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Angelina Jolie: Una dea tra gli umani

Alla première romana del blockbuster della Marvel “Eternals”, mano nella mano con le figlie, parla di diritti, di lavoratori, di rifugiati e di follia, senza dimenticare i più piccoli

Lun 06 Dic 2021 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
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Qualunque briciola della vita di Angelina Jolie si trasforma in evento. Le figlie sminuzzano i suoi abiti per indossarli sui red carpet? Titoloni di giornali. 

La parrucchiera le ha sbagliato le extension alla prima romana del blockbuster “Eternals”? Gogna mediatica. Brad Pitt viene messo all’angolo dal tribunale sulla custodia dei figli? Saggi a profusione.

Insomma, quando questa dea dell’Olimpo hollywoodiano si concede, anche per un breve istante, tra noi comuni mortali si scatena il putiferio. Persino quando in un film corale viene messa più o meno ai margini della scena, lei in un modo o nell’altro se la riprende. E non lo fa volontariamente, in effetti non gliene frega granché, perché detiene il potere, lo status e l’autorevolezza per decide di mettersi ai lati del racconto pur continuando a dominarlo. Incontra i ragazzi delle periferie della Capitale in maglione e sneakers e fa comunque notizia. La sua esistenza è l’incarnazione più pura e sfacciata dello starsystem. Che piaccia o no. E a dire il vero piace, eccome. Ecco perché quando decide di fare un film di supereroi deve per forza trattarsi di qualcosa di speciale, un inno all’inclusività per genere, razza, identità sessuale e abilità (una delle protagoniste è non udente). 
Angelina è una santa laicissima assunta alla venerazione degli altari dopo aver vissuto e sperimentato l’inferno, dopo essersi persa ed essere risorta dalle ceneri. Chapeau. 

Vorrebbe vivere per sempre come la sua Thena in “Eternals”?
«Decisamente no: mi godo le gioie quotidiane. Se vivessi per sempre non apprezzerei quello che ho».

Come si è sentita a diventare un eroe?
«Far parte dell’universo Marvel è come stare in famiglia e ne sono orgogliosa. Mi piace l’idea che tutti i pezzi del racconto s’incastrano per formare una grande squadra e che prima dell’individuo arrivi il lavoro di squadra, da gruppo, tutti insieme». 

Che ne pensano i suoi figli?
«Credono che questo sia il ruolo che mi somiglia di più e in effetti è forse il più spettacolare della mia carriera».

Uno dei temi più delicati del film riguarda il legame con il passato e il valore dei ricordi. Cosa ne pensa?
«I ricordi possono pesare su ciascuno di noi, ma la vita non è altro che la collezione di momenti, belli e brutti, comunque non credo nei rimpianti, devi credere che persino i momenti più bui contribuiscano a modellare chi tu sia diventato». 

Chi sono i veri eroi oggi?
«Per me oggi sono quelli che fanno lavori di frontiera, che rischiano la vita per gli altri, in particolare coloro che lavorano con i rifugiati, che si spingono a correre dei rischi per proteggere coloro che scappano per disperazione. Queste famiglie scappano da conflitti armati, ma non sono pericolosi, si muovono per sopravvivenza, sono disperati, lasciano tutto dietro di sé per il loro diritto alla vita.  Insomma, c’è molto più bene nel mondo di quello che pensiamo».

Quanto si è sentita potente con addosso quell’armatura?
«Cambiare look mi aiuta sempre ad entrare nella pelle del personaggio, anche se la prima volta davanti allo specchio mi sentivo stupida e a disagio. Solo quando ho visto anche tutti i colleghi in costume mi sono rassicurata, sembravamo sul serio in una famiglia e quell’esatto istante è diventato il mio preferito del set. Comunque quello che mi ha emozionato maggiormente è raccontare i problemi di salute mentale che Thena affronta».

In che senso?
«Siamo tutti danneggiati e fragili, in un modo o nell’altro, e mostrare le vulnerabilità di Thena la rende vicina a ciascuno di noi e umana, quindi diversa da qualsiasi eroina vista finora. Vedere insieme un equilibrio di forza e debolezza è un’ispirazione perché in effetti nessuno di noi è una cosa sola e questo va mostrato anche al cinema». 

Cosa ne pensa degli scioperi di Hollywood dei tecnici per un equo compenso?
«Per me è importante supportare chi lavora duramente e merita un giusto compenso. Spero lo ottengano».

Cos’ha detto ai bambini romani che ha incontrato dopo il festival?
«Ho detto loro che sono più intelligenti degli adulti e che non devono dimenticarlo, anzi, devono rimanere insieme ed uniti. Mi hanno chiesto dell’arrivo di una supereroina non udente e ho risposto loro che quest’inclusione è cruciale e sono contenta di aver imparato anche qualche parola del linguaggio dei segni».                                                                                 

 


Super mamma

Angelina Jolie Voight, classe ’75, è una delle pochissime super star rimaste a Hollywood. Figlia d’arte, ha superato la fase della diva ribelle archiviando tre matrimoni (con durata dai 3 ai 5 anni): con Jonny Lee Miller, Billy Bob Thornton e Brad Pitt, da cui ha avuto tre figli naturali (Shiloh e i gemelli Knox e Vivienne). A loro si uniscono i tre che l’attrice ha adottato (il cambogiano Chivan Maddox, l’etiope Zahara Marley e il vietnamita Pax Thien). Ambasciatrice delle Nazioni Unite, attivista e femminista, oggi alterna il suo impegno umanitario alla carriera. Con due Premi Oscar alle spalle può permettersi di diradare i suoi impegni lavorativi, scegliendo i progetti con molta attenzione. Tra gli ultimi spicca il cinecomics “Eternals” del Premio Oscar Chloè Zhao (Nomadland), film di chiusura della Festa del cinema di Roma 2021, anticipato da altre due “favole”, “Alice e Peter”, che segue i due capitoli di “Maleficent”. Si è cimentata di recente nel thriller “Quelli che mi vogliono morto” (su Rakuten TV), basato sul romanzo di Michael Koryta. Si è cimentata da regista in progetti di spessore come “By the sea”. Si è sottoposta a doppia mastectomia e ovariectomia per diminuire le probabilità di contrarre il cancro. Da “Lara Croft: Tomb Rider” a “Ragazze interrotte”, incarna alcuni dei personaggi iconici del grande schermo.

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