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Il futuro del cinema donna

Finisce un 2021 durissimo per il cinema e finisce con registe eccellenti e unaltra corsa allOscar del nostro miglior regista

Lun 06 Dic 2021 | di Boris Sollazzo | TV/Cinema
Foto di 5

Beginning
Regia: Dea Kulumbegashvili 
Genere: Dramma
Voto: 4,5/5
Georgia. Uno dei tanti luoghi in cui l’arte e il cinema negli ultimi anni, grazie a una giovane generazione di registi e soprattutto registe, hanno avuto una crescita esponenziale. “Beginning”, che agli Oscar europei è stato definito una delle sorprese dell’anno, è la dimostrazione di come si possa parlare di temi importanti e controversi – religione e settarismi, terrorismo e maschilismo – con una lucidità impietosa. Persino a livello visivo, usando pochissimi movimenti di macchina e una fissità dello sguardo e dell’inquadratura che non ferma la dinamicità intellettuale, emotiva e analitica con cui viene raccontato un sistema di potere, di decisioni, di emarginazione sistematica dei diversi e dei più deboli. E Yana, vittima di un attentato nel suo luogo di culto, donna subordinata a un marito che decide per lei, isolata da una comunità per motivi religiosi, lo è. Dea Kulumbegashvili racconta tutto questo con profondità e sensibilità, ma senza retorica e sentimentalismi, un equilibrio e una misura che l’hanno portata a vincere tantissimi festival (da San Sebastian in cui ha fatto quasi l’en plein fino a Linea d’Ombra a Salerno), mantenendo un linguaggio cinematografico rigoroso. E dicendoci più di molti dibattiti politici e sociali qual è la condizione femminile oggi e quali sono le insopportabili e trascurate violenze a cui sono sottoposte le donne. 

Querido Fidel
Regia: Viviana Calò
Genere: Commedia
Voto: 4/5
A volte un soggetto ben congegnato, un’intuizione fanno un film più di mille parole nella sceneggiatura. Anche se quest’ultima è scritta con grazia, cura e grande documentazione. Viviana Calò, al suo esordio, ci racconta la storia di un figlio di un eroe cubano e della rivoluzione castrista. Napoletano. Uno che, siamo nel 1991, si scrive ogni mese con Fidel Castro, ricevendo risposte e mai banali, e che vive nel culto del comandante e degli ideali rivoluzionari imponendoli in famiglia. Nella città più cubana e romantica d’Italia: Napoli. Una commedia senza caratterizzazioni grottesche, un ritratto divertente, ma mai irrispettoso anche grazie al sempre incredibilmente bravo Gianfelice Imparato, maestro di recitazione capace di riempire di senso un politico cinico e consapevolmente baro nella serie “1993” come un protagonista tenero e determinato come Emidio, il protagonista di questo film. Un talento purissimo che consegna a quest’uomo la dignità di rappresentare una transizione dolorosa e storica, quella dal comunismo alla post ideologia, regalando con Querido Fidel un film ben più maturo e intelligente di “Goodbye Lenin”, cult furbo e superficiale.

La scelta di Anne – L’événement
Regia: Audrey Diwan 
Genere: Dramma
Voto: 3,5/5
Un’altra regista, 41 anni, alle prese con un tema doloroso e fondante. L’aborto, quando era proibito, l’interruzione di gravidanza nella Francia degli anni Sessanta, liberi e felici, ma anche capaci di tenere in sé, nel ventre profondo della società, una concezione della donna come essere vivente incapace di intendere e di volere, senza il diritto di poter decidere del proprio corpo. Chi scrive a lungo si è chiesto se e quanto sia giusto recensire questo film, per certi versi ferocemente femminile. Quando in 4:3 Audrey Diwan ci impedisce di voltare lo sguardo nelle sequenze “mediche” più impietose, quando ci costringe senza sensazionalismi, ma con un grado di verità quasi insopportabile a vivere sulla nostra pelle l’ignobile condizione morale e fisica che si faceva vivere a chi voleva decidere della propria vita e del proprio futuro, da uomini forse non si riesce a capire in pieno. Ma Diwan e la protagonista, bravissima, Anamaria Vartolomei, riescono in questo miracolo: rendere universale ciò che tale non è, far comprendere come non c’è egoismo, ma solo consapevolezza nell’ostinarsi a seguire il futuro che si desidera e non quello che ti impongono destino, società e convenzioni. Ne esce un film cinematograficamente buono (e niente di più), ma politicamente necessario.

