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Penélope: le fiamme negli occhi

Penélope Cruz torna a spezzare il cuore del pubblico alla corte di Pedro Almodóvar, il regista che le ha fatto desiderare questo mestiere

Ven 22 Ott 2021 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
Foto di 13

Le brillano gli occhi. Sempre. Che sia emozionata o spaventata, tutto passa attraverso quello sguardo e colpisce dritto al cuore. Penelope Cruz ha probabilmente la cantina stipata di premi impolverati e forse sta persino pensando di affittare un box per trasferire i trofei meno prestigiosi, ammesso che i ricchi facciano cose del genere. Comunque sia, lei non agisce mai come te l’aspetti. Mentre le colleghe tirano fuori dalla naftalina discorsi preconfezionati e retorici, la signora Bardem – s’incavolerebbe moltissimo se si sentisse chiamata così – ha ringraziato la suocera appena defunta dal palco della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Ha vinto la Coppa Volpi per l’interpretazione femminile in “Madres paralelas” del mentore Pedro Almodóvar e ha appena avvicinato le labbra con la mascherina a quelle del marito Javier, accanto a lei in sala, prima di parlare al pubblico. Ha trovato, come sempre, il giusto equilibrio tra incredulità e orgoglio, e ha dimostrato – con il secondo film al festival, la spassosa commedia “Competencia oficial” con Antonio Banderas – di saper toccare tutte le corde dei sentimenti. Talento, certo, ma anche grande umanità.
 
In “Madres paralelas” racconta una donna single in sala parto alle prese con un dramma inaudito. Quanto si è dovuta mettere a nudo per questo ruolo?
«È stato un viaggio intenso, avvincente, un regalo delicato. Appena ho letto il copione mi sono detta: “Quest’uomo ha scritto un’altra meraviglia”».
 
In che senso?
«Credo davvero che questo sia il personaggio più difficile della mia carriera, ma non mi ha lasciato sola, ci ho lavorato per mesi e io e Pedro parlavamo di continuo perché lui è un artigiano, uno che cura ogni dettaglio».
 
Dopo tanti anni collaborare con lui dovrebbe essere automatico, vero?
«Certo, ma lui dice che io sul set tendo a soffrire troppo, sa quanto ci tengo, quanto mi metto al servizio di un personaggio con umiltà e serietà».
 
Appena scrive una nuova sceneggiatura gli fa pressioni per farne parte?
«Macchè, lo rispetto troppo per fare una cosa del genere. Mi ha sempre dato opportunità diverse e incredibili, quindi quando so che sta lavorando ad un nuovo progetto spero che mi chiami, ma solo se pensa che sono la persona giusta per interpretarlo al meglio». 
 
E se non la chiama?
«Non mi chiedo mai perché non lo faccia, ma ogni volta che mi telefona mi rende felice. È merito suo se sono un’attrice: quando ho visto per la prima volta al cinema il suo “Legami” mi ha fatto desiderare questo mestiere».
 
E poi?
«Mai avrei pensato che dopo due anni mi avrebbe telefonato per un provino».
 
Cosa le ha insegnato?
«È la mia rete di sicurezza, insieme lavoriamo sodo, comunichiamo bene, so che per qualunque cosa lui è lì pronto a sostenermi. Sul set non usa mai il cellulare, non si distrae mai, dà tutta la sua incondizionata attenzione agli attori ed è qualcosa di molto raro».
 
Nell’ultimo film di Almodóvar “Dolor y gloria”, lei ha interpretato il ruolo della madre del regista, anche stavolta interpreta una mamma. È stato anche più complicato?
«Sì, stavolta questa madre mi ha spezzato davvero il cuore». 
 
Per questo poi si è buttata in “Competencia Oficial”, dove prende in giro gli artisti troppo egoriferiti?
«Fare la regista un po’ pazza è stato molto liberatorio e divertente. Qui sono selvaggia e un po’ psicopatica, pur restando brillante e intelligente. Certo, non ha filtri e sembra sciocca a volte, ma mi piace che non le interessi cosa pensano gli altri. Comunque, non vorrei essere come lei, insopportabile e sola».
 
Ci vuole intelligenza per ridere del proprio lavoro. Che ne pensa?
«L’ho considerato un omaggio al nostro mestiere e ci abbiamo riso su molto, ma non è una parodia o una mancanza di rispetto».
 
È capitato anche a lei qualche collega un po’ svitato?
«Tutti gli attori prima della performance fanno esercizi con la voce e il corpo, a volte aiutano, ma non si dovrebbe mai invadere lo spazio dei colleghi e dar loro fastidio. Non credo che queste cose siano strambe, ma c’è anche chi lo fa per attirare l’attenzione o sentirsi importante». 
 
A lei è capitato?
«Per “Non ti muovere” ho passato settimane senza depilarmi, avevo i denti neri e andavo in giro così, parlando italiano. Gli amici che venivano a trovarmi dicevano che ero fuori di testa e si preoccupavano moltissimo». 
 
Il settore della cultura e del cinema ha sofferto molto della pandemia. Come l’ha vissuta?
«So bene quanto sia privilegiata la posizione in cui mi trovo, quella di avere il lusso di scegliere un progetto, rispetto alle tante famiglie che nell’industria dell’audiovisivo stanno a galla a fatica».                                 


REGINA DI SPAGNA
Penélope Cruz Sanchez, classe ‘74, ha appena conquistato la Coppa Volpi come miglior attrice protagonista alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia per il film d’apertura dell’edizione 2021, “Madres paralelas”, firmato da Pedro Almodóvar. Al Lido l’attrice spagnola, già Premio Oscar, ha presentato anche l’esilarante “Competencia Oficial” con l’amico Antonio Banderas, un progetto che ha continuato a girare nelle manifestazioni di tutto il mondo, incluso il Festival di Zurigo. Sposata dal 2010 con un altro attore Premio Oscar spagnolo, Javier Bardem, che ha conosciuto nel suo film di debutto, “Prosciutto prosciutto”, è mamma di due bambini, Luna e Leonardo. Ha lavorato con i maggiori registi di Hollywood, da Woody Allen a Ridley Scott, alternando commedie brillanti come “Zoolander 2” a drammi dal respiro internazionale come “Assassinio sull’Orient Express” di Kenneth Branagh. Tra i prossimi progetti anche “The 355” con un cast all star al femminile che include Jessica Chastain e Diane Kruger.

 


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