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Dona la vita

Ogni donna, con il cordone ombelicale, potrebbe salvare delle vite. Ma la mancanza di personale e strutture adeguate rende impossibile la raccolta

Ven 15 Gen 2010 | di Alma Pentesilea | Salute
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Quando si parla di donazione del cordone ombelicale a dominare è la confusione. C'è chi dice che si può, chi non ne sa nulla, c'è chi è disposto a pagare pur di conservarlo per sé e c'è chi non lo vuole donare.

Ma cominciamo dal principio: perché è importante il cordone ombelicale?
In tutto il mondo la leucemia è in continuo aumento. L’Italia, nell’ambito dei Paesi occidentali, è al primo posto nell’incidenza della malattia con 10-12 nuovi casi all’anno ogni 100 mila abitanti. Nel complesso, circa 500 di questi riguardano bambini al di sotto dei 14 anni.
Per alcuni casi la guarigione dipende dalla tempestività con la quale viene effettuato il trapianto di midollo osseo. Di solito, per un paziente in attesa di trapianto la probabilità di reperire un donatore compatibile in ambito familiare è pari al 25% circa. Del restante 75%, solo il 35% riesce a reperire un donatore compatibile nei Registri Internazionali di midollo osseo (circa 9 milioni di unità).
Ma, tutti coloro che non dispongono di donatore di midollo osseo compatibile e, soprattutto, non possono permettersi di attendere i tempi della ricerca (circa 6 mesi), possono trovare un’alternativa altrettanto sicura nel sangue da cordone ombelicale che è efficace anche per curare le talassemie e alcune gravi carenze del sistema immunitario.

Perché i medici non informano le pazienti?
Parlando con donne e uomini diventati genitori o in procinto di mettere al mondo un figlio, ho scoperto che pochi di loro sono a conoscenza della possibilità di donare il cordone. Ma, vista l'importanza di questa donazione, perché i medici non informano le mamme?
Abbiamo sentito la Ginecologa Immacolata Marcucci, del Dipartimento Area Tutela della Maternità e dell'Infanzia presso l'Ospedale Santa Maria Goretti di Latina: «Io, personalmente, ho sempre spiegato alle gestanti che esiste questa possibilità. Ma il problema è a monte: non c'è personale e nel Lazio c'è una sola banca per la raccolta del sangue proveniente dal cordone ombelicale, l'ospedale Sant'Eugenio di Roma. La difficoltà non è tanto nel prelevare, quanto poi nel conservarlo in un kit ad hoc e nel trasportarlo in banca. A Latina si era cominciato a procedere in questo senso, ma siamo sotto organico e abbiamo dovuto interrompere la procedura. Pensa che le ostetriche nel nostro ospedale fanno straordinari non pagati - come molti di coloro che lavorano nelle strutture ospedaliere - e si occupano di una ventina di parti al giorno: come potrebbero anche occuparsi della raccolta del sangue ombelicale? Lo Stato dovrebbe fare qualcosa per incentivarle, visto che il cordone ombelicale sarebbe la soluzione a molti linfomi e leucemie di età pediatrica».
è un problema anche di strutture?
«Certamente. Ora come ora se tutte le mamme donassero il cordone ombelicale non ci sarebbe un numero sufficiente di strutture in cui conservarli».
è un’utopia, dunque, pensare che tutti gli ospedali possano raccoglierli. «Solo il 25% del materiale disponibile alla donazione poi viene tipizzato (classificato secondo le caratteristiche indispensabili per stabilire la compatibilità - ndr) e congelato - spiega Giuseppe Leone, direttore dell’istituto di Ematologia del policlinico Gemelli di Roma -. Ci vorrebbe personale preparato a svolgere al meglio il prelievo e laboratori attrezzati ad una procedura complessa come la tipizzazione, che in molte Regioni, come il Lazio, non viene rimborsata e pesa sul bilancio dell’ospedale».    

 



COSA DICE LA LEGGE
Nel 2009 il Ministro Sacconi ha regolamentato la legislazione stabilendo quanto segue:
• è possibile donare gratuitamente il sangue del cordone ombelicale a persona diversa dal proprio consanguineo;
• è possibile conservarlo per un proprio neonato o per un consanguineo affetto da patologia in atto al momento della raccolta del cordone, per il quale può essere utile un eventuale trapianto di cellule cordonali;
• lo si può conservare nel caso si appartenga a famiglie ad alto rischio di avere figli affetti da malattie geneticamente determinate per le quali risulti appropriato il trapianto.
Con la nuova ordinanza del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, in vigore dal 1° marzo scorso, rimane in vigore la possibilità di esportare presso una struttura estera a proprie spese il sangue di cordone ombelicale prelevato al momento della nascita del proprio figlio e conservarlo ad uso personale. Anche se questa attività di conservazione presenta incertezze scientifiche e ingenti costi: «Conservare per sé il cordone ombelicale spendendo cifre che variano dai 500 ai 3.000 euro - ha spiegato il Sottosegretario al Lavoro, Salute e Politiche Sociali Eugenia Roccella - è un furto. Massime autorità scientifiche hanno accertato che in caso di malattia, comunque, il bambino non potrà utilizzare le staminali del proprio cordone ombelicale ma dovrà comunque ricorrere alla donazione. Se in futuro ci saranno evidenze scientifiche che proveranno il contrario saremo i primi a cambiare la legge».
 



DOVE VIENE RACCOLTO
Attualmente le banche autorizzate in Italia ad effettuare la raccolta sono 19, collegate a 260 centri di raccolta. L’elenco completo è consultabile sul sito  www.adisco.it
 



COME FARE A DONARE
Le donne interessate alla donazione del sangue del cordone ombelicale possono rivolgersi al reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale in cui partoriranno. La donazione è volontaria, anonima e gratuita. La madre deve acconsentire a sottoporsi ad un check up, alle indagini di laboratorio e ai test previsti dalle disposizioni vigenti ai fini di accertarne l’idoneità. Anche il padre deve essere sottoposto a controlli al fine di escludere la presenza di eventuali malattie genetiche. Una volta espresso il proprio consenso alla donazione presso la struttura abilitata alla raccolta, saranno gli operatori stessi ad introdurre la futura mamma nel percorso, completamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale, e che prevede: colloquio con un medico o con il personale ostetrico opportunamente formato dalla Banca del Sangue Cordonale per la compilazione del questionario sulle condizioni di salute generali, prelievo del sangue per l’esecuzione degli esami (test virologici) previsti per la donazione del sangue al momento del parto, controllo della salute della madre tra i 6 e i 12 mesi dal parto della madre e del piccolo donatore con ripetizione degli esami di legge obbligatori sulla mamma per confermare definitivamente l’idoneità del campione di sangue prelevato per fini allogenici.


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