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Non perdiamoci di vista

Problemi agli occhi: cosa fare, quando intervenire e a chi rivolgersi?

Ven 22 Ott 2021 | di Emanuele Tirelli | Salute
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Per lungo tempo gli interventi correttivi della vista sono stati oggetto di grande perplessità da parte dei pazienti e pure di molti specialisti. La chirurgia refrattiva arriva da lontano, anche geograficamente. «Nella Russia socialista fu dato l’incarico all’oftalmologo ucraino Svjatoslav Fëdorov di pensare a una chirurgia che evitasse al servizio sanitario di fornire continuamente gli occhiali a chi soffriva di miopia». A raccontarlo è Paolo Nucci, ordinario di Oftalmologia all’Università Statale di Milano. «Quella pratica non si rivelò la scelta giusta. E dopo ce ne sono state anche delle altre che non hanno convinto la popolazione degli oculisti. Negli ultimi vent’anni, grazie al miglioramento delle tecniche laser e all’abilità degli specialisti, questo intervento può essere invece praticato senza particolari problemi. Ma è necessario rispettare alcuni punti fermi».

A cosa si riferisce?
«Parliamo innanzitutto di miopia propria di chi vede male da lontano. L’intervento è riservato ai pazienti dai 21 anni in su, con un difetto refrattivo oramai stabilizzato da almeno due anni e valori non superiori alle 7 diottrie. Per tutti gli altri viene utilizzata una tecnica differente, che consiste nell’inserimento di una lente intraoculare tra l’iride e il cristallino, come una sorta di lente a contatto».
 
Per astigmatismo e ipermetropia?
«I limiti sono variabili, da specialista a specialista, nel senso che possono mutare di poco. Personalmente, non opero mai con diottrie superiori a 2,75 nell’astigmatismo e a 4-4,5 nell’ipermetropia. C’è anche da dire che questi due difetti della vista sono meno operati rispetto alla miopia e che gli interventi sono possibili nei pazienti da poco prima dei 18 anni, da valutare caso per caso».

Quali tecniche vengono adoperate?
«La Prk, cioè la cheratectomia fotorefrattiva, che consiste nel modellare la cornea con il laser. E poi c’è la Lasik, tecnica mista che prevede anche il sollevamento di una parte della cornea per poter agire successivamente con il laser. Le preferenze degli oftalmologi si equivalgono». 

Non c’è bisogno del ricovero.
«No, perché avvengono in regime di “Day surgery”. Prima dell’intervento il paziente viene sottoposto a una serie di esami per controllare l’adeguatezza dello spessore corneale, per verificare l’eventuale presenza di irregolarità nella curva corneale, per valutare la dilatazione della pupilla e appurare che la superficie anteriore della cornea sia regolare come quella posteriore. Ma anche tutto questo avviene in giornata».

Quanto dura il post-operatorio?
«Mediamente c’è qualche giorno di disagio. Il recupero della piena funzione avviene nell’arco di un mese. Anche se l’intervento è riuscito, bisogna considerare che il miglioramento è evidente, ma non si può pensare di aver ritrovato una vista perfetta. Sono possibili lievi complicanze di regressione nella correzione. E, inoltre, per il difetto miopico non è detto che la stabilizzazione di due anni che chiediamo sia quella che si manifesta realmente e che quindi poi non riprenda soprattutto se il paziente è ancora giovane. Nei casi di abbagliamento nelle ore notturne, più il paziente ci farà caso e più lo noterà». 

Parliamo di sanità pubblica?
«Solo in casi particolari. La gran parte è privata e il motivo è anche facile da comprendere. Quando c’è stata la diffusione dei laser, ci si è resi conto che la richiesta di questi interventi cresceva drammaticamente e si rischiava di riempire gli ospedali con chi doveva correggere un difetto invece di portare gli occhiali, a discapito di chi invece doveva sottoporsi a interventi necessari. I costi, per tutti e tre i difetti, variano dai 3 ai 5mila euro: dipende anche dallo specialista e dalla struttura. Il mio consiglio è quello di scegliere bene il chirurgo. È meglio affidarsi a chi viene suggerito dal passaparola e non a chi fa solo un’ottima promozione di se stesso».                                     

 


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