiamo in casa e a dosarle nel modo corretto per non sprecarle. Dallo scorso giugno ho iniziato a registrare seriamente una parte dell’album all’aria aperta perché faceva caldo e perché arrivavamo da un secondo e lungo lockdown intermittente, che ha bloccato concerti e contatti umani, tenendoci in un continuo isolamento. Per me rappresenta un ritorno alla natura, ai rapporti con l’esterno grazie a quella che in realtà è una casa mobile».

Come scegli i luoghi dove andare?
«Cerco di individuare dei posti che non abbiano rumori di fondo per le registrazioni, ma anche un po’ isolati per non disturbare chi ci abita. A volte, però, i suoni della natura finiscono nelle tracce e rappresentano un bel valore aggiunto. Non sempre uso il camper anche per dormire quando vado a suonare in giro, ma lo farò di più. Per adesso sono stata molto nel Lazio, che è la regione in cui abito, però pian piano cercherò di spostarmi in tutta Italia».                    

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