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Operazione SORRISO

Un progetto per far dimenticare la malattia a tutta la famiglia

Lun 06 Dic 2021 | di Emanuele Tirelli | Salute
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Molto più complesso di quanto si possa immaginare. Per questo la Fondazione Operation Smile Italia Onlus ha avviato dieci anni fa una collaborazione con il Servizio Sanitario Nazionale, mettendo a disposizione la propria professionalità e conoscenza nell’ambito del trattamento delle labiopalatoschisi (labbro leporino). È nato così il Progetto Smile House, concepito per seguire con un approccio multidisciplinare il trattamento della labiopalatoschisi, attraverso il coinvolgimento di un team di specialisti che valutino insieme i bisogni del paziente ed il percorso di cure da seguire in relazione alla patologia. Dieci anni fa è nato in Italia l’accordo con il Servizio Sanitario Nazionale. A Milano, Roma e Vicenza ci sono tre centri di diagnosi, chirurgia, formazione e ricerca. A Cagliari, Ancona e Taranto, altrettanti per le terapie. «Non sono interventi banali», dice Giulia Amodeo, chirurgo maxillo-facciale che ha partecipato ai programmi internazionali in Honduras, Messico, Perù e Filippine, e che oggi lavora al Centro Smile House dell’Ospedale San Filippo Neri di Roma. «Occorre studiare strutture anatomiche che fanno parte del labbro normale e che devono essere ripristinate rispettando determinati criteri. L’obiettivo è quello di far dimenticare la malattia a tutta la famiglia».


Perché un’équipe?«I genitori hanno bisogno di una consulenza psicologica al momento della diagnosi. Poi, dopo l’intervento, sono necessari logopedista, foniatra, igienista dentale, otorino e dentista. Il chirurgo deve affrontare un percorso di formazione molto lungo sul campo prima di iniziare a operare da solo e adattare le tecniche alle diversità di ogni paziente. È naturale che anche gli altri specialisti coinvolti debbano essere ben preparati su questo tipo di patologie».
Da che età si può essere operati?«Da 6 mesi, con un peso di 8 chili, per il labbro leporino: il bimbo deve poter sopportare un’anestesia generale. Per il palato, 9 mesi o comunque prima che abbia iniziato con la lallazione. Purtroppo si va anche oltre, ma rappresenta un problema. Pensiamo per esempio alla schisi sottomucosa del palato, dove a occhio la mucosa è chiusa e chi non è esperto non si accorge di questa patologia. Quando il bambino arriva a 5 e 6 anni, ci si rende conto che non parla in maniera corretta e allora magari si arriva alla diagnosi. Ma a quell’età il bambino ha già attuato dei meccanismi compensatori. Si procede con l’intervento ed è necessario un lungo percorso logopedico affinché possa quasi imparare a parlare da zero».
Il progetto continua a crescere.«Vogliamo dare la possibilità alle famiglie di avere le cure vicino casa. Tre sono i centri per gli interventi e per tante persone questo spostamento risulta molto impegnativo, anche dal punto di vista economico. Il nostro obiettivo è quello di creare dei punti di riferimento capaci di coprire diversi territori».
Quanto dura l’intervento?«Mediamente un’ora o meno di due per il labbro, mentre un’ora e mezza o due per il palato. Dopo una settimana vengono tolti i punti al labbro. Quelli al palato cadono da soli e i pazienti vengono controllati di frequente nel primo periodo e poi con intervalli più ampi».
Rientrano nel Servizio Sanitario Nazionale, quindi sono gratuiti.«Esatto. Siamo riusciti a trovare una soluzione anche alla trasformazione del San Filippo Neri in Covid Hospital. Abbiamo siglato un accordo con la Clinica Parioli a Roma che per un fine settimana al mese ci ha donato le sue sale operatorie per questi interventi, sempre gratuiti per le famiglie e con la possibilità di far dormire anche un genitore con il paziente».                                    


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