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Professione travel blogger

Dal lavoro in banca ai viaggi: Andrea Petroni ha trasformato una passione in un lavoro. Dietro? Tanto impegno e la gioia di vivere con la valigia

Lun 06 Dic 2021 | di Marco Di Buono | Attualità
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La vita a volte ti mette davanti a situazioni che sembrano insormontabili: ostacoli, dolori, perdite, cambi repentini di vento. Eppure, se si sapesse cogliere ogni avvenimento come un’occasione, si potrebbe trasformare molto di ciò che accade in opportunità. Certo, ci vogliono coraggio e tanto impegno. Lo stesso che Andrea Petroni, qualche anno fa, ha mostrato di fronte ad un grande ostacolo, decidendo di trasformare in professione la sua passione: i viaggi! 

Di cosa ti occupavi prima di diventare travel blogger?
«Sono laureato in Economia e mi occupavo di recupero crediti bancario presso un istituto finanziario. In quel periodo avevo aperto, per pura passione, il mio blog di viaggi “vologratis.org”. Viaggiavo low cost con la mia fidanzata Valentina, che adesso è mia moglie, perché all’epoca alcune compagnie aeree mettevano a disposizione dei biglietti a un centesimo, ed io avevo trovato il modo di conoscere in anticipo l'offerta, così mi collegavo a mezzanotte in punto e compravo biglietti programmando tutti i fine settimana da lì a qualche mese. Facendo un altro lavoro, ovviamente viaggiavamo solo nel weekend o durante i periodi di ferie e scrivevo sul mio blog di sera. Allora non ci pensavo a mollare tutto e diventare travel blogger!».

Perché hai deciso di aprire un blog?
«L'ho aperto perché amici e parenti volevano sempre essere informati delle offerte, volevano sapere dove avevo mangiato e cosa avevo visto. Ai tempi non c'erano i social e quindi dovevo fare il giro delle telefonate, mandare sms che costavano pure, per avvertirli. Mi sono detto “caspita, devo trovare una bacheca virtuale dove poter informare tutti con un solo click”. Mi sono messo a sbirciare e ho scoperto che alcuni personaggi utilizzavano un “blog” per comunicare. Alcuni erano anche molto famosi. Ho capito subito che si poteva “aprire” in maniera semplicissima, bastava inserire una mail e scegliere un nome. Ai tempi volavo veramente gratis quindi ho scelto come nome “Vologratis”. Dopo solo quattro mesi il blog è cresciuto, i lettori non erano solo parenti e amici e i consigli che davo per viaggiare low cost, ad esempio come trascorrere un week end con trenta euro a Londra, dieci euro a Praga e venti euro a Parigi, interessavano a molte persone. Così hanno cominciato ad interessarsi del blog anche i media. Dopo un’intervista su di un’emittente radiofonica nazionale italiana, mi è stato chiesto di tenere una rubrica fissa di viaggi». 

Come conciliavi la radio con il tuo lavoro?
«Era molto divertente: mi rinchiudevo dentro il bagno dell’ufficio e tenevo questo spazio di dieci minuti in diretta, con le persone fuori che bussavano perché dovevano entrare. Non potevo però perdere quell’occasione. Da quel momento in poi ho cominciato a collaborare con altre emittenti radiofoniche, dando informazioni per viaggiare low-cost e raccontando i luoghi delle città che visitavo».

Ad un certo punto cosa è successo?
«All’improvviso la società con cui lavoravo ha deciso di chiudere e licenziare tutti. Due giorni dopo essere tornato da un bellissimo viaggio estivo in Irlanda del nord, mi chiama il capo e mi dice: “Questa è la lettera di licenziamento, prendi tutto e vai via immediatamente”. Dopo aver passato qualche ora in giro per Roma a schiarirmi le idee, ho reagito, ho eliminato lo sconforto e ho pensato che quello era il momento esatto per cambiare vita. Il blog è conosciuto, in radio ci sono, io ci provo! Ho preso il licenziamento come un segno».

Ti ha sostenuto qualcuno in questa scelta?
«Mia moglie Valentina mi ha spinto tanto, altrimenti da solo forse non avrei avuto il coraggio di intraprendere questa strada al buio».

Com’è cambiata la tua vita da quel momento?
«Radicalmente. Ero finalmente un uomo felice a differenza degli ultimi anni passati in ufficio. Finalmente potevo viaggiare senza dover sottostare ad orari, regole e piani ferie. Sono sempre stato uno spirito libero, lavorare per altri mi è sempre un po’ pesato. A quel punto, visto che dovevo far diventare la mia passione un lavoro full time, mi sono messo a studiare web marketing, tecniche per far crescere in visibilità il mio blog, tutte le dinamiche dei social network, Facebook, Twitter, Instagram, TikTok, che sono in continua evoluzione, e poi fotografia e montaggio video. Bisogna essere sempre al pari con i tempi».

Quanto c’è di improvvisato in questo lavoro?
«Nulla, non ci si improvvisa, anche perché non sopravviveresti. Ho visto tanti blog nascere e dopo due anni chiudere. Devi dare il meglio di te e migliorarti sempre».

Facciamo un po’ di chiarezza: cos’è un blog?
«È un diario virtuale sul web. Blogger è chi scrive articoli periodicamente sul blog e poi utilizza gli altri social network per farsi conoscere o per raccontare in maniera diversa le esperienze che vive. Questa è una differenza sostanziale con chi ha solo un social network e che non può essere definito travel blogger o food blogger, al limite instagrammer o tik toker».