Annette
Regia: Leos Carax 
Genere: Musical
Voto: 3/5
Un musical era un approdo naturale per chi in 37 anni ha fatto sei film ambiziosi, non di rado assurdi, di sicuro, nel bene e nel male, indimenticabili. Leos Carax la società dello spettacolo l’ha sempre guardata, sezionata, analizzata, evocata e provocata. Qui lo fa frontalmente: Annette è la figlia di Ann ed Henry, del giorno e della notte, di una soave soprano e di un oscuro e divertentissimo stand up comedian. Due fatti per respingersi che si amano follemente (e l’avverbio va inteso letteralmente), che fanno una figlia sotto i riflettori, come tutto il resto. Annette è il loro narcisismo patologico fatto carne e simbolo, Annette è l’unione di vittima e carnefice che si somigliano troppo, lei che il suo dolore e la sua ingiusta resa vuole farli diventare performance, lui che non fa sconti e nell’oscurità nuota, guada, affonda, riemerge, la doma. Il tutto con veri e propri numeri musicali che lo fanno diventare il La La Land dark.
Bravo Leos Carax che con uno stile eccessivo e rutilante trova sempre il modo di sconvolgerti e coinvolgerti, bravi gli attori: Marion Cotillard e Adam Driver fanno spavento per come entrano nei personaggi con decisione e audacia, senza paura. Ne esce fuori un’opera potente e imperfetta, ma illuminante. Soprattutto di questi tempi.

House of Gucci
Regia: Ridley Scott 
Genere: biopic
Voto: 3/5
Nella produzione immensa e a volte schizofrenica di Ridley Scott, che passa da un dramma medievale (“The Last Duel”) a un melò thriller anni ’80, “House of Gucci”, di sicuro c’è una fascinazione per il potere e le sue oscurità, per i grandi magnati e le loro famiglie di inetti e avvoltoi, per burattini e burattinai. Così, dopo aver raccontato i Getty e le loro meschinità in “Tutti i soldi del mondo”,  dipinge la moda, la ricchezza, una dinastia maledetta attraverso la lente d’ingrandimento di una lady vendetta, Patrizia Reggiani, che qui assume una profondità ben diversa da quella raccontata da giornali scandalistici e cronaca nera. La donna che mai ha ammesso alcun coinvolgimento nell’assassinio dell’ex marito Maurizio e condannata per aver assoldato il sicario che uccise il consorte, qui viene interpretata da una camaleontica e bravissima Lady Gaga. Vera colonna di un’opera bizzarra, estremamente calata nel suo tempo, i ruggenti anni ’80, ma anche a volte semplicistica nel tratteggiare le caratterizzazioni dei suoi protagonisti che sembrano presi da un bignami dedicato ai personaggi shakespeariani. Ne esce fuori un film affascinante, con una grande colonna sonora, ma con molte ingenuità. 


 

I MAGNIFICI 7(in sala)

House of Gucci: uno dei grandi gialli del nostro tempo, con Patrizia Reggiani impersonata da quella diva planetaria – e ottima attrice – che è Lady Gaga. Un film che sembra la sontuosa puntata finale di una serie.

Cry Macho: solo Clint Eastwood può raccontare una storia così, raccontare con questa sfrontatezza la celebrazione di uno stereotipo rendendolo, nei tempi più “sbagliati”, poetico e irresistibile. Chapeau.

Beginning: Dea Kulumbegashvili, segnatevi questo nome anche se è difficile da scrivere. Questo è un film tra i più belli, ambiziosi e difficili degli ultimi anni. E lei mostra una maturità nel linguaggio notevolissima.

Querido Fidel: una commedia politica irresistibile, con un Gianfelice Imparato monumentale e un’esordiente, Viviana Calò, che tornando al 1991 ci racconta col sorriso quando il mondo è cambiato.
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Diabolik: l’attesa è ormai sfibrante, l’eroe più amato e temuto d’Italia in mano alla coppia di registi che ha rivoluzionato il cinema di genere nel nostro paese. Dopo Freaks out sapremo se nel 2022 potremo sognare.

La scelta di Anne – L’événement: film lucido, impietoso, quasi clinico, ma mai cinico. Si parla di aborto, si parla di libertà, si parla di condizione femminile. L’aborto com’è, ma che al cinema non abbiamo visto. Mai.

Annette: verrebbe da far la battuta che Leos Carax ha scoperto Chiara Ferragni e Fedez. Ma in realtà il racconto di questo amore è più profondo e ambizioso. Oppure no, non sottovalutiamo troppo i Ferragnez.

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