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La donna del Tartufo

Fino a dicembre nelle Langhe si celebra il tartufo: Liliana Allena ci racconta l’amore per la sua terra

Ven 22 Ott 2021 | di Nadia Afragola | Attualità
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È figlia del suo territorio. Nessuno probabilmente più di lei può definirsi tale. Siamo in Piemonte, nelle Langhe, lo stesso pezzo di terra che, dal 22 giugno 2014, fa parte della lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Siamo di fronte ad un sistema di valorizzazione del territorio che funziona, che ha sistematizzato tutti i protagonisti della filiera e che, per accendere i riflettori, ha usato il tartufo bianco, un fungo semplice che però sfugge ad ogni regola consueta perché unico. A lui è stata dedicata un’esposizione che quest’anno è giunta alla 91esima edizione in programma fino al 5 dicembre. Liliana Allena è il presidente dell’Ente Fiera del Tartufo Bianco di Alba, fresca di secondo mandato.  
«Mi occupo da sempre del mondo dell’automotive, con tre studi di consulenza. Da 20 anni faccio parte dell’Ente Turismo Langhe Monferrato Roero, vestendo i panni del vicepresidente. Amo il mio territorio, sono una donna fortunata a poter guardare ogni mattina quelle colline, riconosciute Patrimonio dell’Unesco e sono felice di contribuire alla sua valorizzazione». 
 
Che lavoro è quello fatto sul territorio? 
«Una partita che ha senso giocare solo se si ragiona in team, con l’obiettivo dichiarato di mettere a sistema quello che è il lavoro fatto negli ultimi anni sul mondo dell’enogastronomia, declinato recentemente anche sul mondo del design e dell’arte. Turismo e cultura è un binomio indissolubile». 
 
Due lauree: una in Scienze Politiche, l’altra in Giurisprudenza. In cosa tornano utili oggi?
«Sono studi economici, amministrativi e giuridici i miei. Oggi mi danno l’apertura mentale necessaria a guardare oltre. La curiosità, la capacità di progettare e pianificare, la lungimiranza nel guardare sempre lontano, sognando in grande, sono altri nobili lasciti del percorso di studi fatto. Il mio non è un bisogno fine a se stesso di pensare in grande, ma di pensare in modo diverso». 
 
Fa tutte ‘cose da uomo’: lo sa? 
«Sono stata la prima donna a ricoprire il ruolo di presidente di un Ente così importante e questo ha sviluppato in me un forte senso di responsabilità. Ho sempre lavorato a contatto con il mondo maschile nella mia attività primaria, la consulenza automobilistica. Mi ci trovo bene, il connubio uomo/donna lo trovo vincente per raggiungere pratiche di successo». 
 
Ha mai avuto qualche problema perché donna? 
«È un percorso un po’ in salita, non posso negarlo. Ma la dedizione e la perseveranza nel voler raggiungere degli obiettivi ti mette nelle condizioni di toccare poi con mano traguardi importanti». 
 
Come è arrivata all’Ente Fiera?
«Dall’Ente Turismo Langhe Monferrato Roero, ero vicepresidente, promuovendo il mio territorio, il tartufo bianco d’Alba, i vini nobili e la cultura del cibo. Questo rende speciale il posto in cui sono, l’aver sviluppato una cultura intorno al cibo. Abbiamo cuochi e trattorie, donne e uomini splendidi che fanno uno dei mestieri più impegnativi che si possano immaginare. Siamo una delle due province italiane con maggior numero di ristoranti stellati in Italia e ci siamo dimostrati bravi a valorizzare le nostre materie prime».
 
La seconda nomina è frutto dei risultati? 
«È frutto dell’esperienza e della crescita importante registrata dall’Ente. Quando sono arrivata fatturava 570mila euro e in due anni siamo arrivati a 2 milioni. Abbiamo ampliato le attività, con gli attori del territorio siamo riusciti a portare la Fiera da sei settimane a otto settimane per poi lanciare lo scorso anno una rinnovata versione da nove settimane, diventando uno degli eventi più lunghi a livello internazionale. Il nostro unicum? Non vendiamo solo un prodotto. La riconferma mi permette di dare continuità. Cinque anni sono tanti, ma anche pochi se vuoi fare grandi cose».
 
91 anni di Fiera Internazionale del Tartufo Bianco di Alba: quante responsabilità. 
«Tutto inizia dalla mente di un visionario, Giacomo Morra, bravo ad aver reso noto il tartufo bianco in tutto il mondo, quando ancora non c’erano i social, internet e pochi aerei in cielo. Fu lui a far arrivare il tartufo a Winston Churchill, Rita Hayworth, Marilyn Monroe, Joe di Maggio, Alfred Hitchcock facendoli diventare inconsapevolmente dei nostri Ambassador. Sento un forte senso di responsabilità anche perché quei 91 anni, la Fiera, li hai raggiunti perché ogni anno è stata in grado di innovarsi e rinnovarsi». 
 
A proposito del sapersi rinnovare. 
«In chiusura della passata edizione, abbiamo lanciato un nuovo progetto “Dawn to Earth”, il laboratorio dedicato alla sostenibilità che nasce dalla collaborazione tra la Fiera e il curatore gastronomico Paolo Vizzari, con il supporto di Microsoft 365. Dietro la volontà di tirare una riga che colleghi Alba al resto del Pianeta, usando il Tartufo Bianco d’Alba come ambasciatore. È in questo contesto che si è deciso di premiare lo chef che in Italia ha lavorato con maggiore intensità per rendere il pubblico più sensibile ai temi che legano la cucina alla natura, il *** Stelle Michelin, Norbert Niederkofler. Il messaggio culturale che vogliamo lanciare quest’anno è tutto nel claim dell’edizione numero 91: “Connessi con la natura”. I cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti, ecco perché dobbiamo correre ai riparti, sensibilizzare la gente, e per farlo non c’è prodotto migliore del Tartufo bianco d’Alba che cresce dove e quando vuole. Per scovarlo serve l’attenzione dell’uomo e il fiuto del cane, ma la natura, prima di tutto, deve essere messa nelle condizioni di poter fare il suo corso».
 
Quest’anno manca il tartufo: dicono. 
«È un anno in cui la pioggia è scesa poco. Ci stiamo impegnando con le danze. Partiamo in salita, ma confidiamo nell’autunno e, per fortuna, le temperature sono scese. Sicuramente non si comprerà a buon mercato quest’anno. Fino al 31 gennaio, comunque, si può però cercare il Tartufo come previsto dalla legge regionale».
 
Dopo la pandemia come è la situazione? 
«Si respira un’aria di quasi normalità. I cooking show delle prime settimane di Fiera erano tutti sold out, in prima fila gente che arrivava da Porto Rico, dall’America, dalla Francia, dal Giappone… ci ha dato una bella iniezione di fiducia. 24 stranieri su 32 in un talk, sono numeri importanti per chi registrava un 75% di turisti che arrivavano dall’estero. Il territorio ha espresso dati positivi, siamo a un +20% dei flussi se paragonati al 2019. La nostra fiera ha una ricaduto sul PIL di tutto il Piemonte, ecco cosa intendo per fare sistema: nei weekend della Fiera le prime camere disponibili in strutture ricettive si trovano nel raggio di 70/80 km: un segnale oltre le nostre aspettative».
 
Tra cinque anni… 
«Stiamo lavorando per riposizionare la Fiera che oggi è un grande contenitore e uno strumento utile al servizio del territorio. Sogniamo in grande. Facciamolo insieme».                                                                    

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