Nel 2015, quando hai cambiato lavoro, hai cominciato subito a guadagnare con il blog?
«Assolutamente no. Ho cominciato a guadagnare diciamo dopo due, tre anni. All’epoca si guadagnava esclusivamente con i banner presenti sul blog, quindi ho dovuto lavorarci molto, ho dovuto far crescere parecchio vologratis.org, scrivere molti articoli affinché finisse ai primi posti nelle ricerche su Google e cominciassero quindi ad acquistare gli spazi».

Non c’è mai stato un momento di crisi in cui hai detto: “Basta, mollo tutto?”
«No, mai, perché la passione porta avanti tutto, è un grande incentivo. Ci deve essere quella alla base di un blog di viaggi. Se non c’è quella, molto probabilmente dopo poco smetti. Oggi molte persone fanno questo solo per viaggiare, mangiare gratis e per diventare famosi: non è questa la filosofia del travel blogger. Devi sempre tenere vivo l’interesse di chi ti legge, trovando continuamente nuovi argomenti e devi aggiornare costantemente il modo di comunicare. Io prima ero molto più istituzionale e statico, ora sono io, molto più semplice e meno costruito».

Qual è la tua giornata tipo quando non viaggi?
«Non è assolutamente figa come tutti possono pensare. Mi sveglio alle sei di mattina, comincio subito a lavorare, cerco sempre argomenti da raccontare sul blog. Cerco di abbinare alla scrittura sul blog anche l'idea del contenuto vincente sui social, quindi reel, tik tok, il video, la foto accattivante; è un continuo cercare contenuti e cercare idee per incuriosire gli utenti. La sera, infine, sdraiato nel letto verso mezzanotte e mezza, con il cellulare rispondo ai commenti sui social».

Tua moglie sarà contenta!
«Sembrerebbe di sì perché a volte risponde ai commenti insieme a me (Sorride – n.d.r.)».

Come si fa ad acquistare credibilità sui social?
«La credibilità si acquista con il tempo. Oggi come oggi è un po’ complicato perché si parla degli influencer in maniera negativa, a volte anche per colpa di alcuni che fanno passare il messaggio di una vita troppo perfetta e troppo diversa da quella che è effettivamente. Alcuni travel blogger o travel influencer a volte fanno passare un messaggio del tipo “molla tutto, lascia tutto, diventi bello, famoso, figo, ricco e tutti ti vogliono”. Non è assolutamente così. La credibilità si acquista con il tempo, con il lavoro e con lo studio. Io non ho grossi numeri sui social rispetto a tanti altri, però ho molta più credibilità. I miei follower sono tutti reali, non ne ho mai comprati e non ho mai messo in atto trucchetti, che vanno molto di moda in questo momento, che fanno crescere commenti e like che ovviamente falsano totalmente i dati che possono essere utili per un discorso di marketing. La credibilità è anche il fatto di crearti una community di persone vere, di veri viaggiatori che quando leggono e commentano lo fanno per un reale interesse. Questa credibilità viene apprezzata dalle aziende con cui collaboro anche se molte ancora si affidano solo ai numeri».

Hai sempre viaggiato con la famiglia, prima in coppia, poi con il vostro primo figlio e ora con il secondo in arrivo. C’è un momento per cominciare a viaggiare tutti insieme?
«Dipende molto dal carattere delle persone e da ciò che dice il ginecologo o il pediatra. La gravidanza non è una malattia. A noi il ginecologo diede l’ok per andare a fare una crociera, con Valentina al sesto mese, negli Emirati Arabi e Oman. Sicuramente alcune zone non possono essere prese in considerazione, come ad esempio sotto l’Equatore dove è presente una zanzara, la Zica, che può provocare danni al feto. Nel resto del mondo, se la gravidanza procede bene, si può tranquillamente andare. Abbiamo avuto tante critiche da parte di mamme, hanno messo in discussione questo nostro modo di viaggiare senza capire che è solamente un loro limite e che per i piccoli rappresenta un modo per crescere senza confini mentali».

Da poco è uscito il tuo libro “Passeggiate romane”. Com’è nata l’idea?
«È stato da sempre il mio sogno parlare di Roma che si è concretizzato durante il lockdown: vedendola vuota, triste, spenta, con i negozi chiusi e senza turisti, ho voluto dare il mio piccolo contributo, ho voluto parlare di lei attraverso però i luoghi meno conosciuti. Roma non è fatta solo di luoghi iconici, ma ci sono tantissime cose da poter scoprire dal centro alla periferia, è un incentivo per i turisti a tornare e un modo per i romani di scoprirla perché non la conosciamo veramente fino in fondo. Il libro è nato di getto quando mi sono reso conto che, raccontando attraverso i social alcuni luoghi di Roma, molte persone mi scrivevano dicendomi che non li conoscevano. L’ho scritto in due mesi, in maniera molto leggera con i ricordi del passato dei nonni».

Visto che tu viaggi sempre per lavoro, quand’è che fai una vacanza dalla vacanza?
«In realtà mai (Ride - ndr): per me non è lavoro, è vita, è passione, fa parte di me. Mi piace l’idea di condividere storie, luoghi, la soddisfazione di sentirsi dire “grazie per avermi fatto scoprire quel luogo”. I primi blog sono nati per condividere in maniera del tutto disinteressata ciò che facevi, non era visto come un lavoro. Per me è continuato ad essere così, vedo un posto, mi piace, lo racconto».                            

 

I NUMERI DI VOLOGRATIS

Vologratis.org è il blog di Andrea Petroni che potete seguire anche sui social. Questi i numeri dei suoi follower sulle diverse piattaforme:
INSTAGRAM 56,6 MILA 
TIKTOK 62.500
FACEBOOK 125.988
TWITTER 20.840 

 


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